Porto Savona – Vado: si finanzino i progetti pronti

il 28 maggio 2015 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Non avevo dubbi, Matteo Renzi avrebbe detto la “cosa giusta”. E il Ministro Del Rio ha confermato.

Primocanale ha chiesto al Presidente del Consiglio come il Governo intenda procede per la riforma dei porti. Ha risposto “prima di fare discussioni sulla governance, effettivamente molto spezzettata, parliamo dei progetti che ciascuna autorità portuale ha pronti. Se una Autorità Portuale (Spezia, Savona o naturalmente Genova) ci tira fuori i progetti e ci dice cosa è pronta a fare, questa ha la priorità sulla discussione sulla governance”.

Ma gli accorpamenti delle autorità portuali servono?

Prima vediamo quali sono i progetti poi vedremo gli accorpamenti e la governance. Però si esca dalla fase delle chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere. Chi ha qualcosa da dire lo faccia, chi ha qualcosa da fare tiri fuori le carte e smetta di chiacchierare, anche perché si parla di posti di lavoro.

Giusto. E il Porto di Savona Vado ha progetti, è “pronto a fare”, può “tirare fuori le carte”.

Infatti gli interventi sono già in gran parte finanziati, e dotati di progetti definiti, oltre che già in fase di realizzazione per una buona parte; serve una quota di risorse ulteriori, relativamente limitata, per portarli a compimento.

Il piano ammonta a quasi 860 milioni di euro: di questi circa 344,5 milioni sono investimenti completamente a carico di privati, di cui 221 destinati alla realizzazione della Piattaforma e ad interventi correlati, e 515 milioni quale quota di investimenti pubblici. Detti investimenti risultano, ad oggi, effettivamente disponibili per più dell’85%.

Lo spostamento della diga foranea (80 milioni), la realizzazione dei nuovi varchi doganali e della nuova viabilità tra porto e aree urbane (per un totale di 47 milioni), ancora da finanziare per il 70%, sono state già inserite nello schema di Intesa Generale Quadro (art. 1 legge n. 443/201) approvata dalla Giunta Regionale con Deliberazione n. 1044 del 7 agosto scorso; e così anche la realizzazione del nuovo casello autostradale, di competenza della società Autostrada dei Fiori S.p.A., su cui si stanno verificando le possibilità di finanziamento

Savona-Vado ha dimostrato di essere in grado di cogliere le esigenze di innovazione del sistema logistico portuale: ha scelto (tra i pochi) lo strumento del Projet financing per realizzare l’investimento più rilevante: la Piattaforma Multipurpose, i cui lavori sono stati avviati nell’autunno del 2012 e sono giunti oggi ad una fase di avanzamento di circa il 24%; ha puntato ed investito sul trasporto ferroviario, ha lavorato alla semplificazione ed informatizzazione delle procedure (in un quadro di regole nazionali inadeguato); ha scelto di curare la relazione con il sistema logistico e può contare su un interporto riconosciuto come nodo centrale della rete transeuropea di trasporto, un “interporto CORE”.

Disponiamo di banchine con fondali naturali tra i 15 m e i 22 m, tra i più profondi del territorio nazionale, siamo efficacemente connessi alla rete viaria nazionale essendo collegati al nodo autostradale di Savona, da cui si dipartono la A10 e la A6, raggiungibile dal porto di Vado Ligure tramite una bretella extra-urbana di 3 km e dal porto di Savona attraverso un percorso urbano di 4 km; siamo inoltre efficientemente connessi alla rete ferroviaria attraverso la linea costiera Genova Ventimiglia e due linee di valico appenninico verso il Piemonte, che si dipanano dalla stazione di S. Giuseppe di Cairo; abbiamo ampie aree retroportuali disponibili e in parte già attrezzate.

A proposito della proposta di unificare i porti in “Distretti”, un logica di sistema ligure e dell’alto Tirreno è condivisibile, almeno in linea di principio; così come l’idea che i porti e le infrastrutture di inoltro, insieme, vadano considerati come un sistema.

Ma, nelle ipotesi di riforma che circolano, non è chiaro quale ruolo avranno gli enti locali e le forze sociali del lavoro e dell’impresa.

I porti, in Liguria e a Savona-Vado in particolare, sono “dentro le città”. I rappresentati dei territori devono avere voce in capitolo; una quota della ricchezza generata dalle attività portuali deve tornare alle comunità locali, per creare lavoro e per armonizzare la presenza di quelle attività con il tessuto urbano.

Il tema del lavoro portuale deve essere affrontato, a maggior ragione se i porti liguri saranno accorpati in un Distretto, in modo innovativo, non scaricando sul lavoro gli effetti della variabilità dei cicli di lavoro, avendo attenzione alla sicurezza, allargando la tutela dei lavoratori che operano nell’insieme del sistema logistico.

Per Savona – Vado, è essenziale che sia completato il piano di investimenti previsto, per mettere in condizioni in nostro scalo di essere pienamente operativo, comprese tutte le opere necessarie per evitare l’impatto negativo del passaggio delle merci dalle banchine alla rete ferroviaria e viaria e per renderlo efficiente.


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