Quota 96, anzi quota 100

il 3 dicembre 2014 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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La chiamerò Quota 100: per amore della verità, a partire da questo. Ormai la somma tra età e anzianità contributiva non è più 96.
E’ una vicenda dolorosa, soprattutto per gli interessati, ovviamente.
Questione di condizioni di vita e di lavoro, ma anche di fiducia, di affidabilità, di certezza del diritto.
Dolorosa, perché partiamo da un errore, non il solo, contenuto nella legge sulle pensioni del 2011, ed un errore è stato non averlo ancora risolto. Persone che un lavoro lo hanno, certo, a differenza di altri rimasti impigliati nelle contraddizioni di una manovra sulle pensioni pesantissima: persone, però, che in buona parte, non sono o non si sentono in grado di fare quel lavoro come andrebbe fatto.
Una preghiera, però, anzi due: non fate capire ai ragazzi “non ho più voglia di occuparmi di voi perché qualcuno mi ha fatto un’ingiustizia: si faranno una cattiva opinione non di chi vi ha fatto un’ingiustizia, ma degli adulti, di tutti, e di voi stessi. Accade, casi isolati, magari; ma accade.
Seconda preghiera: non chiedete “i nomi” di chi ha votato contro gli emendamenti: le liste di proscrizione, l’elenco dei “bersagli” sono cose tristi, e di triste memoria. Le responsabilità sono collettive e derivano da scelte politiche: fatte per necessità o meno, questa è un’altra questione.
E ora, quel che più interessa agli interessati: c’è speranza?
Penso che l’impegno che il Governo si è assunto nei giorni scorsi sia credibile. E’ vero che troppe volte ci sono stati impegni e promesse: fate bene a non credere sino che non vedete.
Ma sino ad ora c’erano stati impegni personali di qualcuno, anche nel Governo, e il tentativo del Parlamento di “forzare”, di buttare il cuore oltre l’ostacolo. Ora l’impegno a dare una soluzione è stato assunto, prima in Commissione Bilancio e poi in aula, dal viceministro all’Economia Morando, esponente del ministero che sino ad oggi ha taciuto o “si è messo per traverso”: credo che una soluzione nel provvedimento sulla scuola, nei primi mesi del prossimo anno, ci sarà.
Che la legge di Stabilità non sarebbe stata la sede in cui approvare una norma risolutiva è stato chiarito dal governo sin da subito, appena avviata la discussione parlamentare, quando la questione è stata nuovamente posta da alcuni di noi: abbiamo presentato ugualmente un emendamento, per tenere il punto, e perché il Governo fosse tenuto ad esprimersi. Questo è avvenuto: il viceministro Morando è persona seria e prudente, per questo tanto più credibile.
Salvo “colpi di scena” (questa volta positivi) al Senato nell’esame della legge di Stabilità, la soluzione per “Quota 100” sarà cercata con il provvedimento che darà attuazione al progetto “la Buona Scuola”.
Le sentenze dei tribunali dicono con chiarezza che si tratta di un diritto che è stato negato.
La recente interrogazione dell’on. Ghizzoni, che ho sottoscritto con molti deputati del Pd, metteva in evidenza quella contraddizione: c’è bisogno di una soluzione legislativa “pulita”, lineare.
Questo è quanto mi sento onestamente di dire alle donne e agli uomini che hanno patito e patiscono questa vicenda. Nessuna difesa d’ufficio, nessuno scarico di responsabilità; responsabilità che sono del Governo per la sua parte, e di tutti noi, compreso chi se ne è occupato un po’ di più e ha vissuto con amarezza gli stop and go di questi mesi.
E’ giusto che possiate lasciare la scuola: mentre ancora siete lì, non dimenticate che, parafrasando Bernhard Bueb, “nessun insegnate è perduto se c’è un bambino che crede in lui”.


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