Renzi sul lavoro: di sinistra combattere le ingiustizie

il 16 settembre 2014 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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“La sinistra è combattere le ingiustizie, non difenderle”, ha detto Renzi oggi nel suo discorso alla Camera sul “programma dei mille giorni”.
Sono proprio d’accordo: a parte il fatto che a me, vecchietta e lenta, piace di più il Renzi “dei mille giorni”, che sa che a faccende complesse è difficile dare risposte semplici e immediate, è ben vero che, soprattutto sul lavoro, c’è bisogno di risposte veloci.
Il lavoro non si crea con le regole, lo ha ribadito lui stesso oggi, ma con politiche industriali (ha citato la siderurgia) e riducendone il costo, come si è iniziato a fare.
Le regole devono superare però ingiustizie e discriminazioni (voglio intendere così il riferimento all’apartheid; non posso pensare che abbia paragonato i lavoratori dipendenti, o chi lavora in imprese con più di 15 dipendenti, con “i bianchi” del Sudafrica)
I lavoratori a partita Iva sono oggi di serie B, come tanti collaboratori a progetto e altre forme di lavoro parasubordinato o autonomo (poi c’è la serie C del lavoro irregolare e senza alcuna tutela); è accaduto perché si è voluto spostare dal lavoro dipendente, con i suoi diritti e tutele, ed anche costi, in un’area “grigia” quote sempre crescenti di lavoro subordinato; la scelta di ridurre il valore del lavoro, come fosse la soluzione dei nostri problemi di competitività, ha prodotto questo. Ed insieme si è ridotto anche il valore del lavoro di chi è rimasto dipendente (più precarietà, contratti non rinnovati, “ricattabilità”, ecc.).
Questa è la deriva da rimontare: tant’è che l’ampliamento della possibilità di assumere con contratto a termine, nel recente decreto convertito in legge, è stata motivata dal Governo come modalità per spostare da flessibilità cattiva a flessibilità buona e più tutelata.
C’è anche un lavoro autonomo che è tale davvero, che per i giovani presenta condizioni spesso molto difficili; ad esso vanno assegnati nuovi diritti, che portano con sé anche dei costi, e vanno superati gli effetti perversi delle “caste” che in quelle professioni spesso ancora si accaparrano lavoro e redditi, a scapito proprio dei più giovani.
Ammortizzatori sociali: è molto importante che Renzi abbia detto che nella legge di stabilità ci saranno risorse per riformarli, questo passaggio non è stato valorizzato abbastanza; il testo del disegno di legge del governo sul lavoro prevedeva che non ci fossero “maggiori oneri per la finanza pubblica”; in quel modo si sarebbe tolto ad una parte per dare ad un’altra, era un impostazione sbagliata, bene che si cambi.
Gli ammortizzatori si estendono in due modi: con maggiori risorse dello Stato per chi perde il lavoro, e facendo pagare i contributi ai settori e classi dimensionali di imprese che non li pagano, per finanziare, in un logica mutualistica, strumenti che mantengano vivo il rapporto di lavoro nelle situazioni di crisi e nelle ristrutturazioni.
Infine, se il Presidente del Consiglio vuole estendere ai dipendenti delle aziende con meno di 15 dipendenti ciò che resta dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, bene: il licenziamento immotivato e discriminatorio è una brutta bestia in tutte le dimensioni aziendali. L’esclusione delle imprese più piccole rispondeva ad una cultura degli anni 70 del secolo scorso? Può darsi.
Se invece è troppo forte la discrezionalità dei giudici nel disporre il reintegro nei casi previsti, come mi pare abbia sostenuto Renzi, allora vorrà dire che andrà rafforzata la norma, tornando a una formulazione più vicina a quella originaria.


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