Pensioni, a proposito del contratto di governo M5S e Lega

il 14 maggio 2018 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Si potrà fare una valutazione del “contratto di governo” tra M5S e Lega quando se ne conosceranno i contenuti in modo più preciso: emerge dalle anticipazioni il capitolo “flat tax” come perno di una impostazione fondata sulla riduzione della progressività e del gettito, che non potrà non incidere anche sulle risorse disponibili per intervenire sul capitolo previdenza.

Anche in questo caso le anticipazioni non consentono una valutazione compiuta, ma si inizia ad intravvedere questo schema:
- Una dotazione di non più di 5 miliardi all’anno, quindi la decisione di selezionare solo alcuni interventi, rispetto ad una revisione compiuta del sistema
- La scelta di puntare su: 1) uno strumento di flessibilità in uscita (quota 100, o 101), con limiti di età anagrafica minima (64 anni); e quindi rispetto all’età pensionabile la previsione di una riduzione solo in presenza di una dote di contributi pari almeno a 33 anni e mezzo, circa); 2) miglioramento delle condizioni di pensionamento “di anzianità”, come si sarebbe detto una volta (41 anni di contributi, senza altri requisiti)
- Si è sentito fare cenno anche a proroga “opzione donna” (35 anni di contributi e 57/58 di età per dipendenti o autonome) e alla nona e definitiva salvaguardia. A questo proposito, se un provvedimento risolutivo per gli esodati sarebbe probabilmente del tutto finanziabile con i residui delle salvaguardie precedenti, una proroga di opzione donna solo di un anno, in base ai calcoli fatti dell’INPS a suo tempo, si porterebbe via più della metà dei 5 miliardi

Non è chiaro al momento l’atteggiamento verso gli strumenti di flessibilità che hanno operato in questi anni (Ape sociale, volontaria, ecc.)
Dichiarazioni dei giorni scorsi prefiguravano un superamento o non rinnovo di quei meccanismi. (Con “Ape sociale” un disoccupato o una persona che assiste un figlio disabile grave, ad esempio, può avere un reddito -pari alla pensione, sino a 1500 euro mensili- a “quota 93”, una donna a “quota 91” se ha due figli; inoltre uno strumento come Ape sociale è finanziato con spesa sociale e non previdenziale).

In merito al meccanismo di adeguamento automatico dell’età pensionabile all’aspettativa di vita, si è letto sulla stampa che “la revisione potrebbe cominciare dalla platea di lavoratori impegnati in attività usuranti”. La legge di bilancio 2017 ha già previsto che per i lavori usanti non si applichino i futuri adeguamenti alla “speranza di vita”, e la legge di bilancio 2018 che non si applichi l’adeguamento previsto nel 2019 alle 15 categorie di lavori gravosi, individuate per l’Ape sociale e per l’uscita con 41 anni di contributi per i lavoratori precoci .

Non risulta, dalle anticipazioni, che ci siano altri riferimenti ai temi:
- della valorizzazione del lavoro di cura, dell’impatto di genere delle regole previdenziali
- del futuro pensionistico dei giovani
- del reddito dei pensionati


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