Legge elettorale: le mie riflessioni

il 10 febbraio 2014 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Non sono competente in materia elettorale e costituzionale. Ma dovrò dire la mia, esprimere il mio voto. Mi fa piacere, allora, condividere qualche riflessione, prima che si arrivi, con la rapidità che i tempi e i climi richiedono, al momento della decisione.
Premesse, non scontate: di cambiamento profondo nelle istituzioni c’è un grande bisogno; troppo profondo il solco tra le istituzioni e i cittadini per far vivere come “ordinaria amministrazione”, con gli ordinari riti e rinvii, la discussione in corso. I cittadini non avranno fiducia in nessuna delle nostre azioni se non vedranno che ci mettiamo in discussione. Lo facciamo davvero se non abbiamo paura di tornare a votare, nè di dire che in questo, però, c’è un rischio. Io non ho né l’una né l’altra paura: non ho paura di finire il mio mandato, non ho neppure paura di dire che varrebbe la pena avere ancora un po’ di tempo per fare cose necessarie e fare una legge elettorale che non renda “inutile” il ritorno alle urne dopo la sentenza della Consulta, con le preferenze, ma con la certezza, quasi matematica, di fare larghe intese o di votare di nuovo un’altra volta.
Alla vigilia dell’inizio della discussione in aula sulla legge elettorale è ancora aperta nel Pd una discussione, non sulla necessità e sull’urgenza di approvarla, ma su qualche questione non marginale per farne una buona legge davvero, sempre consapevoli del fatto che sarà un compromesso con degli avversari e che l’accordo con Berlusconi non è un oggetto che si possa tirare di qua o di là a piacimento.
Tra la proposte avanzate, da Cuperlo e da altri dirigenti del partito, una, la più discussa e controversa, è che la riforma della legge elettorale entri in vigore quando sarà stato riformato il Senato. Ci sono state molte voci contrarie.
Capisco benissimo l’obiezione di chi pensa, e non da ora, che l’unica via d’uscita sia andare a votare subito, facendo in fretta una nuova legge elettorale. Sarà una nuova legge che a queste stesse persone piacerà poco, credo, per le stesse ragioni per cui pure io ho dubbi e parecchi. La loro è una opinione comprensibile.
Capisco meno le obiezioni di chi ha dato valore, e molto, al fatto che siamo ad un passaggio epocale perché si riformeranno, oltre alle regole elettorali, il bicameralismo e il rapporto tra lo stato e le regioni, questioni queste che pesano in modo decisivo sulla possibilità delle istituzioni di funzionare in maniera efficace. Questa è una valutazione che condivido moltissimo.
Se, dunque, la grandezza dell’operazione sta in questo e se l’accordo con Belusconi prevedeva proprio questo (qualcuno lo chiama “trittico”) perché non considerare utile che nella legge lettorale, il primo passo di un disegno più grande, sia scritto che “tutto si tiene”? Se qualcuno avesse per caso fatto l’accordo con noi con le dita accavallate dietro la schiena, dovrebbe almeno renderne conto.
C’è poi la questione “mai più un Parlamento di nominati”. La soluzione non sono le preferenze, d’accordo, ma agli italiani e alle italiane importa molto poter scegliere le persone. L’idea di strutturare le primarie come uno strumento ordinario della democrazia italiana a me piace.
Metà uomini e metà donne: non è un dettaglio, una delle tante questioni che si “scambiano” nella trattativa. Ci si renda conto che “quel muro non è una porta”: faremo la nostra battaglia, insieme a donne di altri gruppi.
Infine, se non capisco perché un partito che prende x voti non entri in Parlamento e un altro che ne prende meno ci entri perché li prende solo, o quasi, in una parte soltanto del Paese, sono così strana?. Questo tema ha a che fare con un altro: la frammentazione dei partiti è un danno, ma se molti italiani non si sentiranno rappresentati in Parlamento perché i partiti che hanno votato non superano soglie molto alte, siamo sicuri che la governabilità abbia un vantaggio?
Nelle prossime ore saremo chiamati a scegliere. Lo farò con il solito spirito. Di vecchia scuola sono.
Poi sarà meglio fare qualche atto in più per dare risposte ai drammi sociali e alla distruzione di ricchezza che la crisi ha portato; fare qualcosa di più per dare attuazione a quello che abbiamo già deciso nei mesi scorsi a questo proposito. Ma questo è un altro discorso.


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