Realtà e prospettive del turismo outdoor. Ieri un incontro a Orco Feglino

il 21 marzo 2017 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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La Polisportiva Finale Outdoor in collaborazione con la Confederazione Italiana Agricoltori, ha organizzato ieri un incontro per discutere della realtà e delle prospettive del turismo outdoor nel finalese, presenti gli amministratori di Finale Ligure, Orco Feglino ,Vezzi.

Ho preso spunto dalla proposta di legge del deputato Pd Tiziano Arlotti, “Disposizioni in materia di turismo all’aria aperta”, che anch’io ho sottoscritto, per fare le considerazioni riportate nel testo allegato, nel quale cito anche una serie di dati che, al di là dell’argomento al centro dell’incontro, possono essere utili da conoscere e discutere.

Ho poi ascoltato le molte cose interessanti e concrete che i partecipanti hanno proposto: saranno oggetto di approfondimenti per valutare quali iniziative parlamentari o di altro tenore possano essere realizzate a sostegno del grande lavoro che associazioni, volontari, operatori turistici e amministratori locali hanno realizzato in questi anni.

http://turismo.comunefinaleligure.it/it/outdoor/finale-outdoor-resort

 

Presentare la proposta di legge dei deputati Pd, a prima firma Arlotti “Disposizioni in materia di turismo all’aria aperta” è in realtà un “pretesto”, una occasione per parlare da un lato dei tanti aspetti di un settore economico rilevante come il turismo, e dall’altro delle specifiche esigenze del turismo outdoor, che vanno al di là delle strutture di accoglienza “all’aria aperta”, e di cui parleranno soprattutto gli altri relatori.

Si tratta di una delle diverse iniziative parlamentari a sostegno dell’economia turistica: ha a che fare con una certa idea di turismo, non solo tradizionalmente balneare; il turismo “dei campeggi” è una filiera importante del settore, da considerare complementare, capace di “aggiungere”, di avvicinare ai luoghi e alle opportunità del nostro territorio persone che non ci arriverebbero diversamente: o per interessi e propensioni ad un tipo di vacanza più libero e informale, o per reddito.

A proposito di reddito, una “provocazione”: si è parlato nella scorsa estate di chi dorme in spiaggia; si è bollata questa cosa come negativa in sé, portatrice di una abbassamento della qualità dei nostri luoghi, una cosa “fastidiosa”. Quella vicenda suggerisce qualche riflessione, che riguarda anche il fatto che sia cresciuta l’offerta di case in affitto in coabitazione, oltre il tradizionale mercato, e quindi spesso in nero, per integrare un reddito che non permette di vivere. Si è parlato per tante imprese di “evasione di sopravvivenza”. Il fatto è che, più che nel passato, ci sono persone che non ce la fanno; devono essere tenute “lontane dagli occhi, lontane dal cuore”?

Saper guardare alla condizione di chi ha perso reddito, status e prospettive significa essere quello che vogliamo essere, dal punto di vista politico, ma significa anche fare politica economica, dare il valore giusto alla domanda interna, sostenendo il reddito degli italiani, e ricostruire la possibilità di esercitare il “diritto al tempo libero” anche per chi ora non lo ha

In anni di crisi, il turismo è invece cresciuto. Le ragioni le sappiamo: la situazione internazionale è sempre molto incerta e critica: quelli che avrebbero scelto il Medio Oriente o l’Africa settentrionale per le loro vacanze oggi si dirigono in Europa, e in Italia in modo particolare.

Allora vale la pena fare alcune cose cose:

- supportare questo settore e consolidare il trend positivo: partiamo dal dare valore ai risultati economici, in termini di ricchezza prodotta e di lavoro generato; – utilizzare questa contingenza, che porta qui turisti che altrimenti sarebbero andati altrove, per far conoscere la Liguria, i territori del savonese, e fidelizzare una platea crescente di turisti; fare sì che il turismo più informale, che riguarda l’80% dei turisti, sposti ulteriormente quote della propria capacità di spesa verso l’acquisto di servizi e prodotti locali.

Qualche numero

* in Liguria nel 2016 si sono contati 4.584.158 arrivi (+4,35% rispetto al 2015,  +  4.58 italiani e + 4,07 stranieri) e oltre 15 milioni di presenze(+5,37)

Sia la crescita degli arrivi che delle presenze riguarda sia gli stranieri che gli italiani

* se si guarda ad un periodo più lungo: si sta recuperando un andamento negatici degli anni passati, soprattutto per questo riguarda le presenze degli italiani: dal 2008 al 2015 le presenze sono aumentate del +1,3%, soprattutto quelle degli stranieri (+35,1%) mentre erano diminuite quelle domestiche (-13,2%)

Al di là della contabilità delle presenze e degli attivi, è Interessante quello che ci dice (ultimi dati disponibili 2015) l’Osservatorio Turistico Regionale (gestito in collaborazione fra Regione Liguria e Unioncamere Liguria) nel report sul Valore Aggiunto del Turismo (di cui riporto di seguito una serie di dati e considerazioni), nel quale viene stimato l’impatto economico che il settore ha sulla regione in termini di produzione di beni e servizi, di occupazione e di Prodotto Interno Lordo.

Considerando anche i turisti del circuito delle abitazioni private (che, come si diceva, rappresentano circa l’80% del totale) sono circa 72 milioni le presenze turistiche stimate in Liguria nel 2015

Le spese sostenute nel corso della vacanza da questi turisti sono state stimate in 5 miliardi e 316,8 milioni di euro, e hanno attivato una produzione di beni e servizi sul territorio della regione pari a 6 miliardi e 337 milioni di euro. Questa produzione a sua volta attiva un Prodotto Interno Lordo pari a 3 miliardi e 576 milioni di euro (pari al 7,8% del PIL regionale).

La spesa turistica sul territorio è  legata per il 32% ai consumi dei turisti che alloggiano nelle strutture ricettive e per il restante 68% a quelli dei vacanzieri delle seconde case. Il gettito di spesa complessivo aumenta rispetto all’anno precedente (+8,8%) grazie ad un maggior numero di presenze sul territorio ma anche ad un maggior consumo da parte dei turisti che alloggiano nelle “seconde case” e dei turisti stranieri

 

Il 53% della spesa ricade nelle imprese direttamente turistiche (ricettività e ristorazione).

 

Tra le altre spese quelle per le attività ricreative (pari a il 19%, circa 1 milione) l’agroalimentare pesa per il 14% (pari a 757 milioni).

1 presenza turistica in Liguria attiva 50 euro di PIL all’interno della regione e 39 euro nel resto d’Italia;

 

Confrontando i dati del 2015 con quelli del 2013 : l’impatto economico della spesa turistica (escluso il viaggio), risulta cresciuto di circa 4 punti percentuali in due anni.

Si calcola che ogni presenza turistica in Liguria abbia attivato 50 euro di PIL all’interno della regione e 39 euro nel resto d’Italia e per ogni 100 euro spesi dai turisti che hanno soggiornato in Liguria si sia attivato un PIL pari a 67 euro all’interno della regione e 53 euro nel resto d’Italia; per ogni milione di spesa turistica sostenuta in Liguria si stima che si rendano necessarie 14 ULA (unità di lavoro equivalenti a tempo pieno) nella regione e 8 nel resto d’Italia.

Il Prodotto Interno Lordo attivato per 59,5% è riconducibile ai profitti delle imprese che producono beni e servizi acquistati dai turisti in Liguria, il 37% al reddito dei residenti dipendenti delle imprese ed il 3,5% alle imposte indirette nette che percepisce lo Stato.

Nel dettaglio dei singoli comparti produttivi, emerge come il core business del turismo, ovvero i servizi di alloggio e ristorazione attivano il 32,6% del PIL regionale legato al turismo, le attività immobiliari (affitti e attività di intermediazione immobiliare) il 13,6%, il commercio il 12,9%, il trasporto e il magazzinaggio il 12,2%, le attività artistiche, di intrattenimento e divertimento il 6,2%.

Ma gli effetti delle spese dei turisti che visitano la Liguria si estendono anche al resto d’Italia, con quota per nulla trascurabili di prodotto interno lordo attivate nelle altre regioni (quelle da cui arrivano prodotti e servizi acquistati direttamente dai turisti o impiegati nella produzione dalle imprese liguri)

La produzione di beni e servizi che viene attivata dalla spesa turistica in Liguria nel corso del 2015 ha richiesto l’impiego di 110.000 unità di lavoro (ULA), di cui il 59,1% impiegate all’interno delle imprese liguri (65.000 ULA) che corrispondono al 10,5% delle unità di lavoro impiegate complessivamente dalle imprese attive nella regione, quota più elevata di quella del PIL turistico (7,8% del PIL regionale) a conferma della connotazione del turismo come un settore produttivo ad alta intensità di lavoro.

Per l’avvenire, si può dire che le previsioni dell’indagine dell’European Travel Commission (ETC) dicono che l’Europa riporterà variazioni positive crescenti negli arrivi, anche intra-regionali ( 3,2 per cento nel 2017 e 4,2 per cento nel 2018).

 

Questi risultati si registrano in un periodo che è ancora molto difficile per gli altri settori dell’economia regionale: cala sia la forza lavoro, sia gli occupati, sia le persone in cerca di occupazione; cala il tasso di attività, Il tasso di disoccupazione è superiore a Nord Ovest e Nord Est anche se inferiore alla media nazionale.
Il tasso di occupazione scende, in controtendenza rispetto a tutte le aree di riferimento, raggiungendo  una quota inferiore a Nord Ovest e Nord Est, per quanto superiore al dato nazionale.
Il numero di ore autorizzate per interventi di Cassa Integrazione Guadagni torna a crescere: nell’ultimo trimestre del 2016 +37,1%: l’incremento riguarda in particolare la C.I.G. Ordinaria (+14,5%) e la C.I.G. Straordinaria (+42,2%). La C.I.G. in deroga risulta invece in calo (-16%). Si riducono tra 2015 e 2016 le imprese registrate  e quelle attive: l’andamento è in controtendenza rispetto al dato nazionale.

 

In questo quadro, diventa ancor più necessario dare valore alle diverse filiere del turismo, per innovare e diversificare l’offerta.

 

Il turismo all’aria aperta in particolare è un settore in continua crescita, che vale 3 miliardi di euro all’anno in Italia. È un comparto che lo scorso anno ha registrato una ripresa generale, ma che offre anche grandi potenzialità di sviluppo: rappresenta una fetta significativa dell’afflusso di turisti stranieri nel nostro Paese: conta 2.708 aziende turistico-ricettive livello nazionale; è un comparto economico che dà lavoro a 45.000 addetti diretti e che ha grandi potenzialità di svilupparsi e di far crescere i contesti territoriali in cui tali addetti operano.

In particolare, per gli agri-campeggio (strutture agrituristiche attrezzate per ospitare turisti che soggiornano in camper, roulotte, tenda o altro mezzo proprio) nel 2015 c’è stato un boom di presenze a livello nazionale (+ 7 per cento).

 

Nella relazione alla proposta di legge Arlotti si sottolinea che “sostenibilità economica, ambientale e sociale e uno stile di vita e di vivere la vacanza sono i principali motivi che spingono sempre più il turista a scegliere l’alternativa del turismo all’aria aperta”

La proposta di legge definisce i princìpi fondamentali e gli strumenti della politica del turismo all’aria aperta:

- stabilisce i princìpi generali e riconosce il ruolo strategico del turismo all’aria aperta

- individua i soggetti disciplinati dalla legge e i requisiti minimi che devono essere assicurati dalle strutture ricettive all’aperto.

- definisce le tipologie di strutture ricettive all’aperto quali campeggi e villaggi turistici, e la loro classificazione.

- disciplina le modalità di allestimento delle piazzole, degli allestimenti mobili e delle unità abitative.

- detta disposizioni in materia di compatibilità urbanistica delle strutture, disciplinando la perimetrazione delle aree dove sono consentite le strutture ricettive open air, nonché le relative modalità di installazione.

- prevede che i rappresentanti delle associazioni imprenditoriali più rappresentative a livello comunale del settore possano partecipare ai procedimenti comunali di approvazione delle disposizioni relative alla disciplina della zona destinata al turismo all’aria aperta.

- prevede che i comuni regolino la realizzazione delle opere edilizie all’interno del perimetro della struttura ricettiva all’aperto.

- definisce le dotazioni, gli impianti e la gestione dei rifiuti delle strutture ricettive all’aria aperta.

- prevede norme specifiche per le strutture ricettive all’aperto che possono essere realizzate su aree demaniali

- disciplina le strutture ricettive all’aperto esistenti, già autorizzate e ricadenti in zona con diversa destinazione.

- si prevede una delega al Governo volta a semplificare le procedure amministrative e a ridurre gli oneri burocratici utili all’avvio dell’attività, all’ampliamento e alla ristrutturazione delle strutture ricettive all’aperto.

- si prevede che gli incentivi fiscali destinati ai lavori di ristrutturazione delle attività alberghiere e agrituristiche sia esteso anche alle strutture ricettive all’aria aperta.

- dispone che il Governo adotti un Piano nazionale di sviluppo del sistema delle aree di sosta per camper multi-funzionali, per promuovere il comparto dei veicoli ricreazionali. Sono previsti incentivi per l’acquisto di nuovi veicoli  per incentivare la sostituzione dei veicoli ad alto impatto ambientale e meno sicuri.

- si prevede la costituzione di un gruppo di lavoro per la promozione del turismo all’aria aperta, con la partecipazione delle associazioni di categoria maggiormente rappresentative del settore, costituito presso il Comitato permanente per la promozione del turismo istituito presso il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

- si prevede che l’Osservatorio nazionale del turismo presenti ogni anno alle Camere una relazione sullo stato di attuazione della legge.

 

La descrizione dei principi generali rende chiaro il fatto che il sostegno a questa parte del settore ricettivo ha a che fare con lo sviluppo del turismo in senso generale. Sono questioni che riguardano in generale l’offerta turistica, il sostegno al settore e l’orientamento delle attività verso criteri, in parte nuovi, in gran parte già praticati e comunque ancora da consolidare: puntare sulla qualità, sull’integrazione tra diverse attività: turistiche agricole artigianali; decongestionare aree e distribuire su altre meno affollate i flussi turistici; valorizzare le tradizioni locali, le risorse ambientali, le piccole imprese (e la loro capacità di fare sistema); la necessità di riqualificazione urbanistica e miglioramento delle infrastrutture; approccio “sociale” all’offerta turistica, come valore in sé e come capacità di realizzare “turismo per tutti” e quindi anche maggiormente sviluppato.

Nell’articolato della proposta di legge. si fa riferimento a princìpi fondamentali e a strumenti della politica del turismo all’aria aperta, basati sulla collaborazione tra Stato, regioni, e gli enti locali per:

- favorire la crescita competitiva dell’offerta del sistema turistico nazionale, regionale e locale, anche ai fini dell’attuazione del riequilibrio territoriale dei flussi turistici e in relazione all’opportunità di indirizzare le presenze verso le aree meno congestionate e i piccoli borghi rappresentativi del made in Italy;

- tutelare e valorizzare le risorse ambientali, i beni culturali e le tradizioni locali per uno sviluppo turistico sostenibile, con l’obiettivo di ampliare l’offerta integrata di servizi tra arte, natura, ambiente, cultura ed enogastronomia;

- sostenere il ruolo delle imprese operanti nel settore turistico all’aria aperta, con particolare riguardo alle micro, piccole e medie imprese, e al fine, di migliorare la qualità dell’organizzazione, delle strutture e dei servizi;

- promuovere processi di riqualificazione urbanistica e territoriale dei centri che rivestono una particolare rilevanza sotto il profilo turistico-ricettivo nonché di potenziamento delle reti infrastrutturali nelle aree di particolare sviluppo turistico e di valorizzazione del patrimonio storico di elevato interesse culturale;

- proporre azioni condivise per agevolare la fruizione dei servizi turistici, con particolare riguardo ai soggetti con ridotte capacità motorie e sensoriali, in linea con i princìpi di diritto interno e internazionale in materia di accessibilità, con specifico riferimento alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, fatta a New York il 13 dicembre 2006 e resa esecutiva dalla legge 3 marzo 2009, n. 18.

La proposta di legge contiene indicazioni in merito alla concessione da parte dei Comuni di aree demaniali ai fini turistico ricettivi e realizzazione della struttura ricettiva all’aperto, e una delega al Governo per la semplificazione normativa per la realizzazione di strutture ricettive all’aperto.

Infine sono previsti incentivi fiscali dedicati.

Costruire una norma di sistema, e proporsi di approvarla, deve fare i conti con le difficoltà del procedimento legislativo: nel frattempo però sono iniziative che tengono acceso un faro su questo problema, lo pone tra le priorità: apre alla possibilità che alcune delle norme di sostegno che si propongono siano inserite in altri provvedimenti.

Ad esempio nella LEGGE BILANCIO 2017, sono comprese tra i beneficiari del credito d’imposta di cui all’articolo 10 del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014, n. 106 (riconosciuto anche per i periodi d’imposta 2017 e 2018, nella misura del 65 per cento)  anche le strutture che svolgono attività agrituristica: è conosciuta questa norma, ci sono problemi di attuazione, come spesso accade?

Verifichiamo insieme cosa sia utile fare, in Parlamento ed anche nell’azione politica locale, per facilitare processi positivi e individuare soluzioni ai problemi aperti.

 


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