L’equilibrio delle casse previdenziali è una cosa seria.

il 11 settembre 2018 | in Archivio, Blog, newsletters | da Anna Giacobbe

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Il prof. Brambilla, esperto di questioni previdenziali e consulente della Lega di Salvini, ha descritto ieri, in una intervista, la sua idea di “quota cento” e di sostituzione di Ape sociale con un altro sistema. Ci si tornerà.
Una cosa viene ricordata da Brambilla in premessa, ed è essenziale tenerla presente, (un tema che Brambilla enuncia, ma da cui non trae neppure lui le conseguenze che andrebbero tratte): il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati si sta sempre di più avvicinando a 1,5 attivi per ogni pensionato; “l’obiettivo per la sicurezza massima dei conti è di 24 milioni di occupati e 16 milioni di pensionati”.
“Per il numero dei pensionati, ci siamo: e siamo al valore più basso degli ultimi 25 anni.” Per gli occupati no.
Se le cose stanno così, il problema principale non è fare andare in pensione le persone sempre più tardi, ma fare entrare più persone giovani nel lavoro, più contributi nelle casse previdenziali (e tra qualche anno, che piaccia o no, i “nostri” giovani non basteranno a reggere il calo di contribuenti del sistema previdenziale)
E’ da quel verso che va presa anche la questione dell’equilibrio del sistema pensionistico, altrimenti non saremo mai abbastanza vecchi per andare in pensione per tenere in piedi tutta la baracca.
L’equilibrio delle casse previdenziali è una cosa seria. Illudere le persone che si possa abbassare per tutti e in modo sensibile l’età della pensione è colpevole.
Ma ci sono cose che si possono fare
Un sistema flessibile, che però garantisca tutti i cittadini indipendentemente da dove lavorano o hanno lavorato (come si vedrà, questo è un punto debole della “ipotesi Brambilla”), che agevoli chi ha più problemi, che incentivi pure a state al lavoro chi un lavoro ce l’ha. E si pensi anche a chi in pensione ci andrà tra venti o trent’anni o più: non solo facendogli trovare un sistema pubblico in grado di reggere, ma qualche regola che dia valore al loro lavoro discontinuo, incentivando il loro stare dentro il sistema, e quindi alimentarlo, e così sottrarli all’idea che “tanto in pensione non ci andrò mai” e quindi perché dovrei ora versare nelle casse previdenziali? Di questo, ad esempio, non c’è nulla nel “contratto di Governo”
I sindacati, unitariamente, hanno proposte utili.
Siamo sempre lì: si ascolti chi rappresenta il lavoro e i pensionati, può uscire qualcosa di buono (quando è accaduta la prima cosa, è accaduta anche la seconda)


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