Pensioni, 10 passi avanti

il 13 gennaio 2017 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Il tema delle pensioni è tra quelli che più hanno interessato e interessano le persone, le famiglie, le comunità, riguarda tutti

- una grande quantità di lavoratori e lavoratrici, occupati oppure non più al lavoro, si sono visti spostare in avanti improvvisamente e in modo esagerato il traguardo del pensionamento,

- molti anziani sono alle prese con redditi non sufficienti

- ma riguarda anche tanti giovani; perché il blocco del turn over ha frenato o impedito l’assunzione di nuovi lavoratori, perché sempre di più le giovani generazioni crescono con l’idea che in pensione non ci andranno mai.

 

Perché tutto questo è accaduto:

c’è anche una ragione di fondo, che non va dimenticata, pena perdere qualche pezzo importante di comprensione della realtà:

se la pensione è il riassunto della vita lavorativa, il sistema previdenziale è alimentato dal lavoro, dall’economia che funziona allora un lavoro sempre più precario e discontinuo, un’economia in difficoltà e con grandi cambiamenti nel rapporto tra quanto si produce e quanto lavoro serve, per dirla un po’ sbrigativamente: tutto questo non può non generare, nelle prospettiva previdenziali dei singoli e negli equilibri generali del sistema, dei problemi molto seri.

e c’è una ragione che ha riguardato il nostro Paese, e gli anni più recenti, che si chiama “manovra Fornero”:

nel momento in cui la crisi dell’economia ha colpito in  modo molto duro anche l’Italia e abbiamo fatto i conti con una politica di controllo dei conti e della finanza pubblica rigida, e per tanti versi molto discutibile (anche se il nostro debito pubblico era una fatto reale e un fardello vero), la leva su cui si è agito soprattutto è stato il taglio della spesa previdenziale, con la legge di fine 2011.

Chi come me è ancora affezionato ad un certo significato della parola “riforma” si rifiuta di usare questo termine per quella operazione: fu una manovra economica, a fini di salvataggio dei conti pubblici. Salvataggio che è stato pagato da una generazione ben precisa e da una distorsione del sistema che pesa su tutti, chi più chi meno

In realtà, in questi ultimi anni sono successe due cose:

quello che era stato riformato, in questo caso davvero, tra metà anni novanta e 2007, con molti meriti, aveva però già mostrato limiti e necessità di correzione, perché quel mercato del lavoro già creava “buchi” nella storia contributiva delle persone, il sistema contributivo senza il decollo della previdenza complementare non consentiva di prefigurare pensioni adeguate nel loro valore, e altre cose su cui era necessario fare delle correzioni.

Su questo non si è intervenuti, o lo si è fatto in modo insufficiente e solo su alcuni punti

L’intervento del “salva Italia” ha sottratto al sistema previdenziale una quantità ingente di risorse (molte più di quelle che allora furono annunciate, in base ai calcoli dell’INPS e della Ragioneria Generale dello Stato, cosa che condizionò, insieme alle indicazioni non veritiere sul reale impatto sulle persone, il giudizio di molti sulla vera natura e peso di quell’intervento)

si basò su:

a – aumento del numero di anni di lavoro necessari per arrivare a pensione, con regole rigide, oltre che penalizzanti: sono saltate tutte le forma di flessibilità (la logica delle quote era quella: se hai iniziato presto avrai più anni di lavoro e meno di età, se hai iniziato a lavorare più tardi arriverai ad una età più avanzata anche con meno anni di lavoro

b – blocco totale o parziale della rivalutazione delle pensioni in essere per i redditi medi e medio bassi, oltre che per quelli più alti.

La previdenza sociale, che dovrebbe essere un fattore di sicurezza per le persone e di stabilità, di “compensazione” delle criticità e dei rischi per il sistema e per la comunità, è diventata fonte di grave incertezza

- sia per chi si è trovato bloccato al lavoro, o senza lavoro e senza pensione

- sia perché, per tutti, si è determinato un sistema che non garantisce un tempo certo, a un’età decente, per andare in pensione, né un reddito da pensione prevedibile che sia dignitoso.

Il blocco del ricambio generazionale, in una fase di crisi come quella che abbiamo conosciuto, e che non è finita, ha contribuito a fare aumentare la disoccupazione giovanile ai livelli che conosciamo: non è quella la causa, ma è una delle componenti senza dubbio. Altro tema importante

Possiamo tornare sulle cause di tutto questo, e sulle responsabilità

Ma c’è qualcosa che sta cambiando davvero? Vorrei rispondere soprattutto a questa domanda

In questi anni si è lavorato in Parlamento alla riduzione del danno, con le salvaguardie per gli esodati (chi era rimasto senza lavoro e senza pensione perché aveva lasciato o perso la propria occupazione, contando su un pensionamento prossimo, e se lo è visto allontanare di diversi anni, mentre si consumavano e si esaurivano gli ammortizzatori sociali e i contributi necessari per arrivarci dovevano essere tirati fuori di tasca propria)

Non altrettanto si è riusciti a fare per le donne che sono, insieme ai lavoratori precoci, l’altra “categoria” di persone che sono state più penalizzate.

Abbiamo combattuto con un’altra cosa, che pare pure strana: la sistematica interpretazione restrittiva da parte dell’INPS delle leggi che pure davano qualche opportunità alle persone, e l’altrettanto sistematico balletto di cifre sul numero di coloro che avrebbero beneficiato delle norme e quindi sui costi per la finanza pubblica.

Tra l’altro, la confusione, sovrapposizione di norme e interpretazioni ha reso difficile per le persone sapere su quali diritti possono contare (quanti nati e soprattutto nate nel 52 dei settori privati sanno di poter andare in pensione prima, per esempio?); ed è stato reso più difficile il lavoro di patronati e sindacati

Diciamo la verità: quando questa legislatura è iniziata, di interventi seri sulla previdenza non se ne poteva neppure parlare: chi diceva che la manovra del governo Monti del 2011 sulle pensioni non era sostenibile, veniva considerato fuori dal tempo.

Non ci siamo arresi: il Parlamento, soprattutto il gruppo Pd nella Commissione Lavoro della Camera, ha continuato a dimostrare che si sarebbe dovuto e potuto tornare a parlare della “Fornero”, per modificarla.

La congiuntura economica oggi è un po’ più favorevole: soprattutto, i fatti che “hanno la testa dura” e l’iniziativa di sindacati e comitati, hanno convinto tutti che un “muro” così alto per raggiungere la pensione, e un valore troppo basso del reddito degli anziani, non sono sopportabili, non aiutano le persone, ma nemmeno l’economia del Paese.

L’azione di CGIL CISL UIL, l’autorganizzazione dei soggetti più penalizzati (gli esodati, le donne di Opzione donna) anche in altre forme, come comitati e e movimenti, il lavoro in Parlamento, che io rivendico, fatto di proposte e soluzioni, di battaglia politica anche dentro il Pd per fare emergere queste cose e al dunque la scelta del governo di cambiare passo,tutte queste cose hanno costruito le condizioni perché tra maggio e settembre del 2016 si realizzasse la discussione tra Governo e Sindacati dei lavoratori e dei pensionati che ha prodotto l’accordo del 28 settembre: un modo di affrontare le cose e di cercare insieme soluzioni che ha un grande valore: interrompe una fase di svalutazione del rapporto con le forze sociali, del valore dei corpi intermedi, della mediazione e del coinvolgimento come strumenti per affrontare le divergenze e i conflitti.

Quell’accordo è fatto di due parti:

* una contiene interventi definiti, tradotti in norme nella legge di bilancio.

Sono interventi che “mettono in salvo” qualche centinaio di migliaia di persone, che possono andare in pensione e prima non avrebbero potuto, e che nello stesso tempo mettono in discussione alcune delle regole, dei limiti più gravi, del sistema per come la manovra Fornero lo aveva confezionato: lo fanno in modo limitato e “sperimentale”, ma lo fanno.

Sono “passi avanti”, senza enfatizzarli, ma riconoscendoli per quello che sono

* una seconda parte che elenca le cose che della “Fornero”, ma del sistema più in generale, vanno cambiate profondamente, per dare certezze ai giovani, difesa del potere d’acquisto delle pensioni, razionalità ad un meccanismo che in qualche punto l’aveva proprio persa: pensate all’aspettativa di vita

In questa seconda parte, detto molto brevemente, è contenuto l’impegno alla prosecuzione del “confronto per la definizione di ulteriori misure di riforma del sistema di calcolo contributivo, per renderlo più equo e flessibile, per affrontare il tema dell’adeguatezza delle pensioni dei giovani lavoratori con redditi bassi e discontinui, per favorire lo sviluppo del risparmio nella previdenza integrativa, mantenendo la sostenibilità finanziaria e il corretto rapporto tra generazioni insiti nel metodo contributivo”:

- valutare l’introduzione di una pensione contributiva di garanzia, legata agli anni di contributi e all’età di uscita

- incentivi alla adesione alla previdenza complementare, anche nel lavoro pubblico

- maggiore flessibilità in uscita

- valorizzare e tutelare il lavoro di cura a fini previdenziali

- valutare la possibilità di differenziare o superare le attuali forme di adeguamento alla aspettativa di vita per alcune categorie di lavoratori

- il completamento della separazione previdenza / assistenza

- la revisione del sistema di rivalutazione delle pensioni per l’adeguamento al costo della vita

 

Cosa cambia ora, davvero, con la legge di bilancio?

- possibilità di anticipare il pensionamento, rendendo più flessibile l’uscita dal lavoro, attraverso diversi interventi

(1) Anticipo pensionistico (c.d. APE sociale) per “soggetti svantaggiati e in condizioni di disagio”

(2) Anticipo finanziario a garanzia pensionistica (c.d. APE volontaria) e la rendita integrativa anticipata (RITA) - per lavoratori precoci:

(3) eliminazione penalizzazioni per chi va prima dei 62 anni

(4) pensione con 41 anni di contributi, a determinate condizioni

E poi

(5) miglioramento delle condizioni per i lavoratori delle attività usuranti già riconosciute

(6) cumulo gratuito dei contributi tra tutte le gestioni previdenziali, comprese le casse private dei professionisti (limite grave per opzione donna e esodati)

(7) riduzione del contributo per la gestione separata per le partite IVA

(8) ottava salvaguardia e definitiva applicazione di opzione donna

e due interventi per i pensionati

(9) aumento ed estensione dei destinati della quattordicesima mensilità

(10) riduzione delle tasse, con l’aumento della fascia non tassata delle pensioni, parificandola a quella dei lavoratori dipendenti, completando l’intervento già avviato l’anno scorso

 

 

Anticipo pensionistico

(misura sperimentale, dal 1 maggio 2017 al 31.12. 2018)

è una indennità a carico dello Stato erogata dall’INPS

è corrisposta a domanda, fino al raggiungimento dell’età di pensione o dei requisiti per la pensione

a chi si rivolge: lavoratori dipendenti pubblici e privati, autonomi e iscritti alla gestione separata, di almeno 63 anni, che maturano diritto a pensione entro tre anni e sette mesi, in una di queste condizioni:

- disoccupati che da al meno tre mesi hanno esaurito le prestazioni di disoccupazione, in seguito a licenziamento, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell’ambito della procedura obbligatoria di conciliazione previsti per giustificato motivo oggettivo (con 30 anni contributi)

- assistono da almeno sei mesi coniuge o parente di primo grado convivente con handicap grave (30 anni contributi)

- invalidi civili con invalidità pari o superiore a 74% (30 anni contributi)

- lavoratori dipendenti che svolgono da almeno sei anni in via continuativa, specifiche professioni per le quali è richiesto un impegno tale da rendere particolarmente difficoltoso e rischioso il loro svolgimento, e hanno una anzianità contributiva di almeno 36 anni (industria estrattiva, edilizia, conduttori gru, conciatori pelli, conduttori convogli ferroviari e personale viaggiante, conduttori mezzi pensanti e camion, professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere su turni, addetti assistenza anziani e non autosufficienti, insegnati scuola infanzia e educatori asili nido, facchini, servizi pulizia, operatori ecologici)

- l’indennità è pari all’importo della rata mensile della pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione, non può in ogni caso superare l’importo massimo mensile di 1.500 euro, per dodici mensilità all’anno

Istruzioni di dettaglio in un DPCM

 

Anticipo finanziario a garanzie pensionistica

(misura sperimentale dal 1 maggio 2017 al 31.12.2018

è un prestito erogato da un soggetto finanziatore e coperto da una polizza assicurativa obbligatoria per il rischio di premorienza, (soggetti che aderiscono agli accordi quadro da stipulare tra ministero del lavoro e ABI e associazione imprese assicuratrici

corrisposto in quote mensili per dodici mensilità,

da restituire a partire dalla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia con rate di ammortamento mensili per una durata di venti anni.

L’interlocutore per il lavoratore è l’INPS, la scelta del soggetto finanziatore e dell’assicuratore è dell’interessato

età anagrafica minima di 63 anni; maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi; anzianità contributiva di 20 anni; pensione pari almeno a 1,4 volte il trattamento minimo (al netto della rata di ammortamento dell’APE)

importo commisurato alla pensione di vecchiaia

chi è in possesso dei requisiti per l’APE volontaria può accedere alla “rendita integrativa anticipata”, cioè l’erogazione anticipata delle prestazioni della previdenza complementare, come rendita temporanea fino alla maturazione della pensione

il datore di lavoro, gli enti bilaterali i forni di solidarietà possono intervenire versando un contributo, per ridurre l’incidenza sulla futura pensione della rata da restituire

sono previsti benefici fiscali per il lavoratore

istruzioni di dettaglio in apposito DPCM

 

Eliminazione penalizzazioni per lavoratori precoci

(in pensione prima dei 62 anni di età)

eliminate definitivamente le penalizzazioni (riduzione percentuale della quota di pensiona calcolata con metodo retributivo) per chi va in pensione “anticipata”

a partire dal 1.1.2018 – per gli anni precedenti già intervenute le Leggi di Stabilità 2015 e 2016

es. : lavoratore di 58 anni aveva riduzione del 6%

 

Lavoratori precoci in pensione con 41 anni di lavoro, a determinate condizioni

(anziché 42 e 10 mesi per gli uomini e 41 e 10 mesi per le donne)

chi ha almeno 12 mesi, anche non continuativi, prima dei 19 anni di età e si trova in una delle condizioni previste per l’ “APE sociale” (disoccupato ,invali >74%, assistono parenti con handicap gravi, da almeno 6 anni continuativi nelle mansioni previste dalla tabella di “APE sociale”

 

Lavoratori attività usuranti

Per chi svolge attività definite usuranti dalla normativa in vigore:

- non è più necessario svolgere tali attività nell’ultimo anno di lavoro

- non si applicano i futuri aumenti dei requisiti per “adeguamento alla aspettativa di vita”

- si eliminano le “finestre” di 12 mesi per i dipendenti e 18 mesi per autonomi (avvicinando quindi l’uscita in pensione)

 

Cumulo gratuito contributi

possibilità di cumulare gratuitamente tutti i contributi versati presso due o più gestioni previdenziali, comprese le casse Professionali private e il fondo gestione separata INPS,  per conseguire il diritto ad una unica pensione

(sia per la pensiona anticipata che per la pensione di vecchiaia).

 

Riduzione contributo previdenziale per lavoratori autonomi iscritti alla gestione  separata

Si riduce l’aliquota contributiva dovuta dai lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata INPS (portandola al 25% in luogo del 29% per il 2017 e in luogo del 33% a decorrere dal 2018)

 

Opzione donna

incluse nel diritto ad utilizzare l’opzione (35 anni di contributi, 57 anni di età per dipendenti e 58 per autonome, calcolo totalmente contributivo) tutte le donne che hanno perfezionato i requisiti entro il 31.12.2015

(possibilità messa in discussione da interpretazione restrittiva da parte dell’INPS)

 

Ottava salvaguardia

Estesa ad ulteriori 30.700 lavoratori “esodati” la possibilità di arare in pensione con le regole “pre-Fornero”

 

“Quattordicesima” per i pensionati

istituita nel 2007 sulla base dell’accordo tra il Governo Prodi e i sindacati, per chi ha un reddito sino a 750 euro mensili

ha un valore diverso a seconda del numero di contributi versati.

si prevede
- i 2.125.000 pensionati che hanno un reddito sino a 750 euro avranno un aumento della 14° che già percepiscono del 30% circa (chi ha fino a 15 anni di contributi passa da 336 a 437 euro (+ 101), chi ha tra 15 e 25 anni di contributi da 420 a 546, (+ 126), chi ha oltre 25 anni di contributi da 504 a 655 euro (+ 151).
- il milione e 250 mila pensionati che hanno un reddito tra 750 e 1000 euro mensili avranno per la prima volta una “quattordicesima mensilità” del valore di 336, 420, 504 euro, a seconda dei contributi versati.

 

No tax area pensionati

“no tax area” :  quota del reddito delle persone su cui non si pagano le tasse:

sino al 2015: per tutti i pensionati no tax area” più bassa dei lavoratori dipendenti:

con la legge di stabilità per il 2016: per pensionati con più di 75 anni parificata a quella dei lavoratori dipendenti,

per i pensionati con meno di 75 anni  questo verrà realizzato a partire dal 2017.
La fascia di reddito su cui non si pagano le tasse viene innalzata a 8.125 euro

risparmio:

per redditi sino a 7750 euro, 70 euro annui;

tra 7.750 e 15.000 euro  74 euro in media,

tra 15.000 e 55.000 euro di reddito annua: 31 euro.

E’ la prima volta, dopo nove anni, salvo l’intervento delle salvaguardie per gli esodati, che alle pensioni e alle casse della previdenza arrivano delle risorse, e non il contrario.

Nel complesso, la cifra che torna alla previdenza per migliorare la condizione di chi può ora andare in pensione e dei pensionati è di oltre 20 miliardi, tra il 2012 e il 2018

Dobbiamo lavorare perché tutti quelli che hanno una opportunità lo sappiano e la possano utilizzare: il rischio, come sempre, è che proprio i più deboli e svantaggiati, chi è rimasto solo davvero, non riesca ad avere ciò che gli spetta perché non lo sa.

Ci sono ancora contraddizioni e “trappole” inspiegabili: il contenzioso, tramite i patronati, può esser in qualche caso una strada, che aiuta anche il legislatore a fare bene il proprio lavoro e a difendersi, e difenderci tutti, dallo strapotere degli apparati e delle burocrazie.

Da tempo ormai è evidente che esiste una questione sociale irrisolta, dalle molte facce, che riguarda tante parti della popolazione, tanti aspetti della vita economica e sociale: insieme al lavoro e alla lotta alla povertà, la previdenza è una delle più importanti.

Se non si affrontano queste cose, anche tutti i discorsi sul rapporto tra cittadini e loro rappresentanti sono vuoti, guardano solo alle conseguenze e non alle cause di problemi che abbiamo, che riguardano anche il funzionamento della nostra democrazia.

 

 


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