Pensioni: ancora lontani dal porto, ma teniamo la rotta

il 25 settembre 2015 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Gli interventi dei ministri Padoan e Poletti all’incontro di oggi con le Commissioni Lavoro e Bilancio di Camera e Senato consentono di fare il punto, in modo un po’ più compiuto, su “dove siamo” in tema di pensioni.
In queste settimane, attraverso i post che ho condiviso di altri deputati e del Presidente Damiano, ho dato conto di qualche aggiornamento e di opinioni che hanno attraversato la discussione, che si è svolta soprattutto attraverso i media. C’è stata una ripresa di mobilitazione, importante, dei sindacati, dei rappresentati degli “esodati” e di “opzione donna” che non hanno mai smesso di combattere per una risposta giusta della loro condizione.
Stavamo lavorando alla preparazione della settima salvaguardia per gli esodati, e al superamento dell’interpretazione restrittiva per “opzione donna”, contando sull’esistenza del Fondo esodati, alimentato dalle risorse risparmiate nelle recenti salvaguardi: secondo l’INPS, da qui al 2023, ammontano a 3,3 miliardi di euro.
Ci siamo trovati all’inizio di settembre di fronte all’affermazione, da parte del Ministero dell’Economia, che le risorse risparmiate nelle precedenti salvaguardie non fossero più utilizzabili e che anche per quelle degli anni successivi non fosse previsto un meccanismo che consentisse di conservarle per ulteriori interventi a favore degli esodati non ancora salvaguardati.
Nel frattempo, il Presidente del Consiglio e il Ministro del lavoro hanno fatto retromarcia rispetto a precedenti dichiarazioni sulla volontà del Governo di affrontare nella prossima Legge di Stabilità il nodo della “flessibilità in uscita”, insomma dell’alleggerimento del peso delle regole previdenziali del 2011, su tutti e soprattutto sulle donne.
Tutte cose negative: hanno provocato la protesta delle organizzazioni sindacali e dei comitati; il nostro gruppo e tutta la commissione lavoro ha assunto prese di posizione molto nette nei confronti dei ministeri
e del governo, con la richiesta di un confronto in tempi molto stretti con i ministri Padoan e Poletti.
Le risposte che abbiamo avuto oggi non sono soddisfacenti, lasciano ancora troppi punti interrogativi; ma alcuni punti sono stati chiariti e possono essere considerati passi avanti veri. Il tema non è fidarsi o non fidarsi; le delusioni pesano sulle persone come macigni; ma oggi la questione vera e il nostro dovere, è lavorare con determinazione per farli diventare testi scritti condivisi, numeri affidabili, soluzioni praticabili.
- si nega l’esistenza di un Fondo in cui siano accantonati i risparmi delle precedenti salvaguardie; ma si afferma che quelle risorse non sono state dirottate altrove, che sono ancora utilizzabili e che serve un intervento legislativo per recupera quelle del 2013/2014 e per utilizzare quelle dei precedenti provvedimenti che non sono ancora “chiusi”
- si prevede un nuovo provvedimento, definitivo, di salvaguardia degli esodati: non ci sono ancora numeri e criteri, perché verranno dopo la quantificazione delle risorse (e se gli esodati ancora “appesi” sono pochi come dice qualche senatore, vorrà dire che serviranno pochi soldi e sarà tutto più facile; ma non abbiamo l’impressione che le cose stiano proprio così)
- si potrà affrontare la questione “opzione donna”, ma su questo punto la confusione è grande e soprattutto preoccupano le cifre che sono circolate nelle scorse settimane, per la copertura economica: dieci volte tanto quello che era stimato ad agosto
- torna ad essere considerato possibile, anche da parte del Governo, l’inserimento di provvedimenti per la flessibilità delle regole per il pensionamento nella Legge di Stabilità: come e con quali risorse non è ancora chiaro e viene da pensare che su questo la battaglia sarà ancora dura; sì perché ci sono opinioni diverse, dentro il governo e nel parlamento, dentro il Pd: la discussione, l’iniziativa che ci sarà nel Paese, dovrà portare ad un punto di sintesi il più possibile vicino alle esigenze (in qualche caso di sopravvivenza dignitosa) delle persone e alla necessità di aprire possibilità di occupazione per nuovi lavoratori


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