Legge per il contrasto alla povertà: disponibile il primo resoconto

il 14 marzo 2018 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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E’ disponibile il primo resoconto sull’attuazione della legge per il contrasto alla povertà: dimostra che il reddito di inclusione è in grado di funzionare, di arrivare alle persone e, da ora in poi, di mettere in moto una attività seria degli enti locali per sostenere le persone e i nuclei familiari in processi di reinserimento sociale, di recupero di una vita dignitosa.

Conferma anche che, NONOSTANTE QUESTO, quello strumento, l’dea che le persone se ne erano fatte, non è stato considerato una risposta convincete al bisogno di protezione e di contrasto alle condizioni di indigenza di tanti. E questo è uno dei terreni su cui il confronto elettorale ci ha visti perdenti.
Possiamo oggi valorizzare quel risultato (che io considero “mio” più di altri, a cui tengo proprio tanto): ma anche questo rischia di essere catalogato tra le iniziative “di propaganda” e di non cambiare né la percezione, né il giudizio su quella misura, sia nelle fasce di popolazione che sono più interessate, sia nell’opinione pubblica.
Di questo non discutiamo (come purtroppo di tante altre cose, che il risultato elettorale ci ha sbattuto in faccia), rischiando così di buttare NOI il bambino con l’acqua sporca.
Io penso questo:
1) la nostra legge per il contrasto alla povertà è davvero una buona legge: ma nella testa delle persone non è stata associata all’idea che il Pd è anche il partito che vuole rappresentare le persone cui è destinata quella legge: e quindi non è stata considerata come caratterizzate il nostro profilo politico: è stato uno dei tanti provvedimenti, delle 100 cose fatte;
2) è partita tardi? In realtà già il “sostegno all’inclusione attiva”, era in vigore da tempo: ma le cose più positive (l’essere per tutti quelli che sono sotto un certo reddito e non solo per le famiglie con bambini, l’azione dei servizi di comuni e regioni) arrivano solo ora, o tra qualche mese. L’importo è ancora basso per essere considerato davvero utile; è molto rispetto a quello che c’era prima, ma poco per quello che servirebbe. Non dico che avremmo potuto fare diversamente su questo punto; ma una analisi realistica non può non tenerne conto
3) una delle cose giuste del reddito di inclusione, la presa in carico da parte di servizi, è vissuta come filtro burocratico, più che come sostengo ulteriore e utile, in aggiunta al contributo economico: non è la misura in sé ad essere “pesante” da questo punto di vista: forse pesa l’idea che il cittadino ha, in generale, del rapporto con gli uffici pubblici; e c’è il fatto che i servizi sociali sono stati in questi anni, in generale, privati di risorse e di ruolo, di capacità di progettare e di muoversi in modo efficace, e ora fanno fatica a ripartire.
4) con la legge contro la povertà, dopo tanti anni, la sinistra ha riconosciuto e preso sul serio il fatto che la povertà esiste e ha bisogno di essere contrastata con un sistema universale, permanente, efficace di sostegno economico e sociale alle persone e alle comunità in cui vivono: nel frattempo però le cose sono andate avanti, si è creata una fascia sempre più estesa di persone, soprattutto giovani, non necessariamente parte di famiglie numerose, che vedono se stessi non come “poveri”, ma come persone che non hanno un reddito sufficiente perché lavorano poco e non lavorano, e soprattutto non vedono come e quando potranno lavorare o avere un reddito dignitoso.

Queste osservazioni (lunghe e nello stesso tempo insufficienti), altre più calzanti che certamente possono essere fatte, sono utili alla discussione per riorientare le nostre politiche e scegliere che partito vogliamo essere? Ma questa discussione, la stiamo facendo?
In questi giorni sento solo ripetere il ritornello che “l’elettorato ha messo il Pd all’opposizione”. E quindi? Abbiamo perso tanti consensi perché gli elettori non hanno capito? O perché il Pd deve cambiare “qualcosa”? Torno a fare un altro mestiere, ma su queste cose vorrei continuare a dire la mia (modesta) opinione

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