Orlando, per ritrovare una dimensione collettiva della politica

il 4 marzo 2017 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Un gruppo numeroso, composito e molto motivato ha partecipato ieri sera alla prima riunione di attivisti del pd che sosterranno Orlando come segretario del Partito. Un gruppo dell’area savonese, e con i referenti per Valle Bormida e Ponente, dove ripeteremo gli incontri. Da subito un lavoro capillare di confronto con gli iscritti, che per primi saranno chiamati a pronunciarsi; ma la cosa importante è riportare tra i cittadini una discussione vera su cosa vogliamo, non per il Pd, ma per loro, per il Paese, per ciascuna comunità.

1) Abbiamo bisogno di ritrovare una dimensione collettiva e non leaderistica della politica, essere una comunità che sa che “da soli non si può”: vale per la vita interna del partito, vale per il rapporto con altre forze politiche e con le organizzazioni della società. Non essere allineati al capo, ma radicati nel territorio e nella società, come criterio per la selezione di chi rappresenta il popolo, a livello nazionale e locale.
Pensare di superare gli ostacoli puntando sulle energie di un uomo solo e di chi lo sostiene, si è dimostrato un errore: ha buttato via anche gran parte di quelle energie, quello spirito innovativo nei modi della politica che aveva avvicinato tante persone; tra chi ha lentamente e silenziosamente lasciato il Pd in questi anni (come militante o come elettore) non c’è solo qualche “vecchio comunista”, ma anche tanti “nativi”.
L’idea di risolvere problemi complicati con la concentrazione del potere e con la velocità dei processi decisionali, è stata bocciata dal Referendum, al di là dei contenuti di merito di quella consultazione: in ogni caso il nostro sistema politico sarà meno “maggioritario”, che piaccia o no.

2) La crescita delle diseguaglianze ha peggiorato la condizione materiale di molti; l’incertezza del futuro crea chiusure, paure che non si allontanano dicendo che si “deve” avere fiducia. Pensare che quelli che ce la fanno riusciranno a metter in moto l’economia, e poi il resto verrà da sé, è sbagliato, e non è risultato convincente per molti che “non ce la fanno “ e che non vogliono sentirsi “gli ultimi che non saranno lasciti indietro”, ma protagonisti del proprio futuro.
Riflettiamo sul fatto che, nonostante le cose buone realizzate dal Parlamento e dal Governo, la distanza che i cittadini sentono nei nostri confronti non è diminuita.

3) Chi scegli di sostenere Orlando mette in questione tutto questo: non lavora contro Renzi, verifica che Renzi non sta prendendo atto di queste cose e non cambia il suo approccio: e invece queste correzioni servono al Pd, non ad una sua parte, per fare bene il nostro lavoro, per essere al servizio della comunità


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