Migrazioni, il tema che ha dato il via agli incontri alla Festa dell’Unità a Savona

il 9 settembre 2017 | in Articoli | da Anna Giacobbe

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Abbiamo aperto la festa de l’Unità di Savona con un inconto sul tema delle migrazioni.

Ho detto la mia opinione usando pressapoco questi argomenti:

1) Non possiamo affrontare il tema delle migrazioni come se si trattasse solo degli sbarchi di chi arriva dalla Libia: abbiamo a che fare con un fatto (non solo un problema) non contingente, anche se continuiamo a considerarlo una emergenza.

E abbiamo il dovere di occuparci dei problemi che genera l’impatto dell’arrivo dei migranti sulla vita delle nostre comunità. Non c’è soluzione possibile se non rispondiamo ad un’altra domanda: come siamo in grado di dare risposta ai problemi, alle ansie, al bisogno di cambiamento della propria condizione che le persone ci rappresentano?

2) Dobbiamo ri-costruire la possibilità per il nostro partito e per l’agire politico di interpretare la società, di governarne i processi, di tornare in connessione con le persone e la società.

Attorno a quale “centro di gravità”, con quale bussola, indicando quale “direzione di marcia” del nostro cammino?

Quel centro di gravità è ancora, deve essere più ancora che nel passato, il contrasto alle diseguaglianze, la costruzione di pari opportunità non solo nei punti di partenza, ma nella possibilità di “arrivare”; il rifiuto di fare parti ugual tra diversi: riguarda l’istruzione, il lavoro e la sua dignità, il benessere delle persone, il superamento delle discriminazioni e degli handicap di ogni genere.

Il periodo più difficile della crisi è superato; ma le sue conseguenze più durature sono ancora in gran parte lì, davanti a noi.

E con gli effetti di cambiamenti profondi dei mezzi di produzione, delle tecnologie, dei rapporti di potere economico a livello mondiale, e con i problemi nuovi che genereranno, dovremo fare i conti.

Il fatto è che il 20% più ricco degli italiani detiene il 67.7% della ricchezza nazionale, il successivo 20% il 18,7%; lasciando al restante 60% il 14% della ricchezza nazionale.

La crisi oltre ad avere bruciato ricchezza e posti di lavoro, ha inciso sullo stato di fasce di popolazione che avevano raggiunto, negli anni precedenti, condizioni di stabilità se non di benessere, e con prospettive di miglioramento, che sono state frustrate dalla crisi, una crisi che ha aggravato le diseguaglianze, aumentando la concentrazione della ricchezza.

Dobbiamo dire con più chiarezza che a questo non vogliamo arrenderci e che la nostra determinazione ad essere forza di governo è finalizzata a questo.

3) Le migrazioni sono un fatto ineluttabile e “epocale” come usa dire: le persone che vivono qui hanno bisogno di sapere che noi siamo in grado di governare questo fenomeno, di non subirlo, e di non farlo subire ai “nostri” ultimi, agli ultimi tra i nativi, per l’arrivo degli ultimi di altri paesi.

Hanno diritto di sapere che siamo capaci di sottrarre quelle migrazioni alla speculazione dei mercanti di esseri umani.

Ma se diciamo che quel fenomeno noi lo vogliamo fermare, diciamo una cosa non vera (perché, semplicemente non è possibile; e saremmo smentiti dai fatti) e non giusta (perché ci sono persone che non possono stare “a casa loro”, e le condizioni perché possa accadere, debbono essere, sì, ricostruite, ma con tempi e processi lunghi e faticosi)

4) il partito, l’azione politica, hanno una funzione che va al di là anche del ruolo e dei compiti di governo in senso stretto, che deve guardare più lontano, e più vicino nello stesso tempo, alla condizione materiale e al sentimento delle persone.

Perché si sentono minacciate? Perché oggi l’arrivo di migranti e di richiedenti asilo, per altro cresciuto di poco rispetto all’anno scorso, rischia di fare regredire lo stesso spirito solidale e umanitario che tanta parte delle nostre comunità hanno espresso in passato? perché rischia di fare dimenticare quanto siano già “utilmente” tra noi tanti immigrati, parte essenziale della soluzione al problema, anch’esso epocale, dell’invecchiamento e della riduzione del numero della popolazione della vecchia Europa?

Perché fanno presa su tante persone modelli culturali chiusi e aggressivi insieme?

Sono processi che riguardano, l’Europa, il mondo. Per niente facile trovare una via d’uscita

5) Ci è già capitato nel passato di reagire alla difficoltà di interpretare le novità prendendo a prestito le chiavi di lettura degli altri: ad esempio, è accaduto con l’idea che il mercato avrebbe rimesso in equilibrio quello che in equilibrio non era più. Abbiamo sbagliato allora: evitiamo il rischio di sbagliare ancora, scambiando per realismo l’accettazione delle cose come sono, nella realtà e nella percezione delle persone.

 

 

 

 

 


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