QUALCHE IDEA SULL’IMU. DISCUTIAMO SU COME DEVE CAMBIARE, SU COME È GIUSTO CHE CAMBI

il 11 giugno 2013 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

Stampa post Stampa post

casa-ecologicaLa sospensione del pagamento della prima rata dell’Imu, disposta con il decreto del 21 maggio che ci apprestiamo a convertire in legge,  prelude alla complessiva riforma della disciplina dell’imposizione fiscale sul patrimonio immobiliare. Si tratta di materia complessa. Deve essere salvaguardata la possibilità degli enti locali di contare su  risorse certe e derivanti da una tassazione equa. L’esistenza di una tassa patrimoniale non può prescindere dal fatto che almeno in parte proprio il patrimonio immobiliare sia preso in considerazione.

Sull’Imu si è vista nei mesi scorsi un bel po’ di propaganda. Le risorse a disposizione sono, come si sa, limitate, non possono essere destinate tutte togliere una tassa a tutti, indifferentemente, ai ricchi e ai poveri. Il Pd ha sempre sostenuto che il carico fiscale sulla casa debba essere allegerito per chi ha redditi medio bassi e per valori degli immobili sotto una certa soglia. Del resto, è vero che l’abitazione principale è un patrimonio di natura speciale, per la sua stessa destinazione; per la stessa ragione è del tutto giusto che il carico fiscale che grava su di essa,  pur trattandosi di una imposta sul patrimonio, venga rapportato anche al reddito e alla composizione del nucleo familiare.

 

Proprio in questo spirito, la revisione che il governo ha annunciato di voler portare a termine entro agosto deve  tenere conto anche dell’evoluzione della struttura delle famiglie e della relazione tra quest’ultima, la tipologia delle abitazioni ed del loro utilizzo, e il livello di reddito reale disponibile per i nuclei familiari.
In particolare, l’invecchiamento della popolazione da un lato, e la denatalità dall’altro fanno sì che non solo il numero di figli  minori, ma anche la presenza di persone anziane (e non solo) non autosufficenti incida fortemente sulle condizioni del nucleo, e richieda  anche di innovazioni sulla struttura delle abitazioni, l’organizzazione deglinspazi e dei servizi, ecc..
Costituisce, poi, un elemento di iniquità, con l’attuale normativa, il fatto che una persona che ospiti gratiutamente, con la modalità del comodato d’uso, un figlio o genitore anziano nella propria abitazione principale, utilizzando per se stessa altra residenza, sia tenuta a pagare l’imposta come “seconda casa”.
Inoltre, nelle città si è modificata nel tempo la qualità ed il rango delle diverse zone e quartieri, con effetti sulla aderenza della classificazione catastale alla realtà, fatto che produce rilevanti iniquità, a danno di coloro che vivono nelle zone più degradate o divenute marginali.
Ed ancora, le migrazioni interne e verso altri Paesi per motivi di lavoro, fenomeni che tendono a riprodursi nuovamente in questi anni, producono situazioni per le quali la casa di abitazione viene mantenuta come tale nel luogo di origine, pur essendo i proprietari residenti, in affitto, nel luogo in cui si sono trasferiti.

 

 

La revisione dei criteri di applicazione dell’Imu deve quindi avere un approccio che tenga conto anche di valutazioni di ordine sociale, relativamente in particolare ai cambiamenti nella demografia.

Per queste ragioni abbiamo intenzione di utilizzare pienamente, come deputati del Pd, la discussione sulla legge di conversione del decreto del 21 maggio, che pure è provvedimento urgente e limitato -di fatto- ad un rinvio, per proporre le nostre idee su come cambiare la tassazione sulla casa nei prossimi mesi.
I temi sono tanti, dalla necessità di agevolare anche l’affitto, al tema della revisione del complesso della fiscalità comunale, alla questione del recupero del patrimonio immobiliare nelle città e nei paesi, nella logica del “riuso”, ecc.:

Per quanto mi riguarda, ho ritenuto utile proporre alcune delle tante questioni aperte.
In particolare, penso che dobbiamo impegnare il Governo
*a realizzare una revisione dei criteri dell’imposizione sulla prima casa che consideri le abitazioni concesse in comodato d’uso gratuito ai figli, ovvero ai genitori, alla stregua di abitazione principale, con le necessarie salvaguardie che evitino pratiche elusive
* a considerare, nella eventuale individuazione di franchige per l’applicazione dell’imposta, la presenza nel nucleo familiare di persone non autosufficienti, incentivando anche per questa via la permanenza a domicilio degli anziani, in alternativa al ricovero in strutture residenziali
* a considerare abitazione principale l’alloggio dell’anziano ricoverato in strutture
* a valutare l’opportunità di adottare quale strumento per la verfica dei mezzi l’Isee, di cui è in corso la revisione dei criteri di calcolo, anziché il mero reddito soggetto a Ire
* a prevedere misure che riconoscano la natura di abitazione principale all’alloggio di proprietà di cittadini emigrati in altre regioni o Paesi, e là residenti, con le necessarie salvaguardie affinché ciò non si presti a pratiche elusive
* ad accelerare la revisione organica del catasto, d’intesa con il sistema delle autonomie locali e previo confronto con le associazioni e forze sociali.

Già abbiamo ricevuto nelle audizioni dei giorni scorsi molti contributi, obiezioni, richieste. La discussione proseguirà, con gli amministratori locali, le associazioni, i cittadini e le cittadine. Anche a Savona ci saranno occasioni per confrontarci e fare sintesi utili.


« »

Scroll to top