Mobilità dipendenti Province: l’interpellanza al Ministro

il 11 febbraio 2015 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

Stampa post Stampa post

Ritengo utile mettere a disposizione i contenuti del confronto avvenuto nei giorni scorsi alla Camera sul tema della mobilità dei dipendenti delle Province.

Penso anche che sarebbe opportuno tentare di avviare anche in Liguria un progetto pilota, magari meno ambizioso di quello del Piemonte, nel quale chiedere un “accompagnamento” del Dipartimento Funzione Pubblica: più si rende chiara al Governo la disponibilità e l’intenzione di “fare sul serio” nella trasformazione istituzionale avviata, più è possibile avere un aiuto nell’affrontare le criticità e nel superarle; almeno questa è l’opinione che mi sono fatta.

La scorsa settimana, il deputato del Pd Andrea Giorgis, insieme ad altri colleghi, attraverso un atto parlamentare, ha posto al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, in sintesi, due questioni relative al personale delle Province. La prima: non è opportuno procedere alla individuazione dei dipendenti da collocare in mobilità solo dopo che le Regioni abbiano definito se e quali funzioni delegare ai nuovi enti? Seconda: quali sono ad oggi i criteri sulla base dei quali debbono essere individuate le persone da collocare in mobilità ?

Infatti, da un lato, la definizione di criteri generali e astratti per individuare il personale serve a scongiurare che si consumino delle scelte irragionevoli e arbitrarie e, soprattutto, serve a fare in modo che le persone siano collocate in un ruolo che consenta loro di svolgere al meglio il proprio lavoro. Dall’altro lato, però, si tratta anche di fare in modo che non si determinino dei trasferimenti che poi potrebbero, nel giro di pochissimo tempo, dimostrarsi irragionevoli e soprattutto essere smentiti.

Angelo Rughetti, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, ha risposto in questo modo. Innanzitutto, per sostenere il processo avviato con la Legge 56 e con le disposizioni contenute nella Legge si Stabilità, il Governo ha messo in atto delle linee guida che sono state recentemente firmate dalle Ministre Madia e Lanzetta, nelle quali si conferiscono delle istruzioni alle quali gli enti possono far riferimento per avere un’attuazione omogenea sul territorio del dettato della Legge di Stabilità.

Oltre a questo sta per partire un progetto pilota che riguarderà, in particolare, anche le province della regione Piemonte e la città metropolitana di Torino, per sostenere questi enti nell’attuazione concreta delle norme della legge di stabilità, in modo che questa attuazione sia proprio accompagnata da un gruppo di lavoro, messo a disposizione dal Formez, che ci darà, in concreto, la prova della sostenibilità del processo di riordino e della sostenibilità del livello dei servizi.

Circa le due domande specifiche, è stato sottolineato che nella legislazione vigente il sistema che si è delineato individua tre momenti procedurali: il primo momento è la definizione della nuova dotazione organica delle province che, come lei sa, secondo le indicazioni della legge di stabilità, dovrà essere ridotta del 50 per cento e ciò individuerà un primo contingente di spesa da destinare a quella dotazione organica e, quindi, non un elenco di persone ma un contingente di spesa; ci sarà un secondo contingente di spesa che accompagnerà il personale, che è collegato alle funzioni che sono regolate dalle regioni, e anche qui non parliamo di mobilità ma parliamo di persone che svolgeranno la stessa funzione che svolgevano prima ma con un datore di lavoro diverso; poi, abbiamo il terzo elemento della procedura, che riguarda la mobilità vera e propria, e che sarà composto, cioè, da coloro che non troveranno allocazione né nel primo contingente né nel secondo contingente e che, quindi, avranno bisogno di una ricollocazione in altri enti della pubblica amministrazione. Questa è la mobilità vera e propria, questa è la mobilità ex articolo 30 del decreto legislativo n. 165 del 2001, questa è la procedura di mobilità concreta che riguarderà una parte limitata del personale oggi in servizio presso le province.

Questa mobilità dovrà essere fatta in un momento successivo all’emanazione delle leggi regionali o al- l’eventuale potere sostitutivo dello Stato, così come previsto dalla legge n. 56 del 2014, è verrà fatta in base a due elementi oggettivi: il primo è il decreto ministeriale contenuto nella legge di stabilità, che dovrà definire i criteri in base ai quali verranno scelte le persone da collocare in esubero, e verrà fatta in base a delle tabelle di equiparazione che consentiranno in modo automatico di definire, di stabilire ex ante qual è il livello e la qualifica, retributiva e funzionale, nella quale la persona, che sarà coinvolta da questa mobilità, sarà riallocata nel nuovo ente.

Lo Stato sta elaborando una mappatura di tutti i posti vacanti nell’amministrazione centrale, in modo da potere avere, regione per regione, a livello di osservatorio regionale, un tavolo nel quale sono rappresentate tutte le amministrazioni pubbliche, della Repubblica, su quel territorio, un elenco delle persone eccedentarie e un elenco dei posti vacanti, in modo che in quella sede si possa poi organizzare una procedura di mobilità che sia, diciamo, meno faticosa possibile per i dipendenti ma che, soprattutto, abbia come obiettivo finale il miglioramento della qualità dei servizi.

Di seguito è riportato il testo dell’Interpellanza ed il resoconto stenografico degli interventi di Giorgis e del Sottosegretario Rughetti.

Camera dei Deputati XVII LEGISLATURA SEDUTA DEL 6 FEBBRAIO 2015 — N. 373

Interpellanza urgente

Attuazione delle disposizioni di cui alla legge n. 56 del 2014 in materia di mobilità negli enti locali – 2-00812

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, per sapere – premesso che:

il comma 421 dell’articolo 1 della legge di stabilità 2015 (legge 23 dicembre 2014, n. 190), prevede la riduzione delle dotazioni di personale delle città metro- politane e delle province delle regioni a statuto ordinario; allo stesso comma è previsto che entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, i predetti enti possano deliberare una riduzione ulteriore a quella del 30 per cento e del 50 per cento già prevista (rispettivamente per le città metropolitane e le province) dalla medesima legge;

ai sensi del comma 422 dell’articolo 1 della legge n. 190 del 2014, in considerazione del processo di riordino delle funzioni di cui alla legge 7 aprile 2014, n. 56, secondo modalità e criteri definiti nell’ambito delle procedure e degli osservatori di cui all’accordo previsto dall’articolo 1, comma 91, della legge 7 aprile 2014, n. 56, è individuato, entro il termine di novanta giorni dalla data di entrata in vigore della citata legge, il personale che rimane assegnato agli enti provinciali e alle città metropolitane e quello da destinare alle procedure di mobilità, nel rispetto delle forme di partecipazione sindacale previste dalla normativa vigente;

il comma 423 (onde evitare che si consumino scelte arbitrarie e irragionevoli) prevede che le procedure di mobilità del personale interessato siano definite secondo criteri fissati con decreto del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, da adottare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge. Il personale destinatario delle procedure di mobilità, che conserva la posizione giuridica ed economica maturata, è ricollocato, prioritariamente, verso regioni ed enti locali e, in via subordinata, verso altre pubbliche amministrazioni –:

se, in attesa della emanazione da parte del Governo delle disposizioni con- tenenti i criteri per la individuazione delle persone da collocare in mobilità, gli enti territoriali siano legittimati ad individuare i dipendenti da collocare in mobilità e, in caso affermativo, con quali criteri, ossia competenze assegnate al nuovo ente, anzianità, inquadramento e altro;

se non ritenga urgente e doveroso assumere iniziative per procedere ad un definitivo chiarimento sulle procedure e sui tempi di attuazione delle disposizioni di legge sopra citate, onde rimuovere situazioni di incertezza ed evitare che si consumino scelte irragionevoli e arbitrarie nei confronti del personale delle province;

se non sia comunque opportuno procedere alla individuazione dei dipendenti da collocare in mobilità solo dopo che le regioni abbiano definito se e quali funzioni delegare ai nuovi enti.

« Giorgis, D’Ottavio, Lattuca, Lauricella, Portas, Fregolent, Lodolini, Stumpo, Campana, Roberta Agostini, Malisani, Romanini, Montroni, Scuvera, Manzi, Beni, Miotto, Cuperlo, Pollastrini, Fabbri, Fontanelli, Bindi, Carlo Galli, Mauri, Maestri, D’Attorre, Bruno Bossio, Incerti, Giampaolo Galli, Misiani, Lavagno, Lenzi, Ghizzoni, Gregori, Gribaudo, Giuseppe Guerini, Paris »

ANDREA GIORGIS. Signor Presidente, ai sensi dei commi 421, 422 e 423 della legge di stabilità 2015 si prevede rispettivamente una riduzione della dotazione del personale delle città metropolitane e delle province; si prevede l’attivazione di procedure di mobilità; si prevede, inoltre, la ricollocazione dei soggetti collocati in mobilità verso enti locali e verso regioni e, solo successivamente, verso altre pubbliche amministrazioni. Poi si prevede, al comma 423, che il Governo emani atti contenenti i criteri sulla base dei quali individuare il personale interessato.

Ora, il senso dell’interpellanza urgente che abbiamo presentato si riassume in due semplici domande. La prima: non è opportuno procedere alla individuazione dei dipendenti da collocare in mobilità solo dopo che le regioni abbiano definito se e quali funzioni delegare ai nuovi enti? Seconda domanda: quali sono ad oggi i criteri sulla base dei quali debbono essere individuate le persone da collocare in mobilità ?

Queste sono le due domande che poniamo al Governo. Sono due domande tra di loro strettamente collegate perché, da un lato, la definizione di criteri generali e astratti per individuare il personale serve a scongiurare che si consumino delle scelte irragionevoli e arbitrarie e, soprattutto, serve a fare in modo che le persone siano collocate in un ruolo che consenta loro di svolgere al meglio il proprio lavoro e, quindi, offra alla pubblica amministrazione del personale adatto ai compiti che la pubblica amministrazione è chiamata a svolgere. Dall’altro lato, però, si tratta anche di fare in modo che non si determinino dei trasferimenti che poi potrebbero, nel giro di pochissimo tempo, dimostrarsi irragionevoli e soprattutto essere smentiti, perché se le regioni ritrasferiscono le funzioni alle province o alle città metropolitane, allora è del tutto ragionevole prima di tutto sapere quali sono queste funzioni e quali sono, quindi, i compiti che vengono concretamente attribuiti alle città metropolitane e alle province.

ANGELO RUGHETTI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, ringrazio gli interpellanti e l’onorevole Giorgis in particolare perché questa interpellanza ci consente anche di fare il punto sulla attuazione della legge n. 56 del 2014 sul riordino dell’amministrazione territoriale della nostra Repubblica che è il primo pezzo della riforma della Repubblica che è partito, cui seguirà poi la riforma più complessa dell’attuazione della legge di delega sulla riforma della pubblica amministrazione centrale.

Venendo al tema specifico che viene sollevato dall’interpellante, noi sappiamo che l’attuazione della legge n. 56 è una riforma complessa e per questo il Governo ha deciso di sostenere e accompagnare l’attuazione di questa legge attraverso degli strumenti che sono stati inseriti appunto nella legge di stabilità, a cui l’interpellante faceva riferimento, e che hanno innanzitutto il compito di salvaguardare gli equilibri di bilancio e organizzativi sia degli enti di area vasta che delle città metropolitane per fare in modo, come primo obiettivo, che ci sia una continuità nell’erogazione dei servizi sul territorio e, quindi, i cittadini possano avere un livello di servizi adeguato ai loro fabbisogni.

In questo senso nella legge di stabilità sono state inserite tre disposizioni particolari, la prima delle quali riguarda il personale, a cui faceva riferimento l’interpellante, e sul quale poi tornerò; un’altra disposizione riguarda la rinegoziazione dei mutui che consentirà alle aree vaste di poter dilazionare il pagamento delle rate di ammortamento e, quindi, avere maggiore disponibilità di cassa nell’anno in corso; la terza riguarda la valorizzazione degli immobili sulla quale il Governo sta proprio lavorando in questo periodo.

Ma, per sostenere ulteriormente questo processo e accompagnarlo il Governo ha anche messo in atto delle linee guida che sono state recentemente firmate dai Ministri Madia e Lanzetta, e che sono state inviate a tutti gli enti, nelle quali si conferiscono delle istruzioni alle quali gli enti possono far riferimento per avere un’attuazione omogenea dello stesso dettato della legge di stabilità sul territorio.

Oltre a questo sta per partire – e proprio la prossima settimana ci sarà l’insediamento del gruppo di lavoro – un progetto pilota che riguarderà, in particolare, anche le province della regione Piemonte e la città metropolitana di Torino, per sostenere questi enti nell’attuazione concreta delle norme della legge di stabilità, in modo che questa attuazione sia proprio accompagnata da un gruppo di lavoro, messo a disposizione dal Formez, che ci darà, in concreto, la prova della sostenibilità del processo di riordino e della sostenibilità del livello dei servizi.

Relativamente alle due domande specifiche a cui lei faceva riferimento, nella legislazione vigente il sistema che si è delineato individua tre momenti procedurali: il primo momento è la definizione della nuova dotazione organica delle province che, come lei sa, secondo le indicazioni della legge di stabilità, dovrà essere ridotta del 50 per cento e ciò individuerà un primo contingente di spesa da destinare a quella dotazione organica e, quindi, non un elenco di persone ma un contingente di spesa; ci sarà un secondo contingente di spesa che accompagnerà il personale, che è collegato alle funzioni che sono regolate dalle regioni, e anche qui non parliamo di mobilità ma parliamo di persone che svolgeranno la stessa funzione che svolgevano prima ma con un datore di lavoro diverso; poi, abbiamo il terzo elemento della procedura, che riguarda la mobilità vera e propria, e che sarà composto, cioè, da coloro che non troveranno allocazione né nel primo contingente né nel secondo contingente e che, quindi, avranno bisogno di una ricollocazione in altri enti della pubblica amministrazione. Questa è la mobilità vera e propria, questa è la mobilità ex articolo 30 del decreto legislativo n. 165 del 2001, questa è la procedura di mobilità concreta che riguarderà una parte limitata del personale oggi in servizio presso le province.

Questa mobilità dovrà essere fatta, come lei diceva, in un momento successivo all’emanazione delle leggi regionali o al- l’eventuale potere sostitutivo dello Stato, così come previsto dalla legge n. 56 del 2014, è verrà fatta in base a due elementi oggettivi: il primo è il decreto ministeriale contenuto nella legge di stabilità, che dovrà definire i criteri in base ai quali verranno scelte le persone da collocare in esubero, e verrà fatta in base a delle tabelle di equiparazione che consentiranno in modo automatico di definire, di stabilire ex ante qual è il livello e la qualifica, retributiva e funzionale, nella quale la persona, che sarà coinvolta da questa mobilità, sarà riallocata nel nuovo ente.

Per avvantaggiare e per facilitare questo lavoro, lo Stato sta elaborando, sta producendo una mappatura di tutti i posti vacanti nell’amministrazione centrale, in modo da potere avere, regione per regione, a livello di osservatorio regionale, un tavolo nel quale sono rappresentate tutte le amministrazioni pubbliche, della Repubblica, su quel territorio, un elenco delle persone eccedentarie e un elenco dei posti vacanti, in modo che in quella sede si possa poi organizzare una procedura di mobilità che sia, diciamo, meno faticosa possibile per i dipendenti ma che, soprattutto, abbia come obiettivo finale il miglioramento della qualità dei servizi.

Noi oggi abbiamo un’amministrazione che ha del personale eccedentario in altri enti e, invece, abbiamo tanti posti vacanti in altre amministrazioni. I tribunali e la giustizia ne rappresentano un caso e, infatti, recentemente il Ministero ha pubblicato un bando proprio per facilitare questa procedura di mobilità da altre amministrazioni, a cominciare da quella delle province, anzi privilegiando quella delle province fino ad arrivare a quella dell’amministrazione giudiziaria.

Quindi, è un lavoro complesso ma mi sembra che, per rispondere alle domande che ella poneva, i criteri verranno definiti successivamente e la procedura di mobilità sarà definita successivamente.

ANDREA GIORGIS. Signor Presidente, dichiaro la mia soddisfazione e devo anche dire che sono, insieme agli altri presentatori dell’interpellanza urgente, molto contento della chiarezza della risposta del Governo, perché dalle parole del Governo emerge, mi sembra in maniera inequivoca, quale è la tempistica e, soprattutto, quali sono le fasi che devono precedere quell’eventuale procedura di mobilità che, ci auguriamo, riguarderà un numero bassissimo di persone; e, in ogni caso, quella fase sarà preceduta, così ho inteso, dall’emanazione di una serie di atti molti puntuali e sarà comunque finalizzata a fare in modo che vi sia la più efficace collocazione del personale nell’ambito della pubblica amministrazione complessivamente intesa.

E questo io credo che sia l’unico criterio che debba sovrintendere all’intero processo di riforma che è stato avviato perché noi abbiamo bisogno di contemperare, da un lato, il fondamentale diritto al lavoro del personale della pubblica amministrazione insieme alla necessità che quel lavoro corrisponda ad un’esigenza sociale, perché la pubblica amministrazione, comunque, giustifica se stessa in quanto eroghi servizi capaci di corrispondere ai bisogni dei cittadini. Quindi, credo che questo criterio, che è stato or ora enunciato dal Governo, sia un criterio che debba essere nella maniera più puntuale e precisa applicato.

Da questo punto di vista, esprimo anche apprezzamento per la scelta di procedere ad una sperimentazione e all’attivazione di un progetto pilota che consentirà proprio, attraverso una sperimentazione, di definire in corso d’opera eventuali correzioni e eventuali integrazioni e, di conseguenza, una più efficace realizzazione di quelli che sono gli obiettivi che sottintendono al complesso della riforma.


« »

Scroll to top