Prospettive sociali e occupazionali nel dopo-crisi del nostro territorio

il 12 novembre 2017 | in Articoli | da Anna Giacobbe

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Ho partecipato ieri mattina all’iniziativa IDEE PER IL RILANCIO DEL TERRITORIO organizzata dal mio partito a livello provinciale, un momento di riflessione per affrontare i nodi del nostro territorio, provando , insieme, a trovare risposte concrete attraverso l’analisi e il confronto.

Il titolo assegnato al mio intervento era:“Prospettive sociali e occupazionali nel dopo-crisi del nostro territorio”; è un titolo che getta il cuore oltre l’ostacolo. Ci ho provato.

In ogni caso, ieri, per la forma stessa di questo incontro,  si presentava una sorta di “catalogo” di cose fatte e di cose da fare, su cui si dovrà tornare, per approfondire ancora il merito e per confrontarci con altri, forze sociali, altri soggetti politici, “ambienti” della società e dell’economia: anche nella dimensione locale costruiamo le condizioni per condividere progetti per l’avvenire, un’idea di “dove vogliamo portare” il nostro territorio e il Paese, alleanze necessarie ad avere il contesto e i numeri per governare.

La concretezza delle cose fatte è essenziale, non è sufficiente da sola a ricreare un rapporto di fiducia, di “affidamento”, da parte dei cittadini e di quei corpi sociali che pure sono cambiati e si sono articolati diversamente rispetto al passato.

Rischiamo di registrare, nella prossima primavere un’altra conferma, dopo quelle che abbiamo già avuto, di questa realtà.

Dimostrare di essere radicali e “popolari” perché conosciamo le difficoltà delle persone, il peso delle diseguaglianze, la fatica del vivere, la voglia di futuro frustrata dalle ingiustizie, e che ci proponiamo di affrontare queste cose, è la strada giusta; se radicalizziamo i toni parlando di vitalizi e di banche, rischiamo di andare dove non vogliamo.

La situazione economica in generale è migliorata, non così in Liguria: abbiamo beneficiato della ripresa registrata in Europa e di un’azione di governo che ha seguito le crisi, anche nel nostro territorio, ha riconosciuto la complessità di quelle crisi e ha dato strumenti straordinari. Abbiamo una questione aperta molto seria: Piaggio. Cosa possiamo fare noi, da qui, per incidere su una vicenda nella quelle ci sono aspetti industriali, ma anche strategici e relativi alla difesa? Credo che dobbiamo e possiamo dire con forza due cose: che la Piaggio deve rimanere intera, che lo Stato italiano deve chiedere a Leonardo di avere un ruolo, di essere parte della soluzione

Indicatori economici importati hanno fatto registrare primi segni di andamento positivo: il nostro Governo ha cercato di incidere sui fondamentali dell’economia, in un quadro internazionale ancora difficile; ed ha previsto incentivi economici alle imprese, che hanno permesso di rendere percepibili almeno un po’  di più gli effetti della ripresa sul lavoro. La crescita del lavoro a tempo indeterminato è stata determinata soprattutto dagli incentivi, non genericamente “dal jobs act”; l’occupazione è stata poi assicurata  prevalentemente da lavoro a termine, che in parte ha riassorbito, per fortuna, una quota del lavoro che prima finiva in voucher.

Il lavoro, che riprende in termini di quantità, spesso non ha la stessa qualità e non garantisce lo stesso reddito di prima della crisi.

Le diseguaglianza cresciute nell’era della crisi non sono colmate: è un fatto economico e ha effetti sociali.

La stesse legge per il contrasto alla povertà nasce proprio dalla consapevolezza che ci sono effetti pesanti e duraturi della crisi, che non sono recuperabili con la sola ripresa di un ciclo economico positivo. Siamo impegnati ad attuare pienamente quella legge anche nel nostro territorio.

Nel savonese, come in Liguria, la crisi era arrivata più tardi che in altre regioni; più lenta è l’uscita, soprattutto in alcune aree, come la nostra: sono stati già descritti tutti i limiti dell’azione della giunta regionale nell’affrontare questa realtà e nell’utilizzare risorse e opportunità che pure ci sono.

Il riconoscimento da parte del governo dell’area di crisi industriale complessa, fatto per nulla scontato, ci offre opportunità per il futuro del lavoro, ma anche per affrontare l’emergenza, con la proroga degli ammortizzatori: siamo tra coloro che hanno messo in evidenza la mancanza di soluzioni per chi non aveva più l’azienda di riferimento, e le modifiche normativa di quest’anno ci sono venute incontro: non solo cassa integrazione, ma anche proroga della mobilità. Non siamo ancora riusciti a concepire l’insieme delle persone che hanno perso il lavoro e coloro che potrebbero iniziare a lavorare come un “bacino di manodopera”, per usare un termine antico, da curare, rafforzare sul piano professionale se necessario, accompagnare, fare sentire dentro una dimensione collettiva. È un obiettivo da non smarrire.

Bene le azioni per l’area di crisi.

Ci sono però anche le altre aree della provincia, che possono anche godere di riflesso degli sviluppi attesi nell’area di crisi, ma che hanno bisogno di una attenzione a loro dedicata. Ci dovremo tornare.

Turismo, agricoltura, aree  interne, e connessioni tra questi ambiti, e l’indotto ulteriore che generano, per dire solo qualche titolo.

E poi le altre opportunità presenti, che non solo possono dare lavoro, ma anche una identità territoriale ritrovata, anche dal punto di vista del “blocco sociale”, su cui fondare una rinnovata prospettiva politica, almeno nell’area Savonese-Valle Bormida.

Possiamo chiamarle “porto e dintorni”:

- a Vado le cose sono andate avanti, c’è una gestione del rapporto con il territorio e con le prospettive dell’occupazione, del Comune e delle forze sociali. Dobbiamo sciogliere qualche problema sulle connessioni: ci stiamo lavorando tutti.

- dovremmo approfondire i temi posti dall’intervento di Carlo Giacobbe su La Stampa di qualche mese fa, su cosa potrebbe rappresentare qui la nuova “via della seta”.

- ci sono gli effetti (accora negativi) dell’accorpamento con Genova, che si registrano soprattuto negli aspetti gestionali e nello scalo di Savona città: niente di più e niente di meno di quello che temevamo, e che non è stato scongiurato nel frattempo; con l’aggiunta di una criticità seria su Costa (anch’essa in parte generata dai ritardi e dal blocco burocratico) e quindi per chi lavora al servizio dei traffici di Costa: sono problemi non “di Savona” verso o contro Genova, ma di tutto il sistema (quattro firme quando ne basta una, per banalizzare, è un problema da risolvere per tutti), e della necessità che il porto di Savona Vado abbia una attenzione dei vertici dell’autorità di sistema proporzionata al proprio valore

- si è parlato dell’autonomia finanziaria per i porti, tema non nuovo, che torna con il dibattito sull’autonomia regionale. E’ stata già sperimentata, in qualche modo, proprio per fare partire la costruzione della piattaforma di Vado. E’ tutta da conquistare; se ci sarà davvero, nell’ambito della autorità portuale di sistema, facciamo a capirci”: gli eventuali ritorni non possono essere utilizzati solo per “buttare altre pietre in mare”, ma nel sistema logistico portuale nel suo complesso e per facilitare il suo rapporto con il territorio, sapendo che i valori del gettito Iva per le merci di importazione di cui stiamo parlando, e quindi il rapporto relativo tra le due realtà accorpate, sono (dati 2016): Genova 2 miliardi e 560 milioni, Savona un miliardo e 80 milioni, al netto di quello che sarà il gettito generato dalla piattaforma.

Per le prospettive delle politiche attive del lavoro:

- per chi ha perso il lavoro: è essenziale provare ad avere un sistema di incontro domanda e offerta efficace: nelle zone dove cresce la domanda di lavoro cresce anche la percentuale di difficoltà a trovare le competenze e le professionalità richieste

- per i giovani:

* c’è un tema generale che si chiama dispersione scolastica, blocco dell’ascensore sociale a partire dalle opportunità di frequentare con successo l’università: questo, oltre ad essere una di quelle ingiustizie che noi non dovremmo sopportare, ci priva di talenti che non emergono: altro che la competizione come selezione del meglio!

* obiettivo concreto: la possibilità di ampliare e qualificare le esperienze di alternanza scuola-lavoro, e il sistema duale

In tutto questo c’è un ruolo delle parti sociali, e una responsabilità diretta delle imprese, che devono mettersi a disposizione.

Ancora per i giovani: soprattuto in una situazione in cui è così forte l’esigenza di innovare il sistema produttivo, in cui c’è così bisogno di turnover tra professionalità vecchie nuove, si sente ancora di più il limite di un sistema previdenziale che manda in pensione sempre più tardi,e con regole rigide: alcune cose importanti sono state fatte nella scorsa legge di bilancio, ma bisogna andare avanti, con determinazione

Altro tema generale e complesso: le prospettive dell’innovazione dei processi produttivi, per un verso, ridurranno la domanda di lavoro. La ricchezza, il valore che si genera in quelle attività deve poter essere messa a disposizione di un sistema che fa lavorare le persone non solo in ambiti in cui il lavoro anche per via dell’innovazione crescerà (il sostengo agli investimenti in formazione nell’industria 4.0 ha questo obiettivo), ma in un sistema di servizi alle persone e all’ambiente, che di lavoro ha un gran bisogno. Questo ha a che fare, ovviamente, con le politiche economiche e fiscali, con il come si produce e si redistribuisce il valore aggiunto; ma c’è uno spazio di iniziativa locale nell’immaginare come impiegare energie, professionalità, capitale umano nei servizi alle persone e al territorio.

C’è, nelle prospettive sociali e anche del lavoro nel nostro territorio, una questione, l’invecchiamento della popolazione, che se non affrontato in modo corretto rappresenta una minaccia: mancheranno forze di lavoro, tra non tantissimi anni, perché non nascono e perché in parte vanno via; i bisogni della popolazione anziana faranno crescere i costi del welfare, soprattutto se affrontati con gli strumenti sbagliati (quando parliamo di sanità, un occhio anche a questo)

Un “patto tra generazioni”, da declinare con precisione in altra occasione, è un’architrave delle prospettive sociali ed economiche della nostra terra.

Come si vede, si intrecciano strettamente problemi locali e dimensione nazionale. In questi anni abbiamo cercato, nel nostro lavoro in Parlamento  di occuparci del nostro territorio, ma provando ad esercitare un ruolo nelle scelte che hanno riguardato le politiche nazionali, senza le quali all’azione locale mancherebbero strumenti fondamentali.

Il partito giudicherà questo lavoro: gli elettori giudicheranno tutti noi.

Sarà un approva difficile, alla quel dobbiamo presentarci non con il taglio della “propaganda”, ma ricreando una connessione con i cittadini fondata sul riconoscimento delle loro difficoltà concreta, del fatto che il miglioramento indicato dalle statistiche spesso non corrisponde ad un miglioramento della vita materiale delle persone che incontriamo, soprattutto in un territorio in cui, come abbiamo visto, le cose non vanno bene: e non serve indicare responsabilità di altri, che pure ci sono, perché sarà a noi che chiederanno conto. Abbiamo buoni argomenti, mettiamoci in condizione di raccontare il lavoro che abbiamo fatto e quello che vogliamo ancora fare con attenzione e rispetto. Si può fare


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