Pensioni d’oro: facciamo chiarezza

il 30 gennaio 2014 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Pensioni d’oro: noi le vogliamo difendere e altri le vogliono colpire? Non è così, proprio per nulla.
Noi abbiamo votato (non l’on. Meloni, né il Movimento cinque stelle) la legge di stabilità che prevede che le pensioni alte e altissime siano gravate di un contributo di solidarietà, con percentuali sino al 18% oltre i 200.000 euro circa. Pensiamo che non sia sufficiente. Nel sistema previdenziale ci sono state distorsioni forti, privilegi ed ingiustizie che hanno ancora effetti sulle pensioni in essere. Ma la proposta di sanare le ingiustizie ricalcolando le pensioni alte con il metodo contributivo per abbassarle, contiene due bluff e un rischio pesante per tutte le pensioni: per le pensioni alte, se venissero, la differenza sarebbe molto bassa, spesso nulla, qualche volta risulterebbero più; ricalcolare ora le pensioni liquidate tanti anni fa è contestabile, potrebbe rivelarsi impossibile, potrebbe succedere che non se ne fa niente; ma se si riuscisse a dimostrare che è possibile, si aprirebbe un rischio vero per pensioni tutt’altro che “d’oro”. Noi proponiamo invece: togliere vitalizi ingiustificati, chiedere a chi ha una pensione molto alta di essere solidale con chi ha pensioni basse, individuare le vere storture che ci sono ancora per eliminarle, riportare nel sistema previdenziale garanzie per le pensioni future di chi oggi è ancora giovane, per chi fa lavori usuranti, per le donne che ancora si fanno carico di tanta parte del lavoro di cura: e le risorse necessarie.
1) Non siamo noi che abbiamo votato contro un provvedimento per colpire le pensioni d’oro,ma l’on. Meloni del gruppo Fratelli d’Italia, e così anche il Movimento cinque stelle. L’una e gli altri hanno messo in votazione delle mozioni, senza alcun effetto pratico e con contenuti discutibili e potenzialmente pericolosi per tutti i pensionati;noi abbiamo votato (loro no) la legge di stabilità che prevede che le pensioni alte e altissime siano gravate di un contributo di solidarietà, del 6% per le cifre che superano 90.000 euro all’anno, del 12% tra 90 e 130.000, del 18% oltre i 200.000 euro circa.
2)Pensiamo che non sia sufficiente; non basta applicare un contributo straordinario, occorre intervenire in modo permanente:per questo abbiamo presentato una nostra proposta di legge. Ora stiamo discutendo in Commissione Lavoro alla Camera: si parte dal testo dell’on. Meloni, il primo ad essere stato depositato, su quello abbiamo presentato emendamenti che contengono le nostre idee.
3) Ci sono cose che si possono fare e altre no:
* si possono rimettere in discussione le regole con cui sarà calcolata la pensione per chi ancora lavora, e lo si è fatto pesantemente; altra cosa è ricalcolare i trattamenti di chi già è in pensione
* se si vuole togliere qualcosa alle pensioni, lo si può fare se il ricavato rimane dentro il sistema previdenziale, non se quel contributo è come una tassa, perché allora la tassa va messa su tutti e non solo sui pensionati
4) Chi è giovane ha una prospettiva pensionistica molto negativa: questo accade non perché qualcuno si sia mangiando oggi il loro futuro: con il sistema contributivo ciò che danneggia le pensioni future è il fatto che i giovani lavorino poco, in modo discontinuo, poco pagato. Il rapporto tra giovani e anziani è inverso:se i giovani versano pochi contributi perché sono costretti a lavorare poco, alla lunga faranno mancare le risorse che servono a pagare le pensioni in essere (si chiama sistema a ripartizione). Il passaggio dal calcolo retributivo al contributivo è stato deciso per dare maggiore sostenibilità al sistema, di fonte alla crescita delle aspettative di vita, e per realizzare un più stretto rapporto tra contributi versati e valore della pensione,e presupponeva lo sviluppo della previdenza complementare. Ma ora se ne vedono tutti limiti e le contraddizioni, proprio per i problemi che ci sono stati e ci sono nel lavoro: precarietà, difficoltà a mettere da parte quote di salario per i fondi complementari, ecc.
5) Ci sono pensioni altissime e questo è un insulto per chi ha pensioni bassissime, soprattutto per chi ha pensioni basse nonostante abbia lavorato tutta una vita e versato i contributi. Ed è un insulto verso tutti questi, compresi coloro che hanno pensioni alte,che ci sia stata e ci sia una evasione contributiva rilevante(l’evasione fiscale è accompagnata molto spesso da evasione dei contributi previdenziali).Chi ha pensioni alte almeno paga le tasse: se le tasse che pagano non sono suffcienti, alziamole (per i pensionati e anche per gli altri)
6) Nel sistema previdenziale ci sono state distorsioni forti, privilegi ed ingiustizie:a partire dal 1992, una serie di interventi su quel sistema ha ridotto e spesso cancellato le differenze. Quelle disparità producono ancora effetti nelle pensioni in essere. Su alcune situazioni si può intervenire, anzi si deve: ad esempio il cumulo di vitalizi che un certo numero di persone percepisce, va eliminato. Ne scelgano uno, e basta. Altre distorsioni è possibile individuarle ed eliminarle:questo è scritto nelle nostre proposte per una nuova legge
7) la proposta dell’on. Meloni prevedeva di penalizzare le pensioni da 3200 netti in su, belle pensioni certamente, ma non d’oro, e ci metteva dentro anche le pensioni complementari (che sono “risparmio”previdenziale personale) e altre pensioni cosiddette risarcitorie, escluse (bontà sua) quelle assegnate alle vittime del terrorismo. Punti che ora ammette essere sbagliati, dice di voler cambiare. Meglio così, ma è anche a quelle cose che abbiamo votato contro, votando contro la sua mozione.
8) C’è un punto su cui l’ on. Meloni non molla, sostenuto anche da altri gruppi politici, e che trova qualche simpatia all’interno del Pd:le ingiustizie si sanerebbero ricalcolando con il metodo contributivo le pensioni sopra un certo importo che a suo tempo erano state liquidate, in tutto o in parte, con metodo retributivo
9) In tutto questi ci sono due bluff, e un rischio, cioè una cosa pericolosa per le altre pensioni, quelle più basse.
Il primo bluff:per le pensioni alte, se venissero ricalcolate con il contributivo, la differenza sarebbe molto bassa, spesso nulla, qualche volta risulterebbero più alte. Perché? Il sistema retributivo ha già in sé un meccanismo di riduzione del rendimento pensionistico per retribuzioni alte (anziché il 2% per ogni anno di lavoro, che si applica sino a 47.000 euro -3.500 netti mensili-, per le quote di pensione superiori si passa all’1,5, poi all’1,25, sino all’ 1% per le quote oltre i 76.500 euro); inoltre, chi ha retribuzioni alte spesso va in pensione tardi, con molti anni di lavoro (magistrati, docenti universitari, dirigenti, ecc.) e non viene quindi penalizzato dal sistema contributivo come altri lavoratori.
Il secondo:per ragioni che sono in parte discutibili, in parte giustificate, ricalcolare ora le pensioni liquidate tanti anni fa è contestabile, potrebbe rivelarsi impossibile, potrebbe succedere che non se ne fa niente, con buona pace di coloro che dicono di voler castigare i ricchi pensionati con questo sistema. Altra cosa è fare pagare ai ricchi pensionati un contributo da destinare a chi ha pensioni più basse, ora o in futuro, oppure fare pagare più tasse, a loro e ad altri ricchi non pensionati. Questo si può fare.
La trappola: ma se si riuscisse a dimostrare che è possibile ricalcolare le pensioni in essere, perché questo dovrebbe valere solo per le pensioni alte? E’ un rischio potenziale, ma grave. Coltivatori, commercianti e artigiani hanno, nella maggior parte dei casi, pensioni che valgono ben più dei contributi che hanno versato (di questa differenza si è fatto carico il Fondo pensioni lavoratori dipendenti). Anche una parte di ex operai e impiegati, o quadri di aziende industriali, che hanno lavorato 35/40 anni, da un ricalcolo con il sistema contributivo di tutta la loro pensione avrebbero cifre più basse: più basse, ad esempio, dei 1100/1500 euro al mese. È giusto? E poi, sarebbe come dire che chi è andato, tempo fa, in pensione con meno anni di contributi di quelli che occorrono oggi, dovrebbe tornare a lavorare per rispettare le regole che ci sono ora e non quelle del momento in cui ha lasciato il lavoro. Assurdo? Tanto quanto ricalcolare la pensione con un metodo diverso da quello in vigore al momento del pensionamento.
10) E allora, vale la pena invece: togliere vitalizi ingiustificati, chiedere a chi ha una pensione molto alta,anche se se l’è guadagnata, di essere solidale con chi ha pensioni basse, impegnare Governo e Parlamento ad individuare le vere storture che ci sono ancora nel sistema per eliminarle, e ad intervenire per ridare una speranza ai giovani che pensano di non poter arrivare mai ad una pensione, o almeno ad una pensione decente.
11) Per questo ci vogliono molte risorse? Sì, ma molte risorse sono state sottratte al sistema previdenziale per coprire i buchi del bilancio dello Stato: è ora che, con tutte le attenzioni del caso, nella previdenza pubblica tornino ad esistere garanzie per le pensioni future di chi oggi è ancora giovane, per chi fa lavori usuranti, per le donne che ancora si fanno carico di tanta parte del lavoro di cura: e le risorse necessarie per finanziarle.


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