SEMPLIFICARE LE PROCEDURE E GARANTIRE IL RISPETTO DELLE REGOLE E DELLA SICUREZZA DEI LAVORATORI

il 5 luglio 2013 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Intervento in Commissione Lavoro sul provvedimento di conversione in legge del decreto detto “del Fare”, a proposito dei temi relativi alla sicurezza sul lavoro

La semplificazione delle procedure e degli adempimenti per le imprese e per i cittadini deve essere un imperativo: molta della distanza della politica delle persone è in realtà distanza dallo stato, e soprattutto dalla sua amministrazione.
Il fatto che se ne parli da tanto tempo con risultati deludenti ci dice sia della necessità sia della difficoltà di procedere in quel senso; ma la soluzione non sono le scorciatoie; proprio le imprese, quelle corrette, hanno interesse a che le regole essenziali continuino a presidiare le correttezza della concorrenza.

La semplificazione può e deve riguardare anche le questioni che attengono la gestione dei rapporti di lavoro, compresa la sicurezza.

Ma l’obiettivo deve essere semplificare e rendere più veloci le procedure, non prendere atto della loro lentezza e farraginosità e consentire di aggirare o rinviare il rispetto delle regole.
Vale in generale, in particolare per la questione dei tempi di validità del DURC. Poiché non vogliamo pensare che l’allungamento della validità del DURC abbia come obiettivo quello di consentire alle imprese di essere inadempienti sino a 180 giorni, ma ci sono spesso difficoltà delle imprese ad avere le certificazioni in tempi brevi, le modifiche che oggi esaminiamo devono affrontare semmai quel problema, e non generare una situazione per cui sarebbero avvantaggiate proprio le imprese che potrebbero utilizzare la proroga di validita del Documento per la ragione, sostanziale, che non sono in regola; questo tra l’altro si scarica su altre imprese, le aziende madri nella catena degli appalti. E’ un tema che ci segnalano anche le organizzazioni delle imprese; quando un tema è sollevato da organizzazioni delle imprese e delle organizzazioni dei lavoratori è normalmente saggio ascoltare, ci sono normalmente ragioni sostanziali e giuste.
È giusto estendere la procedura compensativa, perché è intollerabile per le imprese avere crediti nei confronti della Pubblica Amministrazione ed essere escluse dall’affidamento di lavori perché, per quello stesso motivo, non riescono a pagare i contributi; allo stesso modo è sbagliato allungare i tempi di validità del DURC: quella è una certificazione il cui aggiornamento dovrebbe essere di disponibilità immediata (“ci guardano dentro i conti correnti”, per dirla un po’ grezzamente, perché non rendere verificabile direttamente la situazione relativa alla regolarità contributiva?). Il problema è che, pur essendo on line, spesso risulta “sospesa” non per inadempienza dell’impresa, ma per ritardo nella certificazione da parte degli enti.
Il DURC, tra l’altro ci dice della regolarità contributiva, ma anche più in generale della regolarità, trasparenza e correttezza dell’azienda, nel rapporto con la comunità, con gli obblighi verso la collettività, prima ancora che verso i propri dipendenti. E ci sono molte imprese che sono, nella sostanza e nella forma, davvero regolari.
Altra cosa è prendere atto che ci sono imprese che fanno fatica a pagare e sostenerle o agevolarle per altre vie (alcuni sistemi già ci sono, per altro).

Confermo, inoltre, la nostra preoccupazione per l’eliminazione dell’obbligo del DUVRI per attività di breve durata e per i settori a basso rischio infortunistico, nei quali verrebbe sostituito da una semplice autocertificazione. Tornerebbe così una norma tanto contestata dalla Commissione Europea, che su questo ha aperto una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese

A proposito, poi, degli obblighi di formazione: da un lato, va salvaguardato il fatto che la formazione ci sia e sia adeguata, proprio perché una certa parte degli infortuni e dell’esposizione a fattori nocivi dipende dai comportamenti dei lavoratori, che derivano spesso dalla mancanza di adeguate informazioni e avvertenze (la cosa vale a maggior ragione per chi ha un rapporto di lavoro precario); dall’altro è giusto preoccuparsi di non caricare sulle aziende (ed anche sui lavoratori) doppioni e passaggi inutili, e relativi costi.
C’è un sistema limpido e già previsto nella normativa per assicurare la sostanza ed eliminare carte inutili; è il libretto formativo, che va generalizzato come strumento per semplificare la vita sia ai lavoratori, sia agli enti di formazione, sia alle imprese, e non solo nei casi di rapporti di lavoro di  breve durata. Al datore di lavoro si dà  certezza di aver assolto gli obblighi formativi o di assumere lavoratori formati. Oggi il libretto formativo è utilizzato “se concretamente disponibile”.

Infine, nell’ambito della semplificazione delle denunce di infortunio, all’art. 32, non si capisce per quale ragione l’attivazione dell’inchiesta da parte dei servizi ispettivi non sia più d’ufficio, ma su richista dell’interessato o dei seperstiti. Può solo valere la pena di escludere dalla denuncia d’ufficio i casi di infortuni più lievi.

Mi auguro che la nostra discussione e il nostro parere possano fornire alle commissioni cui è affidato il provvedimento argomenti per operare interventi sicuramente migliorativi sul testo

 

EMENDAMENTI PD al DL 69/2013

Relazione in commissione lavoro di Antonio Boccuzzi

Contenuti del decreto 69/13 (AC 1248)


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