Reddito di cittadinanza, proviamo a pensare che…

il 4 gennaio 2019 | in Articoli | da Anna Giacobbe

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Se la discussione su (contro) il reddito di cittadinanza si concentrerà su:
- lo avranno persone che lavorano in nero e non sono nullatenenti, e
- come verranno assunti quelli che si dovrebbero occupare dei poveri nei centri per l’impiego (che pure potrebbe essere una schifezza)
ecco, così faremo poca strada.
Chi sperava nel cosiddetto reddito di cittadinanza continuerà ad aspettarlo, e se non arriverà la colpa sarà di chi lo ha ostacolato (con quegli argomenti)
Invece, proviamo a pensare che:
- chi fa lavoro nero, solitamente, non ha modo di farne uno regolare (chi ci guadagna non è lui ma chi lo fa lavorare in nero), quindi non è lui il nostro nemico
- le persone povere ci sono davvero, sono tante; molte di loro in anni passati non erano povere, lo sono diventate, e anche un piccolo miglioramento dell’economia non le tirerà fuori dalla povertà
- non c’è una folla di nullafacenti che aspetta il reddito di cittadinanza (quelli troveranno comunque un modo di approfittare di qualche cosa)
- l’attuale “reddito di inclusione”, che è una buona cosa (ma che molti scoprono ora solo per a fini di polemica), è la soluzione giusta perché non solo dà un aiuto economico, ma mette in condizione i comuni di occuparsi, con risorse che prima non c’erano, delle persone povere. Andiamo dai comuni (che si sia in maggioranza o all’opposizione, o che il nostro mestiere sia di sindacalisti) e aiutiamoli a farsi carico di questo compito, o pretendiamo che lo facciano, se questo non accade: è l’unico modo per difendere davvero il buon “reddito di inclusione”
- non diciamo che sette miliardi sono troppi: l’Alleanza contro la povertà (che si preoccupa molto più di tutti noi dei “falsi poveri”, perché conosce e ri-conosce i poveri veri) ha stimato che questa sia la cifra giusta per sradicare la povertà assoluta. Diciamo come DIVERSAMENTE quei denari devono essere spesi, proviamo ad essere la “sponda” forte, politica o sindacale (a seconda del mestiere che facciamo) di quella Alleanza.
Tutto questo non servirà a cambiare il testo delle norme volute da questo governo sul reddito di cittadinanza? Può darsi, ma farà sentire meno soli quelli che sono poveri o terribilmente impoveriti, e quelli che di loro si occupano da sempre.
E a tutti farà pensare che un altro modo, un’altra politica, un’altra attenzione a chi sta peggio, è POSSIBILE


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