Pepe Mujica: “Occorre sganciarsi dai modelli e seguire la propria strada”

il 16 maggio 2015 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Oggi presso la sala consiliare del Comune di Savona, il Partito Democratico ha voluto rendere omaggio alla figura di Josè Pepe Mujica presentando il suo libro “La felicità al Potere” curato da Cristina Guarnieri.

Pepe Mujica è una figura in qualche modo leggendaria; comunque divenuta simbolica: da noi se ne è parlato soprattutto come uomo politico che ha rinunciato a quasi tutti i beni materiali che la sua carica gli avrebbe messo a disposizione per vivere in povertà.

Su questo le sue parola sono chiare e belle

“io non sono povero, poveri sono coloro che necessitano di molte cose”; “non sto difendendo la povertà, difendo la sobrietà perché la gente possa essere libera”

Come suggerisce Cristina Guarnieri, il Presidente sembra dirci: “ La sobrietà che io ho scelto non è un paradigma, o un vanto, ma soltanto la via su cui io incontro la mia felicità”.

“Andare nella vita con un equipaggiamento leggero non è una posa poetica, ma un calcolo crudamente materialista: significa non schiavizzare l’esistenza con questioni materiali e avere invece maggior margine di libertà e tempo di vita da poter spendere in cose che ci motivano (…) non può esserci felicità umana senza tempo per vivere”

Quando parla e scrive di questo Mujica sottolinea che la scelta è quella di vivere coerentemente con quello che si pensa

“occorre sganciarsi dai modelli e seguire la propria strada”

Quindi, da un lato la sottolineatura del non voler essere  un modello, per questo e per altro; l’invito a seguire ciascuno la propria strada; la felicità come possibilità di scegliere

Dall’altro il legame dell’idea di felicità con il senso del tempo, il tempo per fare le cose che ci motivano, il tempo per vivere.

Parliamo di un uomo che ha passato “i migliori anni della sua vita” nel carcere della dittatura che avrebbe voluto annientarlo

E’ questo fa sì che non ci sia niente di retorico in questa sua teoria della felicità

Il senso del tempo rinvia anche all’idea del lavoro; una funzione strumentale, si lavora per vivere; le cose per cui bisogna trovare il tempo sono l’amore, gli amici, contemplare una cosa bella

“credo che l’uomo non sia un animale lavoratore; ha imparato a lavorare per necessità, incorporando il lavoro come un’abitudine: anche a mo’ di abitudine, però, esso resta comunque la scoperta più grande della civiltà umana, attraverso cui l’uomo ha potuto costruire sempre più mondi, pieni di dolore ma anche di prosperità”

Dunque, la libertà come libertà di avere bisogno di poco.

A questa filosofia è legata la scelta culturale e politica di contrastare in modo fortissimo l’ideologia e la pratica del consumismo, della società del consumo e dell’usa e getta, sia come origine di una schiavitù delle persone, sia come strumento di una economia che consuma le risorse del pianeta e porta alla concentrazione della ricchezza e del potere

Nei suoi discorsi questo tema ritorna spesso.

Ne deriva una invocazione della decrescita, come si potrebbe anche immaginare?

No: Pepe Mujica ci dice “quando mi oppongo alla cultura dello spreco non sto proponendo di smettere di crescere e di produrre: non bisogna paralizzare l’economia o nazionalizzare tutto ma cosa accadrebbe se ci ponessimo l’obiettivo di eliminare la povertà su scala universale? se milioni di affamati avessero la possibilità di alimentarsi, di consumare, che dinamismo darebbero all’economia mondiale!”

La dimensione globale è l’orizzonte della politica e della sfida del futuro per dare alle persone le condizioni per stare bene; in quell’orizzonte deve operare la politica, l’ “alta politica”. L’idea di politica è uno degli aspetti che vale la pena di approfondire

Intanto, scrive Pepe, non si deve commettere l’errore di separarla “dalla felicità, dal miracolo di essere vivi”: questo significa intendere la politica come capacità di “sognare, ma farlo con i piedi per terra”,lottare anche per il progresso materiale, per l’uguaglianza e le opportunità”, ma tenendo insieme questo con quello che chiama “il diritto elementare di essere felici”

La critica più forte alla politica riguarda il fatto che al fatto che  “l’eterna madre dell’accadere umano, è rimasta inceppata nell’economia e nel mercato; passo dopo passo la politica non può fare altro che perpetuarsi e in questo ha delegato il potere e si dedica, stordita, a lottare soltanto per il governo” “l’economia globalizzata non ha altra guida se non l’interesse privato di pochissimi, mentre ogni stato nazionale guarda al permanere della propria stabilità” “Né i grandi stati nazionali, né le multinazionali, né tanto meno il sistema finanziario dovrebbero governare il mondo umano. dovrebbe farlo invece l’alta politica intrecciata alla sapienza scientifica” “Oggi il mondo è incapace di regolamentare a livello planetario la globalizzazione e questo accade per via dell’indebolimento della politica alta”

Per uscire da questa condizione, Mujica indica la strada della costruzione di accordi multilaterali a livello globale, ma soprattutto la necessità di  guardare avanti e rendersi adeguati alla velocità e alla potenza dei cambiamenti, alla dimensione globale delle sfide e quindi del necessario governo dei processi; e ad un lungo e paziente lavoro per cambiare la cultura

“E’ più facile cambiare le relazioni di proprietà che apportare cambiamenti alla cultura”. “I cambiamenti culturali sono la cosa più difficile da ottenere in una società La mia generazione ha perso la battaglia culturale! E questa è ora la sfida che abbiamo davanti: non potremo mai avere un’umanità nuova con una cultura vecchia”

Questa umanità nuova “bisogna formarla nel tempo”

“Trent’anni fa pensavo che lo scontro fosse con il capitalismo, certamente lo è, ma c’è anche molto di più : è una battaglia di civiltà, uno sforzo per la creazione di un’altra civiltà”

Nei discorsi di Mujica ci sono molti altri accenni ai limiti dell’azione delle forze rivoluzionarie, della sinistra nelle diverse esperienze di  presa del potere e di governo. La sua generazione, ci spiega, ha fatto riferimento al “positivismo razionalista”: “avevamo una spiegazione per ogni cosa, una risposta per ogni domanda e credevamo che la trasformazione dell’umanità fosse dietro l’angolo, che fosse solo una questione di tempo  “L’impossibile costa un po’ di più”, il cammino è molto più complesso e tortuoso” “Oggi davanti alle sfide imprevedibili della realtà, quasi tutti pensiamo che non si possa scartare a priori nessun cammino, che non si possa ignorare nessun esperienza né archiviare per sempre alcuna formula. solo il dogmatismo è rimasto sepolto” “Non è facile navigare, neppure le bussole sono più sicure di dove siano i punti cardinali”

Il fatto che nelle diverse esperienze nel mondo,  “per un cammino o per l’altro, abbiamo fallito nel costruire la società che volevamo e che sognavamo”, non toglie che Pepe senta che “ad ogni modo nulla è stato vano, nulla sarà uguale, ci sono stati una semina enorme, ed un incredibile progresso tecnico e scientifico e anche moltissimi miglioramenti sociali”

Questi pensieri appartengono ad un suo modo di essere molto evidente, il suo forte senso del “guardare avanti”. Vale, intanto, per l’eredità del passato recente e delle sofferenze atroci che ha portato nel suo Paese, e che Pepe ha vissuto direttamente. Proprio quelle gli fanno pensare che “certe cose non si superano mai . Nella vita ci sono cose inevitabili. La giustizia che possiamo fare è sempre relativa” “Non voglio che gli uomini di oggi divengano antagonisti per quanto è accaduto ieri. In questo modo si trasmetterebbe una fottuta eredità, e sarebbe fottuta la speranza di coloro che stanno chiedendo di venire alla vita”.

E, a partire da quello che l’esperienza gli ha insegnato, vale in generale: “non si  lotta mai guardando indietro , si lotta sempre guardando  in avanti”; “non si combatte mai per il passato”

Come scrive Cristina Guarnieri, “i suoi discorsi traboccano di vita, di amore per l’esistenza. Non c’è traccia in lui di un culto della sofferenza. Nessuno sguardo al passato. Nessuna ansia fanatica di giustizia. (…) Le sue parole sono lanci in avanti, verso il futuro.”

Lanci in avanti, dunque: “Bisogna dare risposta ad un mondo che noi non vedremo”; è una battaglia che va combattuta su due piani: “quello di carattere strategico e quello irrinunciabile dei problemi contingenti della nostra società”. “Lalta politica è il sogno di provare a pensare alla vita che dovremmo vivere fra quaranta o cinquanta anni”

Consapevole dei limiti, di fronte a queste esigenze, di “noi uomini moderni o contemporanei”: “ci saranno sempre passioni rivoluzionarie, l’essere umano ne sente il bisogno”, ma noi “abbiamo uno sguardo piuttosto corto” “non siamo capaci di essere all’altezza della civiltà che di fatto abbiamo sviluppato”

Ci dedichiamo, se va bene, solo a “rammendare le consegue” di un mondo ingiusto, non pensiamo alle cause di fondo, che stanno nella  “civiltà dello spreco”, la civiltà dell’usa e getta. Lo stato nazionale e i vecchi partiti non riescono a dare risposte adeguate, “la politica è indietro rispetto alla realtà che se ne va più leggera, a briglia sciolta” “viviamo in un mondo che ha scatenato delle forze che non riusciamo a governare”; persino i presidenti dei paesi più forti “sono a terra” rispetto a potere capitale finanziario

“Stiamo entrando in un’altra epoca in modo accelerato ma con politici, atteggiamenti culturali, partiti e perfino giovani che sono tutti vecchi al cospetto della spaventosa accumulazione di cambiamenti che neppure riusciamo a registrare” “non riusciamo a gestire la globalizzazione perché il nostro pensiero non è globale”. “non sappiamo se sia un limite culturale o se stiamo toccando i nostri limiti biologici” “la nostra epoca è portentosamente rivoluzionaria; non ha però una guida consapevole, Tanto meno una guida politica organizzata, perché non siamo nemmeno riusciti ad avere una filosofia precorritrice dinanzi alla velocità dei cambianti che si sono accumulati” “chi deve affrontare questi limiti, provare a superarli e l’alta politica, associata al sapere, alla cultura e alla scienza, cultura e scienza. Scienza e cultura hanno bisogno dell’etica; “etica” vuol dire cercare di salvaguardare la vita il più possibile, che significa amore per la libertà. La scienza e la cultura hanno bisogno di un’etica. La Germania nazista era molto colta e scientificamente preparata; eppure è stata una barbarie, una barbarie molto efficiente.”

“L’alta politica è collettiva”, Pepe ci parla anche di quanto ci sia bisogno di avere il partito, di fare il partito, “perché per avanzare sui temi epocali c’è bisogno di una dimensione collettiva”

Ma l’alta politica, pur essendo collettiva “ha bisogno di concentrarsi in alcune menti e trasformassi in messaggi di massa”; perché se le masse non capiscono qual è la strada da prendere, non c’è alcuna forza

Sono suggestioni, e questioni controverse nel nostro presente, in Italia ed in Europa. E a proposito di suggestioni che ci riportano “qui e ora”, qualcosa sulla sinistra politica:

* bisogna imparare a tollerarsi, a negoziare e a unirsi. La disgrazia della sinistra è che non riesce ad unirsi. Noi abbiamo imparato a farlo quarant’anni fa e così siamo diventati un centro di attrazione e siamo riusciti ad arrivare al governo: ci sono anime molto diverse, ma nonostante questo alziamo la mano tutti insieme, anche quando c’è dissenso, perché negoziamo.

* l’esperienza ci ha insegnato che chi se ne va perde

* chi chiede questa unità è la massa; ci siamo trasformati in un’alternativa reale perché la gente accompagna solo chi crede essere forte, sostiene solo chi le offre l’impressione di poter fare veramente qualcosa

* Per essere forti, i deboli devono unire molti pezzi, ma per questo devi essere aperto, tollerante, negoziatore, e avere programmi minimi , medi

* uno si deve chiedere se il radicalismo gli serve o no, se gli è utile per raggiungere i propri obiettivi, o se lo mette in una impossibilità di azione: potrà essere contento dell’immagine che offrirà agli altri ma non gioverà realmente a nessuno

* le battaglie si possono perdere perché sono superiori alle nostre forze, ma anche perché non ci siamo organizzati per vincerle

* Tra componenti diverse, “bisogna abituarsi a camminare insieme, poi questa abitudine si trasformerà in tradizione”.

Alta politica e cultura, insieme, per “guardare avanti”: “mi piace fare il bagno in piscine colme di intelligenza, di culture lontane, di sapienze diverse: e tanto meglio quanto più mi sono estranee; meno coincidono con quel poco che so, più sono contento” “E’ dimostrato che quando l’intelligenza raggiunge un certo grado di concentrazione nella società diviene contagiosa. L’intelligenza che si addice ad un paese è l’intelligenza distribuita,  quella che cammina per le strade, si usa per seminare, per tornire, per manovrare una gru o programmare un computer, per cucinare o accogliere un turista: quel che è necessario in tutte le cose, è lo stesso sguardo curioso, assetato di conoscenza e molto anticonformista”

“In internet ci sono tutte le informazioni, tutti i dati; lì si trovano le risposte. Quel che non si trova però sono le domande: il problema è avere la capacità di interrogarsi, saper formulare domande feconde che suscitino nuovi sforzi di ricerca e di apprendimento”

“I cambiamenti nell’educazione producono un rendimento lento, mobilitano resistenze e obbligano a posporre altre richieste. però bisogna farlo. va fatto adesso, quando è ancora fresco il miracolo tecnologico di internet e si aprono opportunità mai viste per accedere alla conoscenza “

 

 


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