Pensioni “Opzione Donna”: il mio intervento in aula

il 15 luglio 2015 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Nel sistema previdenziale ci sono contraddizioni e ci sono ancora ingiustizie, grandi e piccole; alcune sono di difficile soluzione, altre invece sono facilmente risolvibili, anzi sarebbero già risolte, se prevalesse l’interpretazione corretta delle norme e si evitasse di sollevare questioni di copertura economica che sono infondate. Una di queste è quella relativa alla cosiddetta “opzione donna” , che, com’è noto, consente alle donne che abbiano una anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni e 57 anni di età se lavoratrici dipendenti o 58 anni se lavoratrici autonome, di accedere alla pensione, accettando il calcolo con il sistema contributivo su tutta la vita lavorativa.

Per superare l’interpretazione restrittiva dell’Inps, operata con due circolari del 2012, che riduce rispettivamente di 15 e di 21 mesi i termini per poter accedere a questa opzione, si è sviluppata un’azione parlamentare, è stata intentata una azione legale collettiva, si sono mobilitati in tutta Italia i Comitati INPS, rappresentativi delle forze sociali e delle istituzioni coinvolte, che hanno approvato propri ordini del giorno.

Tra questi il Comitato INPS della sede di Genova, che il 26 marzo  2015  ha discusso di questo tema.

Il Comitato di Genova ha osservato che l’Istituto con le circolari n°35 e n°37 del 2012 ha interpretato in senso restrittivo l’applicazione della legge; che il Parlamento già a partire dal novembre 2013 ha chiesto al Governo di intervenire nei confronti dell’INPS per modificare le circolari.

Il Comitato INPS di Genova ha chiesto quindi un intervento del Ministero del Lavoro per una tempestiva risoluzione delle problematiche relative a “opzione donna” ed auspicato che l’INPS riveda le indicazioni fornite “mantenendo la data di maturazione del diritto al 31 dicembre 2015, riconoscendo a migliaia di lavoratrici la pienezza del loro diritto e della loro dignità. “

Il Ministro e l’Istituto hanno dichiarato, anche in sedi formali, la volontà di risolvere la questione, con un atto amministrativo, e senza scomodare nuovamente l’azione legislativa.

Il Ministero dell’Economia ha posto un problema di copertura; ma, ammesso che di copertura ci sia necessità, cosa discutibile, il provvedimento che ha previsto l’ “opzione donna” aveva una propria copertura che è stata usata solo in parte, come ci ricordava ieri il Presidente Damiano.

Inoltre il calcolo contributivo su tutta la vita lavorativa previsto per chi utilizzi “opzione donna” consente nel tempo un risparmio consistente, di gran lunga superiore alla maggiore spesa che sarebbe necessaria per i primi anni, spesa peraltro largamente coperta da quanto previsto a suo tempo.

E’ necessario e del tutto possibile quindi che la questione venga rapidamente risolta, sanando una ingiustizia, evitando contenzioso, agevolando una forma di flessibilità di uscita dal lavoro che in realtà scarica i propri costi solo sulle interessate, e liberando posti di lavoro per i giovani, consentendo a regime una riduzione netta della spesa previdenziale.

Chiediamo quindi al Governo di provvedere con sollecitudine


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