Pensioni: cosa cambia e cosa cambierà

il 28 novembre 2016 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Con la Legge di Bilancio si decide dove prendere e come utilizzare le risorse pubbliche per l’anno successivo e per gli altri a venire  (prima si chiamava Legge di Stabilità, e prima ancora “la Finanziaria”: le differenze ci sono, ma per molti aspetti della stessa cosa si tratta).

Quest’anno una parte importante della Legge di Bilancio serve per cambiare in meglio le regole per andare in pensione e per aumentare il valore delle pensioni più basse.

Quando questa legislatura è iniziata, non se ne poteva neppure parlare: chi diceva che la manovra del governo Monti del 2011 sulle pensioni non era sostenibile, veniva considerato fuori dal tempo. Non ci siamo arresi: il Parlamento, sopratutto la Commissione Lavoro della Camera, ha continuato a dimostrare che si sarebbe dovuto e potuto tornare a parlare della “Fornero”, per modificarla.

La congiuntura economica oggi è un po’ più favorevole: soprattutto, i fatti che “hanno la testa dura” e l’iniziativa di sindacati e comitati, hanno convinto tutti che un “muro” così alto per raggiungere la pensione, e un valore troppo basso del reddito degli anziani, non sono sopportabili, non aiutano le persone, ma nemmeno l’economia del Paese.

La trattativa tra Governo e sindacati dei lavoratori e dei pensionati, durata diversi mesi, ha prodotto un risultato, l’accordo su cui si basa tanta parte della legge di bilancio sulle pensioni. C’è ancora molto da fare: ma è la prima volta, dopo nove anni, che alle pensioni e alle casse della  previdenza arrivano delle risorse, e non il contrario.

E’ qualcosa che riguarda la vita delle persone, di quelle che hanno più problemi, porta un po’ di equità e di giustizia. Lascia aperti molti problemi, e non scioglie i nodi di fondo di un sistema che garantisce nel tempo la propria sostenibilità economica, ma non la “sostenibilità sociale”.

Ci sono persone che trovano in queste nuove norme una soluzione ai problemi della loro vita: altri avevano aspettative che sono state deluse: io li ho ben presenti. Abbiamo fatto un pezzo di strada, e abbiamo aperto una finestra, ancora piccolina, su una modifica profonda del sistema previdenziale, per renderlo più equo e sostenibile, sia per gli anziani che per i giovani: anche l’accordo dei sindacati con il governo prevede che nel prossimo futuro si affronteranno questioni che ora non è stato possibile risolvere: si sarebbe potuto fare di più, se l’INPS avesse fornito i numi giusti, nel corso del tempo; se il potere dei Ragionieri dello Stato fosse stato bilanciato un po’ di più

Non tutti i nostri obiettivi sono stati raggiunti.

Chi aspettava con ansia le decisioni del Parlamento, sa bene di cosa stiamo parlando:

- esodati: lo spostamento dal 31.12.2012 al 31.12.2014, per i lavoratori in mobilità, della data entro cui dovevano essere cessati dall’attività lavorativa, ci permette di salvaguardare un numero molto maggiore di persone.  Rimangono gli altri “paletti” che sono in gran parte ingiustificati: ma il fatto che siano state aggiunte quote di soggetti e di risorse a quello che avevamo prima potrà permetterci di sostenere, a consuntivo di questa salvaguardia, che ci sarà un margine per risolvere problemi che ora rimangono non risolti.

- opzione donna: quello che era stato previsto a suo tempo, che le donne con 35 anni di contributi e 57 anni di età (per le dipendenti) o 58 (per le lavoratrici autonome) potessero andare in pensione, seppure con il ricalcolo con sistema contributivo di tutta la vita lavorativa, è finalmente un diritto che non può essere messo in discussione. Ci saranno risparmi, rispetto alle risorse messe a disposizione per questo scopo: dovranno essere destinate alle donne, che si sono viste allontanare la pensione di sei/sette anni: con quali soluzioni concrete si vedrà. Non abbiamo mai promesso che quella opportunità avrebbe potuto essere prorogata per un tempo lungo: sapevamo che non sarebbe stato possibile. Ma quello che si risparmierà delle risorse che l’INPS ci ha chiesto di destinare a quello scopo non potrà essere perso, nelle “pieghe” dei bilanci dello stato. Il limite più grande è avere escluso proprio le donne di “opzione donna” dalla possibilità di cumulare gratuitamente i contributi versati nella gestione separata con quelli versati negli altri fondi pubblici: su questo dovremo certamente tornare ancora.

- lavoratori precoci: avere lavorato 41 anni basta e avanza: non ce l’abbiamo fatta a fare sì che tutti potessero andare in pensione con quei requisiti; ma potranno farlo quelli, tra loro, che nel frattempo il lavoro l’hanno perso, chi ha una invalidità alta, o chi assiste un parente prossimo con disabilità grave, o chi fa un lavoro particolarmente gravoso o rischioso: non abbiamo centrato l’obiettivo, ma abbiamo fatto un passo in avanti importante.

- donne:

il vuoto non è un errore di battitura: è così, le donne che non riescono ad avere un numero di contributi sufficiente perché hanno lavorato in modo precario e che quindi possono andare in pensione solo con “la vecchiaia”, rimangono tra le principali vittime della cosiddetta “riforma Fornero”. Anche per loro qualche miglioramento, ad esempio la possibilità di cumulare gratuitamente periodi di lavoro assicurati in casse previdenziali diverse

Ho fatto solo degli esempi. Luci ed ombre, per usare un modo di dire consueto?

Limiti sì, ma il valore di avere portato in salvo decine di migliaia di persone e avere nel contempo rotto il tabù di una manovra sulla previdenza, quella del 2011, che mostra tutti i suoi limiti è un risultato vero e importante.

Qui di seguito trovate i principali contenuti della Legge di Bilancio in tema di pensioni: quello che il Governo ci ha proposto, e quello che abbiamo aggiunto o aggiustato in Parlamento.

A disposizione per parlarne ancora.

allegato – stralcio dossier Camera Senato Legge Bilancio 2017 – 26 novembre 2016

 

 


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