Sicurezza a Savona: considerazioni sulla risposta del Governo

il 13 settembre 2015 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Abbiamo presentato l’interpellanza perché vogliamo che il livello di convivenza e di sicurezza che c’è nelle nostre comunità non venga messo in discussione dalla sottovalutazione di situazioni critiche o dalla mancanza di strumenti adeguati.

Le risposte che sono state fornite dal Governo soddisfano solo in parte le richieste che abbiamo presentato; c’è bisogno di altri approfondimenti e decisioni.

SICUREZZA
Siamo partiti dall’episodio particolarmente grave accaduto nel mese di luglio in via Cimarosa. Dopo quell’episodio, secondo le informazioni fornite dalla Prefettura di Savona, è stata disposta una intensificazione dei servizi di vigilanza, prevenzione e controllo del territorio, con l’ausilio di personale proveniente dalle strutture di Genova.
Questo dimostra che quella intensificazione era necessaria e che non può e non deve essere un fatto episodico; servono decisioni precise delle amministrazioni centrali e una stretta collaborazione con le amministrazioni locali.
La risposta del governo all’interpellanza ha confermato che segnalazioni precedenti al fatto avevano già reso necessari interventi, con esiti che sono risultati non trascurabili: erano effettivamente praticate attività di spaccio. E poi la presenza di slot machine, pur “installate secondo la vigente normativa e regolarmente autorizzate”, vista anche la gestione assolutamente discutibile del locale, possono rivelarsi fonte di comportamenti critici.
Eppure, tutto ciò non ha dato come esito la chiusura di un locale che è situato in un punto di grande passaggio, una zona molto frequentata soprattutto in quella stagione.

In generale, la “percezione della sicurezza” è tutt’uno con il livello di sicurezza stesso. Servono interventi, presenza, affidabilità.
I cittadini devono poter essere protagonisti del “clima” di sicurezza, farlo crescere, perché coinvolti e presi sul serio.
Quindi, mantenere attenzione, dare visibilità all’azione di controllo e di intervento, assicurare una presenza adeguata, soprattutto in determinati periodi e zone della città.
Un aggiornamento del Patto per la sicurezza, che sia dotato però di risorse e di strumenti concreti, sarebbe utile: una occasione di confronto tra Governo, amministrazioni centrali, enti locali e forze del territorio, per mettere a punto accordi e attivare strumenti; anche per rafforzare le sedi di coordinamento che già esistono e sono operative nel territorio.

ACCOGLIENZA PROFUGHI
Il criterio dell’accoglienza diffusa è quello giusto; il sistema delle autonomie, l’Anci, il comune di Savona, hanno lavorato per questo: e ci sono stati passi in avanti.
Al momento della presentazione dell’interpellanza la Prefettura dichiarava una sorta di “impotenza” a superare le resistenze di una parte di amministratori locali; la Giunta regionale, per altro, avvallava quelle chiusure, mentre alimentava la confusione tra accoglienza dei profughi e immigrazione irregolare, proponendo strumenti, del tutto discutibili per altro, come i CIE.
Ciò che serve è una presenza e una attenzione del Governo, a sostegno degli enti locali che si impegnano a realizzare i programmi di accoglienza e a farlo in modo che l’atteggiamento delle popolazioni sia positivo, consapevole: un piccolo gruppo, una famiglia, viene “adottata” dalla comunità, dal paese, dalla frazione, dal quartiere in cui viene accolta; se il profugo va nelle scuole a dare il bianco alle pareti delle aule, il panettiere gli porta la focaccia e i bambini lo guardano con grande simpatia.
Per l’accoglienza dei migranti, richiedenti asilo e in fuga da guerre, oppure da condizioni di povertà e privazione, c’è bisogno, oltre che di un programma nazionale, di uno snodo, dica il Governo quale (Prefettura o altro), tra responsabilità, poteri, strumenti nazionali e responsabilità, poteri, strumenti locali.

IL FUTURO DELLA PREFETTURA DI SAVONA
Nei giorni scorsi c’è stata, di fatto, la formalizzazione della decisione di superare la Prefettura di Savona.
Intendiamoci, nelle nostre zone almeno, lo Stato c’è non se c’è la Prefettura: lo Stato c’è se gli Enti Locali hanno poteri e risorse per rispondere al bisogno di servizi dei cittadini, ma anche al bisogno di Stato e di comunità solidale, di fiducia nelle istituzioni.
Dobbiamo assolutamente ridurre il peso di burocrazie, procedure, prerogative.
Semplificare, semplificare, semplificare, ma nel rispetto delle esigenze e delle identità delle comunità locali.
La proliferazione di uffici e di sedi decentrate dei ministeri nelle province è negativa. La legge delega di riforma della P.A. affronta questo tema, spingendo verso la costituzione di una unica entità.
Altra cosa è non riconoscere ad un territorio come quello savonese la necessità di un presidio che abbia il “rango” giusto.
Per questo, abbiamo chiesto al Governo di affrontare una discussione su questo punto, sia nelle sedi parlamentari deputate ad esprimere i pareri sull’attuazione della delega P.A., sia nei territori interessati, compreso il nostro.


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