Savona: qualche questione generale di merito

il 12 gennaio 2016 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Cerco di rimettere in fila un po’ di pensieri sulle questioni di merito, tra le cose che ho ascoltato da Livio nell’incontro di venerdì e l’opinione che via via mi sto facendo: le buone ragioni per parlare con i savonesi e le savonesi con l’orgoglio, e l’umiltà insieme, di cui c’è bisogno, e che proviamo ad usare.

L’amministrazione uscente ha navigato in acque difficili, anni di crisi economica e di tagli di risorse agli enti locali. Nonostante questo ha mantenuto viva una rete di servizi e di interventi, una relazione con i cittadini attraverso strumenti tradizionali e innovativi; ed ha seminato per l’avvenire, con progetti, programmi di lavoro, idee.

Abbiamo assistito, nel corso degli anni, all’esaurirsi di un ciclo economico che aveva permesso a Savona di essere una città ricca, in cui la diffusione del lavoro aveva fatto sì che quella ricchezza fosse redistribuita in modo abbastanza equo.
Con l’aumento dell’aspettativa di vita, la popolazione è mediamente invecchiata, con tutti i problemi che questo fatto, pur positivo, porta con sé.

Le trasformazioni e le crisi sul piano economico e del lavoro hanno determinato anche difficoltà sociali, perdita di punti di riferimento, allentamento di legami sociali tradizionali.
Nonostante questo, è rimasta viva una formidabile rete di associazioni, di luoghi di solidarietà e di impegno volontario. Le organizzazioni sociali di rappresentanza, i “corpi intermedi”, hanno conservato un proprio importante radicamento, pur tra tante difficoltà. La principale di queste è che sia il lavoro che l’impresa hanno combinato i propri connotati, per fenomeni non locali, che hanno cambiato profondamente reddito e status del lavoro autonomo e reali tutele per la varie forma di lavoro subordinato.

Insomma, trasformazioni che potrebbero determinare un rapido declino, una perdita di ricchezza ed anche di ruolo della città, da un lato, e potenzialità, risorse materiali e immateriali, dall’altro.

Quelle potenzialità e risorse hanno bisogno di essere organizzate e promosse attraverso un vero progetto per la città, anzi di un progetto di città, che guardai prossimi decenni

E dunque, non è sufficiente un tradizionale programma elettorale, fatto di singoli impegni e proposte, ma occorre, appunto, un progetto

Alle inquietudini e alla perdita di riferimenti tradizionali si può rispondere solo con una forte innovazione per fare di fare di Savona una città europea.

Innovazione declinata su terreni diversi: istituzionale, economico, sociale, culturale, piani diversi collegati dalla cifra della qualità della vita, della sostenibilità ambientale e sociale di ogni intervento.
Si possono indicare alcuni filoni:

- la costruzione di politiche a livello sovracomunale, intanto tra i comuni dell’ambito savonese e con la Valle Bormida, asse che collega in modo strategico il nostro territorio con il Piemonte, il nord-ovest, l’Europa. Sta qui, in questi legami e in questa proiezione territoriale anche il senso dell’autonomia del nostro porto: servirebbe non un accorpamento a Genova, ma un quadro di coordinamento regionale che non soffocasse potenzialità e vocazioni dello scalo di Savona-Vado, non tutelate nelle ipotesi di riforma delle Autorità Portuali in discussione
La funzione di Savona come capoluogo è uno dei terreni nei quelli è necessario un salto di qualità rispetto al passato, anche per la fine del ruolo della Provincia: ciclo dei rifiuti, trasporti, connessioni in senso lato, sono i primi ambiti in cui queste politiche di area più vasta devono essere realizzate.

- l’uso dello spazio e la capacità di dare nuovo senso ad alcuni luoghi in particolare: la prima scelta è puntare sul riuso del già costruito e ridurre le previsioni edificatorie residenziali come si sono definite nel tempo.

- collocazione di funzioni vitali in alcuni luoghi particolari. Due esempi: il nuovo sistema bibliotecario, centrato su Palazzo Santa Chiara come sede della formazione lungo tutto l’argo della vita, della formazione permanente degli adulti, in una società e mondo del lavoro in cui nessuna competenza è buona per sempre, o può reggere al mutamento continuo delle tecnologie e delle loro applicazioni; l’utilizzo dell’area degli Orti Folconi per i servizi socio sanitari territoriali. Ma vale la pena rafforzare anche la vocazione che già si è espressa nel Polo Universitario di Legino come sede di ricerca, sperimentazione, creazione di impresa, oltre che di didattica.

- l’ “intelligenza distribuita”, la cultura come opportunità di tutti, a tutte le età; la connessione tra la valorizzazione del sistema di istruzione e formazione, in tutti i suoi livelli, dalla prima infanzia all’Università, e le istituzioni e attività culturali

- l’investimento di tutte le risorse comunitarie del nuovo ciclo di programmazione dei fondi strutturali sulla “Agenda digitale” e lo sviluppo del progetto della Smart City

- il rapporto tra istituzione e cittadini, da centrare su una funzione del Comune che sia quella di agevolare, aiutare le persone nella propria voglia di “fare”: la rivoluzione da realizzare per combattere la burocrazia ed il prevalere delle procedure ha una occasione importante nell’attuazione delle nuove linee di riforma della Pubblica Amministrazione.

- valore delle sedi collettive, delle associazioni come espressione della voglia di condividere e di progredire dei gruppi di cittadini che si organizzano

- darsi strumenti concreti per realizzare una grande ambizione: essere città accogliente per generazioni diverse, giovani e anziani; accogliente per genti diverse che già vivono qui ed ancora arriveranno nel futuro; città dei diritti delle donne e degli uomini, che non ha paura delle diversità perché ha come valore essenziale l’uguaglianza

- il cambio di organizzazione della vita, dei tempi e degli spazi, pubblici e privati, necessario a rendere vivibile la città per un numero sempre più grande di anziani, e al contempo dare opportunità di vita e di lavoro per i giovani: non si tratta solo di offrire servizi, ma di aiutare le persone ad utilizzare supporti e opportunità per ridurre la dipendenza e l’isolamento, con una integrazione di “nuova generazione” tra strutture e interventi pubblici e offerta privata.

- proprio ansando agli anziani, va spostato fuori dall’ospedale tutto ciò che è più razionale tenere altrove; ma a questo devono accompagnarsi le scelte necessarie per fare dell’ospedale di Savona un ospedale vero, dotato di tutto ciò che occorre per affrontare l’emergenza ed avere alti livelli di intervento per gli “acuti”.

- promozione della città per quello che è e che può diventare, luogo attrattivo per le sue attività, le opportunità e la qualità di vita che potrà offrire; non un’idea generica di “città turistica”

- opportunità di lavoro che si ricreano dentro queste azioni per la crescita sostenibile
Insomma, un’idea progressista, di riformismo moderno, di “crescita felice”, contro le suggestioni regressive di “decrescita” o di sviluppo senza qualità.

Infine, ancora qualche osservazione sul “metodo” della nostra discussione, poi più.
Non è proprio sufficiente, e comunque non sarebbe giusto, tenere solo dentro il Pd un dibattito che riguarda una intera comunità, chiamata scegliere il proprio governo locale per i prossimi anni.
Il valore che diamo alla funzione del Pd, dei suoi iscritti e dirigenti, non significa certamente credere in una qualche autosufficienza del partito, e neppure “dei partiti”.
Sono i progressiti, in senso letterale, che devono, e possono, sentirsi impegnati a costruire il progetto di città e a dare vita ad una amministrazione forte ed inclusiva, competente e non conformista nello stesso tempo.


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