Non ci capiscono? Perchè il Pd possa essere il mio, il nostro posto

il 11 luglio 2017 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

Stampa post Stampa post

Noi facciamo bene, gli altri non ci capiscono? Errori di comunicazione? Un esempio di errore di comunicazione (riconosciuto) che deriva da un difetto di sostanza, anzi due, e che provoca effetto boomerang, proprio perché impostato male: gli ottanta euro di riduzione tasse per i redditi medio bassi.

La scelta di ridurre il cuneo fiscale dal lato del lavoro è una buona scelta. Averla presentata come in una televendita (cit. Matteo Renzi), è il riconosciuto errore di comunicazione: l’errore vero deriva però dal fatto che si è concepita come “bonus” una riduzione delle tasse. Bonus è termine che fa intendere che si tratta di una liberalità, concessa da qualcuno: primo difetto di sostanza, perché allontana dall’idea di equità come diritto.

Anche chiamare “bonus” la restituzione, solo parziale per altro, delle cifre che non erano state corrisposte ai pensionati per il blocco dell’adeguamento al costo della vita, era stato un errore grave. L’effetto boomerang: non inserire gli “80 euro” nel meccanismo del sistema fiscale, ma utilizzare una cifra uguale per tutti, pur sotto una certa soglia, ha provocato l’effetto “indebito” (chi non paga tasse perché ha redditi bassi non ha diritto a riduzione delle tasse): è accaduto per una parte solo, minoritaria, della popolazione, ma ha fatto notizia, in negativo.

Ma errore grave è stato questo: definire bonus gli “ottanta euro” e associarli così alla serie di interventi che sono stati chiamati in questo modo. I bonus uguali per tutti, quelli che fanno parti uguali tra diversi (così come l’abolizione dell’IMU sulla prima casa per tutti, a prescindere dal reddito) sono errori di politica economica e di politica sociale, perché aumentano le diseguaglianze anziché contrastarle.

Mentre invece gli 80 euro essendo destinati a fasce medio basse di reddito da lavoro dipendente sono stati, secondo il “Report sui redditi” pubblicato dall’Istat il 21 giugno scorso, tra le “principali politiche redistributive” dei tre anni che abbiamo alle spalle (insieme all’aumento della quattordicesima per i pensionati e alle misure per il contrasto alla povertà), che hanno aumentato l’equità della distribuzione dei redditi disponibili: “sulla base delle stime del modello di microsimulazione dell’Istat l’intervento pubblico, realizzato attraverso l’imposizione fiscale e contributiva ed i trasferimenti monetari, ha determinato una riduzione della diseguaglianza di 15,1 punti percentuali dell’indice di Gini: da un valore di 45,2 punti misurato sul reddito primario a uno di 30,1 in termini di reddito disponibile.”.

Pare anche con effetti positivi sui consumi e sulla domanda interna.

L’ideologia per cui tutto è bonus e (al di là delle intenzioni) una cultura dell’elargizione e non dei diritti collettivi, hanno distorto e offuscato una operazione positiva.


« »

Scroll to top