Redditi degli anziani: considerazioni a margine dell’audizione del Ministro Poletti

il 25 marzo 2014 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Considerazioni a margine dell’audizione del Ministro Poletti in Commissione Lavoro alla Camera, a proposito dei redditi degli anziani

C’è una questione che incrocia le politiche sociali e quelle del lavoro e della previdenza
Molti bisogni degli anziani (fatto salvo ciò che deve essere garantito da livelli essenziali di prestazioni), se uniti alla capacità del pubblico di orientare anche la spesa privata, possono essere una leva formidabile per dare sostanza ad uno dei sette settori indicati nel Jobs Act (nuovo welfare), per mobilitare risorse e creare lavoro, che a sua volta porta risorse nuove sia nelle casse previdenziali, sia in quelle dell’erario.
Questo presuppone che nei confronti dei redditi degli anziani, dei redditi da pensione si abbia un atteggiamento corretto, non quasi che fossero redditi mal guadagnati o in eccesso rispetto alle esigenze.
Le rassicurazioni, positive, che sono arrivate più volte dal Presidente del Consiglio sul fatto che da lì non sarà tolto nulla con le manovre che si annunciano, non risolvono un problema che esiste. Per due ragioni:
a) risorse distribuite ai redditi da pensione, soprattutto a quelli medio bassi, hanno lo stesso effetto espansivo, rispetto a consumi e domanda interna, di quelle attribuite ai redditi da lavoro, ed in più hanno a che fare con la costruzione di un pezzo di welfare di comunità, essenziale per disporre di un sistema in grado di reggere all’invecchiamento della popolazione.
Una domanda cui il Governo non ha ancora risposto è se questo sia considerato un tema da affrontare: poi si vede con quali risorse, quando e come, ma si deve partire da qui. Lo strumento per avviare questa discussione è quella sede di confronto che il Parlamento aveva impegnato il Governo a convocare con le rappresentanze sociali, in occasiona dell’approvazione della legge di stabilità (sul modello inaugurato nel 2007, poi seppellito dai governi di centro destra)
b) a proposito di risorse: il programma economico del governo punta a fare ripartire l’economia e a creare lavoro agendo sulla domanda interna, utilizzando risorse che in buona misura derivano da revisioni di spesa e riduzione del costo del debito.
Una parte non marginale di questa riduzione, e delle risorse che mette a disposizione, deriva da quella gigantesca operazione di revisione della spesa che è stata la manovra Fornero sulle pensioni, ottanta miliardi in dieci anni: un risparmio a carico innanzitutto di coloro che non hanno potuto andare in pensione, di cui i cosiddetti esodati sono solo la parte più “disgraziata”, ed anche dei già pensionati. Il blocco della perequazione automatica ha fruttato oltre sette miliardi di euro in due anni, il fatto che lo sblocco definito con la legge di stabilità sia stato solo parziale, vale diverse centinaia di milioni di euro.
Un “dividendo” dei risultati del risanamento spetta a coloro a carico dei quali il risanamento è stato realizzato. E tra l’altro con un effetto redistributivo verso i redditi medio bassi.
Su queste cose e su altro è aperta la discussione. Per fare passi avanti in modo più spedito verso soluzioni giuste e utili.


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