Scelgo Gianni Cuperlo

il 16 ottobre 2013 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Ho sottoscritto la candidatura di Gianni Cuperlo alla segreteria del Pd. La prima ragione è che condivido ciò che dice e scrive, più di ciò che dicono e scrivono altri. Non è sufficiente, ma è un punto di partenza.

Il Pd ha un grande bisogno di cambiare se stesso per essere attore del cambiamento di cui ha bisogno l’Italia. Il Pd può essere questo, e lo sarà davvero se diverse culture e pensieri staranno insieme, e generazioni diverse, sia in senso anagrafico che politico. E se qualcuno sparirà: sì, proprio loro, i troppo furbi e i cretini di ogni età.

Di tutte le culture e i pensieri che si riconoscono nel Pd c’è bisogno, credo. Ed allora non ci possiamo permettere uno schema che funzioni più o meno  così: una parte con la bandiera dell’innovazione, dove si deve stare per essere innovatori, a prescindere dai contenuti, e un’altra che si ritaglia, o alla quale viene ritagliato, il compito di presidiare la conservazione, nel bene e nel male, del passato.

Scelgo di stare “dove sono sempre stata” idealmente, per lavorare, da lì, con tutti coloro che, in quella parte del partito e nelle altre, con coerenza perseguiranno l’obiettivo del cambiamento.

Le nostre ipotesi politiche delle stagioni passate hanno perso perché non hanno fatto i conti con le trasformazioni profonde della società e dell’economia, e perché hanno coltivato i vizi di gruppi dirigenti organizzati per filiere personalistiche, che hanno smarrito sia il senso del collettivo, sia il valore della leadership.

Giustizia sociale, opportunità pari, distribuzione più egualitaria della ricchezza come fattore di crescita; primato dell’economia reale sui “soldi che fanno soldi”; valore del lavoro, di tutte le forme di lavoro; patto tra le generazioni come strumento per costrire il futuro di tutti; un’ altra di idea di stato e di rapporto tra stato e cittadini; gli Stati Uniti d’Europa come nostra casa, aperta alle genti del mondo; tutte le caste sono nostre nemiche; il mondo è fatto di donne e di uomini; non è sinistra se non si dà anche l’obiettivo di rappresentare gli ultimi e combattere per un nuovo riscatto. Ecco, culture, generazioni, pensieri diversi, se sanno stare insieme, possono fare di tutto questo il comune sentire su cui fondare un politica che cambia la vita quotidiana delle donne e degli uomini e disegna una società nuova e giusta.

Vorrei un partito che discute e che studia, che non si affida alla spregiudicatezza e alle parole d’ordine accattivanti, ma che la smette di guardarsi la punta delle scarpe; un partito che non si identifichi con le funzioni di governo, perché chi governa ha bisogno della critica e della proposta di un soggetto collettivo che interpreta i processi sociali, fa sintesi tra interessi diversi e si fa portatore di una idea di società.


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