Legge di stabilità: se le risorse sono poche, le misure previste siano giuste e utili

il 31 ottobre 2013 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Legge di stabilità: se le risorse sono poche, le misure previste siano giuste e utili.

Non ci siamo ancora; servono modifiche importanti.
Un problema molto serio la riduzione della rivalutazione delle pensioni

Ci sono cose che non sono nelle disponibilità di questa fase politica, ma la nostra presenza in questo governo deve avere un senso, e portare il segno della fiducia e della speranza. Il messaggio non è “fine dell’emergenza”, sarebbe sbagliato, oltre che impossibile. Un segno va dato, una direzione di marcia, che solo un governo diverso potrà imboccare con la decisione e l’efficacia necessaria, ma che deve essere già chiaramente leggibile in questa legge di Stabilità, pur nel “compromesso”.
Lavoriamo con tre ordini di vincoli: quelli politici che derivano dal compromesso da cui è nato il governo, quelli finanziari e quelli burocratici, degli apparati e delle procedure, che assediano i passaggi che dovrebbero trasformare in fatti le cose che la politica decide, al centro e in periferia.
I primi sono quelli che angosciano un elettorato attento e consapevole, che vede solo nella fine di questa esperienza di governo la possibilità di fare bene; i secondi finiscono per concentrare su di loro la gran parte della nostra attenzione; i terzi sono quelli che minano nel profondo la fiducia delle persone che si trovano di fronte il volto di uno stato spesso “nemico”.
Il segno che la legge di stabilità deve avere è che le misure previste sono, pur insufficienti, “giuste” e “utili”. Non ci siamo ancora.
C’è bisogno di indicare un obiettivo principale da perseguire prioritariamente e da comunicare con chiarezza alle persone: ridare reddito, reddito spendibile per sostenere i consumi e la domanda interna, essenziale per fare ripartire la crescita e ridistribuire quindi lavoro e altro reddito; questo serve anche a rimontare la sfiducia, la perdita di ruolo delle “classi medie”, serve a riconoscere alle persone e alle fasce sociali che si sono guadagnate davvero qualcosa e che le rappresentiamo.
Ha a che fare con questo anche la questione della rivalutazione delle pensioni.
Con la soluzione contenuta nel decreto si modifica il meccanismo di adeguamento al costo della vita in modo molto penalizzante, quasi che si considerasse la platea dei pensionati come un insieme di persone che hanno più di quel che si meritano e che la distanza tra il valore delle pensioni in essere e quelle future si debba colmare abbassando quelle in essere.

Vorrei che valutassimo con attenzione un paio di cose:
• un reddito aggiuntivo per i pensionati si trasforma subito in crescita dei consumi;
• coloro che percepiscono pensioni tra 1500 e 3000 euro lordi (cioè tra poco più di 1200 e poco più di 2100 euro netti), sono persone che hanno lavorato e versato contributi veri tutta la vita, perché le pensioni “assistite”, se le vogliamo chiamare così, sono generalmente di importi inferiori; si tratta di quasi cinque milioni di pensionati, in gran parte ex lavoratori dipendenti, che hanno pagato le tasse per tutta la vita, da lavoratori e da pensionati. Per altro, per i pensionati non c’è alcun intervento di riduzione della pressione fiscale nella Legge di Stabilità proposta dal Governo. La penalizzazione del pensionati per via della modifica del meccanismo di adeguamento al costo della vita contenuta nella stessa Legge di Stabilità è mediamente di 615 euro nel prossimo triennio, quella che hanno già subito nel biennio 2013-2014, è di importi da 1000 euro in su, per un totale di risparmi per lo Stato di oltre otto miliardi e mezzo in due anni.

Il meccanismo va rivisto, riportato a scaglioni “orizzontali”, va riportato a quel che ci aveva detto il Ministro in commissione, dieci giorni fa, che è ciò che la Finanziaria del 2012 aveva previsto. Se si fa questa cosa, poi si può anche lavorare un po’ sulle percentuali.
Decidiamo di chiedere ai pensionati benestanti, di contribuire all’emergenza e alla giustizia redistributiva, anche tra generazioni: qui non dobbiamo essere timidi, non sopra i 150 mila ma anche sopra i 90 mila. Se ne ricavano dodici milioni, con l’ipotesi del Governo, altri 30 milioni se si parte da 90 mila. Importanti se finalizzati a qualcosa di concreto e simbolico insieme: si è detto “partite iva”, ad esempio, la cifra sarebbe sufficiente e l’operazione avrebbe un valore più alto della cifra stessa. Al Senato stanno ipotizzando altro, discutiamone.
Altra questione che vale di più di quanto costa: la flessibilità dei requisiti per il pensionamento, bisogna correggere la stortura più incomprensibile della manovra sulle pensioni del 2011. Ma per fare quel che serve nell’ambito previdenziale, compreso rendere decenti le prospettive pensionistiche per i nuovi lavoratori, va risolto nella nostra discussione un punto: la presa di coscienza collettiva del fatto che il risparmio derivante da manovra Fornero sarà molto superiore a quello che è stato stimato, che alla previdenza devono essere “tornare” risorse, in un sistema sostenibile che assicuri non solo agli attuali pensionati, ma anche ai giovani che iniziano ora a lavorare, pensioni dignitose.


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