Scegliamo cosa ci importa davvero

il 29 aprile 2018 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Ho detto qualcosa sui “contenuti”, nei giorni scorsi, per quello che so e che posso, ma non sul perché e come il mio partito dovrebbe affrontare il confronto con gli altri partiti per la formazione di un governo. Ci provo.
Ho visto da vicino i deputati del M5S: non mi dovete dimostrare niente sulla distanza in certi contenuti e negli atteggiamenti, nell’idea di democrazia parlamentare, ecc. ecc.
Dopo di che, faccio io una domanda, a proposito dell’essere “totalmente incompatibili”, sideralmente distanti. Io mi sento distante e incompatibile con Salvini e anche con Berlusconi (salvo fare accordi di governo, come è accaduto nel 2013; ma Berlusconi mi faceva e “mi fa schifo” – politicamente e non solo – lo stesso: posso dirlo?).
E quindi, se avessimo preso, come Pd, il 25% o il 30% (sorridete pure, c’era chi ci credeva, e anch’io al 18 % non avrei pensato) saremmo stati all’opposizione, o avremmo cercato in Parlamento altri con cui costruire una maggioranza per formare un governo? Con chi, preferibilmente? Da chi più incompatibilmente distanti? Non è una domanda retorica, è una domanda.
Poi è successo che il Pd è stato punito dall’elettorato (non ditelo a me….). Chiedersi perché, in una discussione collettiva, e non ciascuno per sé, in gruppi, sui social o sulla stampa, avrebbe dovuto essere la preoccupazione principale: chissà se lo faremo mai.
Comunque il Pd non aveva l’onere di fare una proposta di governo: giusto.
Chi ha avuto più consensi non è riuscito (non ha voluto), ad oggi, fare quello che gli competeva.
Il partito più votato dice di avere rinunciato a cercare una maggioranza con Salvini: vedremo (mi fido meno di chiunque di voi).
Il segretario reggente del Pd (a cui è stata negata, con il rinvio dell’Assemblea Nazionale, la possibilità di essere un segretario con pieno mandato) ha detto che queste dichiarazioni di Di Maio aprono una fase nuova: che non significa che tratteremo con il M5S per fare un Governo, ma che siamo disponibili a discutere.
Seconda domanda: noi, in questa discussione, se la faremo, porremo le “nostre condizioni”, sento dire: ecco, lo faremo a partire dalla conferma di tutto il nostro programma e difenderemo tutte le scelte che abbiamo fatto nella passata legislatura? Perché, se una parte consistente del nostro elettorato ci ha detto che preferiva altri, sarà stato perché non condivideva almeno una parte, mettiamola così, di quello che abbiamo proposto al Paese.
Io continuo a pensare che di quella parte di elettorato mi importa, e non penso che “non abbiano capito” (e tanto meno che torneranno votare Pd quando “capiranno”)
Che trattiamo per partecipare ad una maggioranza di governo, o che decidiamo di stare all’opposizione, o di tornare a votare, è di questo che dovremmo discutere. Che cosa deve cambiare nell’impianto delle nostre politiche e in singole scelte di merito: ho qualche idea su lavoro, redditi, pensioni; ma ci sono altri importanti terreni
Come vedete, do per scontato che lo faremo come Pd, che si farà di tutto per tenere insieme questo partito, per portarlo, tutto intero, a scegliere che cosa ci importa davvero e come fare vivere le cose che ci importano nella politica italiana. E nella vita delle persone.
Non #senzadime, che vi piaccia o no


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