Legge povertà: ora c’è il decreto attuativo. Si parte.

il 29 agosto 2017 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Il Governo ha accolto tutte le “condizioni” poste dalle commissioni parlamentari.

La nuova legge contro la povertà, con i provvedimenti che permettono di attuarla concretamente, approvati definitivamente oggi, dopo il passaggio in Parlamento, crea un sistema permanente di sostegno alle persone povere, che arriverà via via, senza bisogno di altre leggi, ad un numero crescente di famiglie, man mano che altre risorse saranno messe a disposizione: dovremo farlo già con la prossima legge di Bilancio. Ma si comincia.

Si comincia da circa un milione e settecentomila persone (un terzo di coloro che si trovano in condizioni di povertà, secondo i dati che ci fornisce l’ISTAT), un milione di bambini e bambine; quasi due miliardi di euro; un sistema che garantirà un contributo economico e dei servizi per aiutare le persone in condizione di povertà. Trecento euro al mese per due persone, quattrocentosessanta per quattro, ad esempio. E un sostegno concreto da parte dei servizi dei Comuni: un aiuto perché i figli possano andare a scuola, ad esempio, anzi che i figli frequentino la scuola dell’obbligo è una condizione per ricevere il contributo economico. Per ciascuna famiglia sarà costruito un “progetto personalizzato di attivazione e inclusione sociale e lavorativa”

I Comuni avranno risorse per darsi gli strumenti necessari, le persone e i servizi per sostenere le famiglie che prenderanno in carico: 262 milioni nel 2018 e 277 dal 2019. Per fare un confronto, oggi il totale del Fondo per le politiche sociali, ripartito tra le Regioni e poi distribuito ai Comuni, è di 300 milioni (dopo anni in cui era stato tagliato, siano ad annullarlo quasi del tutto).

Tutto questo non basta per sradicare la povertà assoluta dal nostro Paese, ma  si comincia a fare sul serio.

Le domande si potranno presentare dal 1 dicembre, presso il proprio Comune, nelle sedi che saranno indicate; e da gennaio chi sarà nelle conduzioni previste riceverà il contributo economico e i servizi che gli enti locali metteranno a disposizione.

Circa 500.000 nuclei familiari: si parte dalle famiglie dove ci sono figli piccoli o con gravi disabilità, o persone con più di 55 anni che non hanno lavoro e non ricevono più indennità di disoccupazione.

Reddito ISEE sotto i 6.000 euro, e 3.000 euro di reddito disponibile. E’ poco? Sì, lo è: ma teniamo conto che il calcolo ISEE funzione così, che se la famiglia è di tre persone, il reddito reale si divide per due; se é di quattro persone si divide per due e mezzo, per fare esempi; e per calcolare il reddito che dà diritto al contributo economico si sottrae l’affitto e altre spese: le famiglie in queste condizioni sono più di quelle che immaginiamo.

Ora è importante che queste persone sappiano di avere un diritto e come fare a ricevere il “reddito di inclusione”, così si chiama, e non per caso.

Tutto questo è frutto di un lavoro che ha impegnato per mesi il Parlamento, il Governo e le Associazioni, riunite nella “Alleanza contro la povertà”: quando si dice che il metodo è sostanza, si parla di questo.


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