Pensioni, decreto 65. Cosa comporta per i pensionati della Provincia di Savona

il 14 giugno 2015 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

Stampa post Stampa post

Degli oltre 92 mila pensionati della provincia di Savona, che nel loro insieme contribuiscono per oltre un miliardo e mezzo al reddito di questa zona, 37 mila sono interessati all’applicazione della sentenza della corte costituzionale n. 70. Il sistema di adeguamento delle pensioni per il 2012 e 2013 previsto dal “salvaItalia” del governo Monti è stato dichiarato incostituzionale. Con il decreto n.65, che il Parlamento si appresta a convertire in legge, si definisce un nuovo meccanismo di rivalutazione delle pensioni, per quei due anni, per le pensioni che allora non ebbero nessun miglioramento.

I 55.000 pensionati sotto la soglia di 3 volte il trattamento minimo (meno di 1500 euro lori al mese) hanno già avuto l’adeguamento all’aumento del costo della vita al 100% della variazione dell’indice preso a riferimento.

Per i circa cinquemila pensionati che avevano allora trattamenti superiori a sei volte il trattamento minimo (circa duemila settecento euro mensili lordi), non ci saranno adeguamenti per il 2012-2013 (dal 2014 la Legge di Stabilità ha previsto la fine del “blocco” della rivalutazione anche per loro)

Sono quasi 18.000 coloro che si vedranno riconosciuto un recupero più significativo, per effetto del decreto n. 65: sono i pensionati che ricevono poco meno di 2000 euro lordi.

Facciamo l’esempio di una pensione di 1700 euro lordi (meno di 1350 euro netti mensili)

Il nuovo sistema di rivalutazione fa maturare arretrati per oltre 900 euro lordi (700 netti). Saranno pagati il prossimo 1 agosto.

Le pensioni di importo superiore avranno meno; si è scelto di privilegiare i redditi medio bassi, considerando che siamo ancora in un periodo difficile e che, se ci sono un po’ di risorse disponibili, bisogna usarle anche per altro: soprattutto per chi in pensione  non riesce ad andarci, e anche per non danneggiare il futuro previdenziale dei giovani.

Ci sanno altri partiti che racconteranno che loro vogliono dare di più a tutti i pensionati, che la Corte Costituzionale ha deciso questo. Non è vero: la Corte ha detto che il sistema definito nel 2011 non va bene e che se ne deve costruire un altro. Il decreto 65 ha fatto esattamente questo.

C’è una cosa che il Governo non ha ancora accettato: che gli aumenti previsti dal decreto 65 per gli anni 2012 e 2013 debbano entrare nella base di calcolo per gli adeguamenti al costo della vita degli anni successivi, per evitare che una perdita di reddito di un periodo si trascini per sempre. Il gruppo Pd in Commissione ha presentato un emendamento che interviene su questo.

Ci siamo impegnati anche per avere più risorse per i contratti di solidarietà e per evitare che le pensioni future, quelle calcolate con il sistema contributivo, siano penalizzate dai meccanismi che regolano la rivalutazione della somma dei contributi e seguono l’andamento dell’economia (andamento negativo in questo periodo).

Da martedì la Commissione Lavoro esaminerà gli emendamenti, 63 in tutto, 5 dei deputati Pd della Commissione e tre di altri deputati del Gruppo.

Un numero limitato di emendamenti consentirà un esame vero e accurato delle diverse materie.


« »

Scroll to top