Pensioni a Savona: dati e considerazioni

il 8 aprile 2015 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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92 .000 pensionati savonesi portano in provincia oltre un miliardo e seicento milioni di reddito (dati 2013: ultimo dato disponibile del “Casellario centrale”).

Si tratta di un contributo essenziale all’economia locale. E porta con sé una serie di problemi

 

1) I pensionati nella provincia di Savona erano 96.417 nel 2009 e il loro numero è progressivamente calato (- 4000, oltre il 4% in meno in quattro anni)

Le pensioni di lavoratori dipendenti con decorrenza 2009 erano 1852, quelle con decorrenza 2013 1478, quasi 400 in meno, circa il 20%; le pensioni dei lavoratori autonomi con decorrenza 2009 erano 1265, quelle con decorrenza 2013 1192.

La stretta nella possibilità di andare in pensione prodotta dalle norme di fine 2011 si è manifestata proprio nel periodo più difficile della crisi economica. Molte persone hanno perso il lavoro e non hanno potuto accedere alla pensione. Non si tratta solo degli esodati (coloro che hanno firmato accordi di esodo o di mobilità o che abbiano l’autorizzazione alla prosecuzione volontaria del versamento dei contributi entro dicembre 2011).

Una buona parte di loro è stata salvaguardata dai provvedimenti che abbiamo approvato, con grande fatica; molti  non hanno ancora una soluzione.

A queste persone si aggiungono coloro che hanno perso il lavoro dall’inizio del 2012 in avanti.

 

2) Sotto i mille euro lordi c’è oltre il 37% dei pensionati (importo medio 7.500 euro annui); di questi il 70% sono donne.

Sopra i 3000 euro mensili lordi (circa 2100 netti) ci sono 4824 pensionati, il 5,3 % del totale: di questi le donne (1071) sono solo il 22,2%.

Si è parlato nei giorni scorsi di quanto il blocco dell’adeguamento automatico al costo della vita abbia provocato un perdita di potere d’acquisto per ciascuno, ma anche una riduzione della ricchezza a disposizione dei consumi e quindi della “domanda interna”.

Il valore delle pensioni, attuali e future, ha a che fare con la lotta alla povertà: serve un meccanismo efficace di difesa del potere d’acquisto per le pensioni in essere, la possibilità di aumentarle quando cresce l’economia, soprattutto le più basse, e un intervento sulle regole con le quali si costruiscono le pensioni future

 

3) Il valore medio delle pensioni a Savona, 17.271 lordi, è più alto della media nazionale, 16.637.

Ma è la differenza tra uomini e donne che dice qualcosa di più:

L’importo medio delle pensioni degli uomini è di circa 21 mila euro a Savona, 19.686 la media nazionale, una differenza di 1300 euro annui, oltre il 6%: lavoro dipendente, che quindi ha un significativa copertura contributiva, impegnato in misura consistente, certo non esclusiva, nell’industria e nei trasporti, lavoro che nei decenni passati aveva una sua stabilità.

La differenza tra il valore medio delle pensioni delle donne del Savonese (14.099 euro lordi annui) e la media nazionale, neppure l’uno e mezzo per cento, è significativo, invece, di una presenza sul lavoro “debole” delle donne, come nel resto del Paese: lavori spesso discontinui e sottopagati, pensioni di reversibilità pesantemente decurtate.

Il valore delle pensioni rispecchia la vita lavorativa delle persone e, a livello collettivo, la storia economica dei territori.

Lavorare, essere in regola, avere continuità di lavoro, avere copertura dei periodi di disoccupazione o impegnati nel lavoro di cura: era e resta il modo per costruire pensioni dignitose.

 

Detto questo le regole del sistema previdenziale vanno cambiate: la manovra Fornero ha creato ingiustizie per i lavoratori anziani e soprattutto per le lavoratrici, ha reso più incerto il futuro per i giovani, non ha risolto il problema di un sistema equo di rivalutazione delle pensioni in essere.

 

3) il 57% del totale sono ultra settantenni, il 4,6 % gli ultra novantenni

il 57% degli ultra settantenni  e il 75% degli ultra novantenni sono donne

I più anziani non hanno redditi più bassi della media degli altri pensionati, ma hanno sicuramente esigenze di cura e di assistenza molto significative: alla crescita della “aspettativa di vita” non corrisponde una analoga “aspettativa di vita in salute”


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