Mi sono occupata di Tirreno Power

il 18 luglio 2015 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Mi sono occupata di Tirreno Power, in questi due anni, tra i più difficili per quella situazione, perché era ed è mio dovere di rappresentante del territorio. Se è questo che emerge, e se si dice che sono stata anche un po’ “noiosa” con chi se ne stava occupando, ebbene sì, corrisponde al vero.

Ho fatto in modo di assolvere ad un ruolo, ma cercando di essere me stessa per quel che sono, una persona che sa quanto il lavoro sia importante per le persone e per la coesione sociale (perché ho fatto questo tutta la vita) e, insieme, una persona che abita lì, “sotto le ciminiere”, da quando sono nata, lì ho scelto di vivere con la mia famiglia.

E, a proposito di me, vorrei rivendicare un tratto del mio agire, che riguarda l’etica: correttezza non vuol dire rimanere distanti dai problemi complessi, ma affrontare le cose complicate e controverse con onestà e un po’ di generosità.

Lo sforzo di non separare mai interesse per il lavoro e per la salute, dei lavoratori stessi e delle popolazioni, è testimoniato da ciò che ho detto e scritto (perché ho anche il vizio di scrivere tutto, e come si sa “le cose scritte restano”)

Tutti abbiamo insistito sul fatto che i ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente dessero risposte; posso dire di avere fatto qualche sforzo in più rispetto alla media perché fosse coinvolto il ministero della Salute, perché si facesse ben di più di quello che era stato fatto, e quello che era stato fatto si facesse conoscere, per dare certezze sulla condizione sanitaria, non solo sulle emissioni ma, appunto, sulle conseguenze di quella e delle altre attività sulla salute. E’ stato difficile.

Quella attenzione al lavoro e a difendere la salute delle popolazioni è stato anche l’obiettivo degli amministratori locali, sempre, anche quando hanno scelto strade diverse tra di loro per farlo.

Mi sono occupata di Tirreno Power interloquendo con tutti gli attori della vicenda, perché anche questo fa parte dei doveri del ruolo; semmai mi si potrebbe imputare di dare un po’ più retta ai lavoratori e ai sindacati che alle aziende.

Quest’azienda, poi, anche con fasi diverse, ha comunque grandi responsabilità nell’essersi dimostrata più volte non affidabile ed opaca rispetto alle sue reali intenzioni (investire/non investire)

Ho detto “interloquendo con tutti”, ma non è vero: se c’è qualcuno con cui non ho mai avuto contatti né diretti, né indiretti, questo è Sorgenia.

Questo dimostra anche che ricostruire i fatti dai contenuti delle trascrizioni delle intercettazioni è un compito che andrebbe lasciato ai magistrati: anche questo è rispetto per la magistratura.

Altrimenti, se capita che le ricostruzioni siano così fallaci nelle loro conclusioni, il rischio è che diventino poco credibili tutte le ricostruzioni.

Le persone che abitano qui intorno, e quelle che lavorano o non lavorano e non lavoreranno più nelle attività della centrale, hanno il diritto che ciascuno faccia la propria parte: la magistratura, la politica, l’informazione, l’impresa.


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