Legge elettorale, iniziano le votazioni. Il mio pensiero

il 5 marzo 2014 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Oggi iniziamo a votare la legge elettorale. Lo scorso 10 febbraio avevo proposto qualche opinione in proposito (http://annagiacobbe.it/legge-elettorale-le-mie-riflessioni/) . Da quelle riparto, e ripeto: di un cambiamento profondo nelle istituzioni c’è un grande bisogno, perchè troppo profondo è il solco tra le istituzioni e i cittadini, che non avranno fiducia in nessuna delle nostre azioni se non vedranno che ci mettiamo in discussione.
La soluzione che si sta profilando è, e non potrebbe che essere così, un compromesso con degli avversari, quelli all’opposizione come Berlusconi e quelli transitoriamente alleati di governo.
Quanto questa riforma elettorale sia davvero parte di una grande e più generale riforma istituzionale è un tema tutt’altro che banale. Si è trovata, tra le possibili soluzioni per rendere chiaro questo passaggio (soprattutto rendere chiaro che si intende davvero abolire il Senato), quella di fare regole nuove solo per la Camera: il Senato non ci sarà più, o meglio non sarà più eletto direttamente, ma formato dagli eletti nelle regioni e nei comuni. E se dovessimo votare “di corsa”? Due sistemi per i due rami del Parlamento? Intanto diciamoci che sin’ora è successo esattamente questo; poi, che votare con un sistema (quello nuovo) a doppio turno, con soglia per il premio di maggioranza piuttosto basso (37%), per due Camere che hanno basi elettorali diverse espone a contraddizioni e pasticci piuttosto evidenti. Il Presidente Renzi ha detto in esplicito, può piacere o no, che intende avere il tempo per fare riforme costituzionali e riforme economiche in questa legislatura, e pensa di poterlo fare, lui (e io, nel mio piccolo, penso che sia giusto provarci)
L’accordo trovato nelle settimane scorse e “perfezionato” ieri, è quello che consente di partire, alla Camera, con la riforma della legge elettorale; per fare questo accettiamo che rimangano aperti problemi rilevanti (le soglie troppo alte per avere rappresentanza in Parlamento, per forze che avrebbero milioni di voti; la possibilità dei cittadini di scegliere i propri rappresentanti, e qualche altro punto); ci saranno i passaggi al Senato, la discussione non è rimasta ferma in questi giorni, può fare ancora dei passi in avanti. Per questo il Gruppo PD ha deciso che si ritirassero tutti gli emendamenti presentati dai nostri deputati perché l’accordo tenga e si possa partire davvero.
Tutti gli emendamenti tranne uno, quello per garantire la parità nella rappresentanza di genere:
metà uomini e metà donne: non è un dettaglio, né una delle tante questioni che si “scambiano” nella trattativa; ed è una battaglia comune a donne di tanti gruppi parlamentari. “Quel muro non è una porta”: è un punto, in definitiva l’unico, su cui sarei disposta a votare in dissenso rispetto al gruppo, se fosse necessario. Ma penso che non sarà necessario.


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