Mattarella Presidente della Repubblica

il 31 gennaio 2015 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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L’assemblea dei grandi elettori del Pd di giovedì mi aveva dato, dopo tanto tempo, la sensazione di essere parte di una comunità e di sentirmi a mio agio.
Oggi quella sensazione si è confermata e ad essa si è aggiunta la soddisfazione di avere contribuito a fare una buona cosa.

Ingredienti:

1) “lo schiacciante sfoggio di abilità e forza politica da parte di Matteo Renzi”, come lo ha definito il Financial Times, è stato tutt’uno con la capacità di fare sentire quel risultato come un risultato del Pd, tutto intero Per dirla con un ex dirigente del Pci, che ora fa altro, “Renzi mostra di avere una marcia in piu’ e di saperne una piu’ del diavolo: avere eletto una persona perbene e avere compattato il suo partito”

2) E’ un successo del segretario del partito, un successo al quale nulla toglie il fatto che la quadra sia stata trovata grazie ad un lavoro di coinvolgimento dei gruppi parlamentari, costruito con atti formali lineari, e di confronto diretto con altri dirigenti e, in particolare, per come la vedo io, con un’altra “persona perbene”: Pierluigi Bersani (non con i “bersaniani”, e va bene così).
Come a ricucire lo strappo del 2013 con il filo che collega quel momento a questo.
E l’unica rivincita che Bersani si è preso è quella di essere stato serio e leale, quando allora tanti non lo furono.

3) Una persona come Mattarella consente a tutto il Pd, a tutte le componenti del centro sinistra e a quelle della maggioranza di governo di potercisi riconoscere.
Ma in più, Renzi lo ha detto esplicitamente alla nostra Assemblea di giovedì, è un uomo che saprà dire dei no anche a chi lo ha voluto Presidente della Repubblica

4) “moriremo democristiani?”; può darsi che succeda a chi si sente e vive se stesso come “ex-comunista”. Io sono tra coloro che non hanno alcun rimorso ad avere militato nel Partito Comunista Italiano e ad avere contribuito, per una piccolissima parte, alla storia che è venuta dopo, con le sue bellezze e le sue cadute. Il mio non è un presente da ex. Sono una democratica del Pd, nel bene e nel male. Questo non vuol dire non porsi il problema di cosa significhi oggi “sinistra” e di quanto ci sia ancora da fare per ricostruire un sistema di ideali e di strategie che faccia vivere la sinistra del futuro, in Italia e in Europa. Sono una democratica, sono di sinistra e provo a guardare avanti. Votare Mattarella non mi ha fatta sentire diversa da così.

5) Quando le cose funzionano (e quando si è passati da un’esperienza come quella del 2013) il voto segreto non nasconde trappole, ma addirittura sorprese positive

6) Una scelta contro Berlusconi? Non necessariamente, ma “senza Berlusconi” sì. Non è un dettaglio

7) Infine, nutro la speranza che di questa esperienza non rimanga “solo” un buon Presidente della Repubblica. Non mi faccio illusioni: fare vivere un modo diverso, da quello che abbiamo conosciuto in questi mesi, di confrontarsi nel Pd, di discutere e di decidere, è una sfida; per niente facile.


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