Lettera a Babbo Natale

il 20 dicembre 2013 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Non è stato un anno normale; ho cambiato vita, letteralmente, e faccio ancora fatica a rendermi conto di tutto questo, a sentirmi a mio agio in questi nuovi panni. So di essere una privilegiata; e insieme sento una responsabilità grandissima.
Nella mia “vita precedente” ho imparato ad avere il senso del limite: arrivo dove le mie forze e le cose che conosco mi consentono di arrivare; ma so anche che agisco in una organizzazione, quella è la mia forza, il luogo di una responsabilità condivisa ; quel che riesco a fare dipende da me, certo, ma dipende tanto da quale direzione di marcia riusciamo a prendere come collettivo, come partito. Vale nel mio piccolo mondo provinciale e vale nella dimensione più grande: un Parlamento che deve superare un vero abisso per riuscire a parlare con le persone in nome delle quali agisce, alle quali è destinato il bene e il male che lì si decide.
Ecco, la politica, il partito. Su una cosa non c’è dubbio: molti italiani pensano che un partito come il Pd possa tirarci fuori dai guai e riaprire una porta verso il futuro, ma vogliono che in noi “tutto cambi”; una voglia di cambiamento che va al di là, anzi vien prima, delle questioni di sostanza, delle scelte concrete su questo o quell’argomento.
Che se ne fa, allora, la politica di una signora di mezza età, attaccata alla tradizione e ai valori della sinistra, del “laburismo all’italiana”, se posso chiamarlo così?
Intanto credo che quella sia una delle culture di cui il Pd ha bisogno per costruire una storia propria, per essere se stesso, non la somma di cose vecchie, né un mondo senza radici, ma un soggetto nuovo.
Poi mi sono fatta l’opinione che sia ancora utile una qualità che matura con gli anni: la pazienza (perché se sei paziente da giovane, sei già vecchio). “Gutta cavat lapidem”, perseguire un obiettivo tenacemente, senza perdesi d’animo, cercare un’altra strada se la prima è preclusa, qualche volta ricominciare da capo, è uno dei modi per arrivare alla soluzione di un problema, per conquistare un risultato. Vale la pena se lo fai in nome di qualcosa, di un’idea, di bisogni e interessi che pretendono, e che meritano, di essere rappresentati.
Delle cose da fare nell’anno che verrà ne parleremo un’altra volta.
Per il momento, buon Natale e un buon inizio d’anno.

P.S: “La seggezza della vecchiaia dovrebbe consistere nella felicità che il mondo continui dopo di noi, in una maniera che non possiamo prevedere, e magari più bella” (Trevi)


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