Non c’è correzione, per quanto marginale o insignificante, che non valga la pena di effettuare

il 26 aprile 2018 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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“Non c’è correzione, per quanto marginale o insignificante, che non valga la pena di effettuare. Di cento correzioni, ognuna può sembrare meschina e pedante; insieme, possono determinare un nuovo livello del testo.” (Theodor W. Adorno)

Non sono capace di immaginare altro che correzioni marginali o insignificanti, naturalmente. Se fossimo una organizzazione, un collettivo, un…partito, che mette insieme tante idee, le seleziona, le modifica ecc. ecc, persino queste potrebbero contribuire a determinare “un nuovo livello del testo”.
Tant’è, non rinuncio a provare a dire qualcosa su quello che il Pd dovrebbe proporre in queste giornate, non necessariamente “per fare un governo” (se ci si riuscisse, meglio), ma per dire qualcosa su come noi vogliamo migliorare la condizione materiale delle persone, a partire da quelle che stanno peggio, e su come pensiamo di ricostruire un futuro possibile. Di tante cose possibili, io so queste:

- confermare il reddito di inclusione come primo passo di qualsiasi seria operazione di contrasto alla povertà assoluta; metterci più risorse, un altro paio di miliardi, ma anche inventare un sistema per aiutare i più giovani ad avvicinarsi al lavoro, con un sostegno al loro reddito (nel capitolo ammortizzatori sociali)

- usare i denari (almeno una parte) che oggi servono a ridurre le tasse di chi ha un reddito più alto (avete presenti gli oneri deducibili, che permettono di scaricare le spese in misura proporzionale al reddito che si dichiara? Chi ha meno paga la ristrutturazione della casa di chi ha di più. E vale anche per il riscatto degli anni di università, ecc.) , per sostenere i consumi di chi ha redditi più bassi

- prevedere (come si fa in qualche misura per l’acqua) che la fornitura di gas e di corrente elettrica (che servono per scaldarsi d’inverno e non mangiare a lume di candela) sia assicurata a chi non riesce a pagare la bolletta perché proprio non può.

- indirizzare le risorse che sono state date al sistema scolastico (persone e denari) prioritariamente a realizzare gli obiettivi di “lotta alla dispersione scolastica e alla povertà educativa” descritti dal Ministero dell’Istruzione (gennaio 2018)

- rendere permanete, e certa, la possibilità di andare in pensione a 63 anni, anziché a 70 per chi non ha lavoro, assiste disabili gravi, fa un lavoro gravoso (tra l’altro sarebbe facilmente giustificabile come spesa socio assistenziale e non previdenziale in senso stretto). Consentire a chi ha meno problemi, ma vuole andare in pensione, di farlo con limitate penalizzazioni; ridurre di qualche anno per le donne i requisiti che valgono per gli uomini: spero non serva motivare, ma volendo si può fare. Dire, dire chiaramente, che questo e altre cose che vogliamo fare modificano “la Fornero”, senza far crollare il sistema previdenziale

- decidere che ci sarà comunque una pensione minima per chi lavora in modo discontinuo, e i contributi che verserà ciascuno serviranno per andare oltre quel minimo (insomma, che varrà la pena di versarli)

- eliminare la possibilità per i parlamentari di avere “due pensioni”, come dice giustamente il presidente dell’INPS (nelle scorsa legislatura qualcuno presentò una proposta di legge, ma nessuno se la filò, perché faceva più fico dire che si “aboliscono i vitalizi”)

- cambiare il sistema di governo dell’INPS e cambiare il suo il presidente con una persona che abbia a cuore unicamente l’obiettivo di fare funzionare l’Istituto, nell’interesse dei lavoratori, delle imprese, dei pensionati e dei disoccupati

- proibire la pubblicità, a qualsiasi ora e con qualsiasi mezzo, del gioco d’azzardo (come per il tabacco: semplice, no?)

P S: la citazione si trova comodamente in rete, senza avere necessariamente letto qualcosa di Th. A.


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