Pensioni: troppe incertezze per dare una valutazione

il 13 settembre 2018 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Le incognite e le variabili sono ancora tante e non c’è modo di capire esattamente quale sarà il punto di partenza vero, concreto, della discussione sulle pensioni nella legge di bilancio per il 2019.
Dal vertice di Salvini con gli economisti della Lega è scaturita l’ultima in ordine di tempo delle ipotesi su “quota 100”.
Fatta salva, come sempre, la questione delle coperture economiche, che sono consistenti e che metteranno il governo di fronte alla necessità di fare delle scelte nell’economia generale della manovra di bilancio, questa ultima l’ipotesi prevederebbe: età minima a 62 anni, massimo di due anni di contributi figurativi; ricalcolo contributivo della quota di pensione “ a partire dal 1995” (che, forse, vuol dire che si applica a tutti il sistema misto, con calcolo contributivo per gli anni successivi al 1995, quale che sia il numero di anni di contributi versati precedentemente): si ipotizzerebbe un fondo esuberi per un piano per il turnover, e/o per gestire crisi aziendali, alimentato dalle imprese e mettendo in campo le risorse dei fondi interprofessionali (per la formazione).
Pare scontato il superamento di APE sociale.

Come si vede ancora troppe incertezze per poter dare una valutazione.
E allora quello che serve, più che commentare i commenti, è
- ricapitolare i punti di partenza (non solo cosa c’è, ma anche cosa manca) degli attori in campo: partiti di maggioranza e governo, partiti di opposizione, organizzazioni sindacali
- chiarire il contenuto delle varie opzioni: di cosa si parla concretamente quando si limitano gli anni di contributi figurativi considerati utili, o si utilizza il sistema di calcolo contributivo, o si elimina l’Ape sociale; cosa sono i fondi interprofessionali o i fondi di solidarietà bilaterali, e a cosa servono oggi, fondi esuberi di categoria, e via discorrendo.

Ci vorrà un po’ di tempo, ma ne vale la pena


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