Non sarebbe più il PD

il 18 febbraio 2017 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Ci sono dirigenti del Pd che non vedono l’ora che il Pd non ci sia più, a quanto pare: perché un Pd che subisca una scissione (non l’uscita di questo o quel suo esponente) non sarebbe più il Pd che abbiamo voluto, conosciuto, scelto: non sarebbe più il Pd.
Vale sia per i “più renziani del re”, sia per coloro che nel gruppo dirigente spingono per fare precipitare la scelta di uscire dal partito.

Dico dirigenti, perché il popolo del Pd che non ci si riconosceva più (reduci del passato e nativi: vi assicuro, anche tanti di loro) è già andato via: quello che, a dispetto di tutto, ha resistito in questi anni patisce le spinte alla rottura, quelle di chi vuole andare, e quelle di chi non vede l’ora che lo facciano.

Da un lato e dall’altro, l’iconografia (Bandiera Rossa e magafoni, tanto per fare esempi), il linguaggio (“trasudare d’odio”, tanto per dirne una), intristiscono. Ma non è il tempo del ripiegamento, dell’intimismo, si sarebbe detto una volta.

Ho provato, con le solite ottomila parole, a dire la mia opinione, ieri. (vedi post precedente)

I fatti che si susseguono non mi fanno cambiare idea: preferisco che il Pd rimanga tale. Quello che dobbiamo e possiamo ancora pretendere è che il congresso, quello che sceglie la leadership, sia preceduto da un confronto vero e “spesso”, che facciamo tutti insieme, sulle ragioni che abbiamo per scommettere ancora sul Pd, come partito largo e composito, anche in una fase in cui il sistema politico maggioritario è messo in discussione: un confronto che abbia a che fare con la vita, le preoccupazioni, le difficoltà e le speranze degli italiani e delle italiane; e con quello che accade nel mondo.

E poi, alla scelta di trovare un altro “contenitore”, io preferisco la scelta di costruire, dentro al PD, un campo di forze riformiste e di sinistra che si proponga, in alternativa al “tirare dritto” del segretario di fronte ai problemi che abbiamo, un ripensamento serio di “ciò che siamo, di ciò che vogliamo”.
#lavorincorso


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