Legge sulla scuola: il mio pensiero

il 12 luglio 2015 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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La legge sulla scuola che abbiamo approvato la scorsa settimana ha suscitato molti contrasti.

Certo, qualche grave errore nella conduzione del confronto è stato fatto, a partire dalla sufficienza con cui è stato trattato il confronto con le organizzazioni sindacali confederali, se il senso comune che si è diffuso nella scuola è che si tratti di un provvedimento molto negativo.

Troppa enfasi, certo: una comunicazione per parole d’ordine semplificate, che sono state guardate con un certo sospetto.

Soprattutto la sottovalutazione del grave disagio provocato dai tanti anni in cui il sistema di istruzione e i suoi attori sono stati penalizzati, si sono tagliate risorse, si sono sovrapposti e stratificati meccanismi di reclutamento incoerenti tra loro e tutti basati sul sistema delle supplenze dei precari ad organici ridotto all’osso.

Negli anni passati, anche tanta parte della funzione delle organizzazioni sindacali è stata fondata sull’aiuto a quelle persone a fare valere i propri diritti, esercitando una vera e propria  “supplenza” rispetto ad un ministero che ha funzionato male, una burocrazia centralizzata ed inefficiente

Si è diffusa così la sfiducia nella possibilità che le cose potessero andare meglio, che potessero avere uno sbocco nel sistema dell’ istruzione gli sforzi fatti da molti insegnati e gruppi di insegnati per dare ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze, una buona scuola.

Nella scuola ci sono anche resistenze al cambiamento, come in tutti gli ambienti; ci sono sensibilità politiche che pensano sia gusto contrastare ogni sforzo riformista, e che hanno visto in questa vicenda l’occasione per inserirsi nelle contraddizioni di un governo che ha fatto, come si diceva, errori, non solo di metodo.

Detto questo, tutto questo, la legge che abbiamo approvato è una buona legge; non è “la riforma”, ma un buon passo in avanti per chiudere una fase negativa e riaprire una stagione in cui sulla scuola si possa investire, riportare risorse, incentivare la ricerca e la sperimentazione per dare al Paese e alle comunità locali, a ciascuno bambino e bambina, un sistema di istruzione e formazione adeguato.

E’ una buona legge perché la scuola è stata ascoltata, anche se male, evidentemente, senza farla sentir protagonista; ed è una buona legge perché il Parlamento ha fatto il proprio lavoro; lo ha fatto il gruppo Pd, uomini e soprattutto donne, che hanno cambiato alcune parti importanti del provvedimento e hanno difeso coraggiosamente quello che di buono già c’era, che non sarebbe stato giusto disperdere.Persone che sono anche state insultate e derise, da tipi che si autodefiniscono educatori, ma che dell’educatore hanno ben poco.

E’ necessario recuperare un rapporto positivo, trasparente, con docenti, non docenti, dirigenti, e con la comunità degli allievi e delle famiglie.

Qualcuno pensa che si possa fare prendendo le distanze dal provvedimento, quale che sia il contenuto, a prescindere dal merito. La scuola, i docenti, quelli seri, e sono tanti, i ragazzi e le ragazze non si meritano questa presa di distanza dalle nostre responsabilità, anche se fatta in buona fede.

Nel cammino che abbiamo davanti, va riconosciuto ruolo ai sindacati come interlocutori importanti, dando valore ad un approccio confederale e non corporativo, che alcune organizzazioni hanno più di altre nel proprio DNA. Il ruolo dei corpi intermedi è essenziale; i sindacati hanno questa funzione ineliminabile; i corpi intermedi rappresentano, affrontano i conflitti e concorrono a ricomporli.

 

Ora è importante fare alcune cose, con rispetto di tutti, ma anche senza soggezione:

dare conto dei contenuti veri dei provvedimenti;

fare sì che la struttura burocratica del ministero faccia presto e bene quel che deve, per assumere i docenti e accelerare la messa a disposizione dei dirigenti; troppi ne mancano;

affrontare le tante cose che nella legge approvata non ci sono, a partire dalla riforma dei cicli e dall’attuazione delle deleghe (formazione iniziale e reclutamento dei docenti; inclusione scolastica degli studenti con disabilità e bisogni educativi speciali; revisione dei percorsi dell’istruzione professionale e raccordo tra istruzione e formazione professionale; nuovo sistema integrato di educazione e di istruzione “zero/sei”; diritto allo studio; promozione  della cultura umanistica;  valutazione e certificazione delle competenze degli studenti)

Qualcosa sui contenuti:

Il modello dell’ ”autonomia” viene riproposto, con lo scopo di innalzare i livelli di istruzione e le competenze degli studenti, e di contrastare le disuguaglianze sociali e ambientali.

In questi anni la scelta dell’autonomia, fatta tanti anni fa, è stata boicottata, svuotata.

Da lì dobbiamo ripartire: l’alternativa è tra scuola dell’autonomia e governo centralista e burocratico; tra possibilità per ciascuna comunità scolastica di organizzarsi, nel rapporto con la propria realtà territoriale, e gestione centralizzata di “procedure”, di schemi fissi di articolazione del calendario, di docenti come numeri, messi in fila in graduatorie “cieche”, indifferenti alle competenze specifiche di ciascuno

Per fare cose, servono risorse. Sono previsti quattro miliardi in più in due anni. Oltre a quanto occorre per le assunzioni, è previsto un incremento del Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche di 123,9 milioni nell’anno 2016 e di 126 milioni di euro annui fino al 2021; 381 milioni di euro annui per contributi, sino a 500 euro all’anno, per aggiornamento e formazione (acquisto di libri, hardware e di software, beni e servizi per consumi culturali, corsi di aggiornamento); 200 milioni di euro annui (dal 2016) per la valorizzazione del merito del personale docente

Per l’anno scolastico 2015-2016, è previsto un piano straordinario di assunzioni di docenti a tempo indeterminato, rivolto ai vincitori e agli idonei del concorso 2012 e agli iscritti nelle graduatorie ad esaurimento (Gae): circa 50 mila docenti per coprire il turnover, e circa 50 mila assunzioni aggiuntive destinate al potenziamento dell’offerta formativa. 
Complessivamente saranno dunque stabilizzati circa 102 mila docenti. 
In Liguria la assunzioni aggiuntive saranno 1.320, più 164 per il sostegno.

Il prossimo autunno sarà bandito un concorso per altri 60 mila posti, con punteggi aggiuntivi per i precari che rimangono fuori dal piano straordinario di stabilizzazione di queste settimane. Molti precari sono rimasti delusi dall’esclusione, che ha riguardato tanti di loro, dal piano di stabilizzazione. Hanno un credito vero, e andrà riconosciuto nel prossimo concorso.

L’edilizia scolastica, pur con procedure a volte discutibili, ha a disposizione una dotazione sostanziosa, sia per la manutenzione, sia per la costruzione di nuove scuole.

Tutto bene, allora? No, certo. Ma non è stata stracciata la Costituzione, come ho sentito dire, né calpestata la scuola pubblica, alla quale vanno, come si diceva, 4 miliardi in due anni.

Per la scuola paritaria, sono previsti contributi sino a 400 euro l’anno per famiglie che le utilizzano (a partire dalla scuola per l’infanzia) e maggiori controlli. Si potrà contribuire, da parte di privati, come già accade in molte realtà, al funzionamento delle istituzioni scolastiche, per laboratori e attrezzature; l’alternanza scuola – lavoro non sarà più un optional, ma parte integrante del percorso di istruzione superiore.

Il dossier del Gruppo Pd alla camera aiuta a conoscere più nel dettaglio i contenuti del provvedimento. Per discuterne con cognizione di causa; servirà a per fare altri passi in avanti e correggere quello che non va.

dossier gruppo PD La Buona Scuola

 

 


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