Professionisti proletari e l’equo compenso. Perchè il PD possa essere il mio, il nostro posto

il 13 luglio 2017 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

Stampa post Stampa post

“ho perso reddito, ho perso status”: il lavoro professionale, quello più tradizionale e le professionalità più recenti.

Nel periodo della crisi, il lavoro indipendente ha perso quasi mezzo milione di occupati.

Sono aumentate le diseguaglianze: tra giovani e senior, tra uomini e donne, tra regione e regione.

Nel corso degli ultimi anni, interventi parziali hanno affrontato alcune delle criticità più evidenti: dalla percentuale di contribuzione alla gestione separata INPS, al sostegno in caso di disoccupazione per i collaboratori, dall’estensione di alcune tutele sociali, ad esempio per la maternità, alla possibilità, da ultimo con la legge di bilancio per il 2017, di cumulare gratuitamente periodi di contribuzione in diverse gestioni previdenziali, comprese le casse professionali.

Ed è maturata la necessità di un intervento legislativo compiuto, per definire un sistema di diritti e di welfare capace di sostenere nel presente e tutelare nel futuro questo mondo, con le sue peculiarità: con interventi destinati sia a tutelare le persone, i loro diritti, sia a sostener l’avvio e la continuità delle attività professionali, a salvaguardare e sviluppare le loro professionalità.

La Legge per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale è stata approvata definitivamente, e recentemente pubblicata. E’ una buona cosa, davvero.

Un punto importante rimane irrisolto: l’abolizione delle tariffe, realizzata a tutela della concorrenza, ha finito per distorcere il mercato professionale, con prestazioni fornite con compensi bassissimi e di conseguenza, spesso, una scarsa qualità dei servizi offerti, e in generale la riduzione del reddito dei professionisti, soprattutto i più giovani, ma non solo. Le pubbliche amministrazioni sono tra i committenti più discutibili, da questo punto di vista. Il tema dell’equo compenso è una priorità: vanno utilizzati margini che la nuova legge offre per fare passi avanti, ma servono ulteriori interventi normativi e un cambio di passo nella valutazione che le pubbliche amministrazioni fanno anche del lavoro professionale


« »

Scroll to top