Pensioni, si deve avere un disegno

il 17 settembre 2018 | in Articoli, newsletters | da Anna Giacobbe

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La “legge Fornero” ha creato molti problemi, a tante persone.
Altri problemi non li ha risolti, c’erano prima e sono rimasti; alcuni li avevamo ereditati dai governi Berlusconi; o li aveva creati nel corso degli anni il cambiamento dei tempi e dei modi del lavoro.
Le cose giuste per cambiare non si possono fare tutte insieme, questo ormai lo riconoscono tutti. Ma si deve avere un disegno, tenere conto di diverse cose: di chi è vicino alla pensione, ma anche di chi è ancora lontano, ad esempio; e di chi in pensione c’è già. Perché davvero nella previdenza tutto si tiene ( poi si può, anzi si deve, fare un passo per volta)
Altrimenti le pezze possono essere peggio del buco.
Per questo i sindacati insistono a mettere in fila tutte le questioni che sono rimaste aperte. Questioni che possono essere riassunte così, utilizzando i titoli e alcuni contenuti dei documenti unitari del 2014, 2015, 2017. Insomms, non si “inventano” ora questi obiettivi
* pensioni dignitose per chi oggi è giovane e per i lavoratori precari e discontinui:
- istituzione della “pensione contributiva di garanzia”, per riconoscere e valorizzare a fini previdenziali i periodi di lavoro discontinuo o con contribuzioni basse, l’attività di studio e formazione.
- riduzione della soglia di importo per l’accesso alle pensioni calcolate con il sistema contributivo (la pensione deve essere minimo 1 volta e mezza il valore dell’assegno sociale per andare in pensione di vecchiaia – altrimenti si va a 70 anni; e minimo 2,8 volte l’assegno sociale, per andare in pensione a 63 anni + aumento per aspettativa di vita, con 20 anni di contributi);
* riconoscimento del lavoro di cura: maggiorazione contributiva dei periodi di congedo per maternità, anticipo dell’età per la pensione di vecchiaia per le donne (un anno per ogni figlio, sino a un massimo di tre); anticipo pensionistico per chi assiste familiari disabili gravi
* lavori usuranti, estensione della platea dei beneficiari e dei settori coinvolti,
* accesso flessibile al pensionamento: stabilizzazione ed estensione degli strumenti di flessibilità introdotti nel 2017/2018 (Ape, uscita a 41 anni di contributi per i precoci, ecc.); reintroduzione delle “quote” o flessibilità senza penalizzazioni a partire da 62 anni
* tutela delle pensioni in essere: ritorno al meccanismo basato sugli “scaglioni di importo”; individuazione di un indice diverso dall’attuale per una rivalutazione più aderente ai consumi dei pensionati
* riforma della governance dell’INPS, per far funzionare meglio l’Istituto
* previdenza complementare: aumentare l’adesione ai fondi e gli strumenti di tutela del risparmio previdenziale;
* separazione della spesa previdenziale da quella assistenziale per le comparazioni a livello internazionale
* esodati/opzione donna: verifica delle risorse che sono state risparmiate dagli stanziamenti passati per risolvere i problemi ancora aperti


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