“Sindacalisti, il governo è pronto al taglio delle pensioni”: chiariamo punto per punto

il 7 agosto 2018 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Ci sono cose più importanti e altre meno, soprattutto oggi, dopo i fatti di Foggia e di Bologna di ieri.
Tra quelle “meno”, le dichiarazioni del ministro Di Maio su alcune faccende, appunto, meno importanti.
Questo è dunque un post “di servizio”, per chi avesse voglia e tempo di approfondire un argomento minore, che però proprio ieri il ministro del lavoro è tornato a sollevare.
Si legge nelle pagine della cronaca politica: “Sindacalisti, il governo è pronto al taglio delle pensioni – Di Maio vuole intervenire sugli assegni sindacali, per cui negli anni passati si sono registrati aumenti anomali. Il tutto è frutto della contribuzione aggiuntiva versata dall’organizzazione sindacale al proprio militante. Contributi previsti dalla legge 564 del 1996. Ben 18mila sindacalisti ricevono quindi trattamenti Inps superiori alle somme versate. Da settembre, dunque, si prospetta un cambiamento almeno per quanto riguarda pensioni d’oro e pensioni dei sindacalisti.”
Se fosse vero ci sarebbe da scandalizzarsi. Invece non è vero: c’è, sì, da scandalizzarsi, ma per qualche episodio, che sarebbe facilmente reprimibile, senza agitare una questione generale inesistente.
Insomma, che i sindacalisti ricevano trattamenti INPS superiori alle somme versate per effetto della “contribuzione aggiuntiva” è falso.
Vediamo come funziona. Facciamo un esempio. Luisa lavora in una azienda, viene chiamata dal suo sindacato ad un incarico che comporta il lavoro a tempo pieno nell’organizzazione. La legge prevede la possibilità di “distacco sindacale”: cioè l’organizzazione paga lo stipendio, e sono riconosciuti i contributi figurativi per la pensione, contributi calcolati sempre sullo stipendio con cui Luisa ha lascito il suo lavoro in azienda (senza premi di produttività, o avanzamenti di carriera). Rimane quello anche con il passare degli anni.
La Cgil ha un regolamento, che è come un contratto: l’INPS prevede che i livelli retributivi previsti in quel regolamento siano la base per versare i contributi previdenziali dei dipendenti del sindacato.
Può capitare che la retribuzione prevista dal regolamento Cgil per l’incarico di Luisa sia maggiore di quella che lei percepiva nella sua azienda, soprattutto se nel corso degli anni ha assunto incarichi di livello superiore.
Facciamo che la retribuzione di origine di Luisa sia 1500 e quella riconosciuta dall’organizzazione per il suo incarico sia 1600. Se Luisa fosse dipendente della Cgil avrebbe contributi calcolati su 1600, se in distacco o aspettativa sindacale solo su 1500: insomma, la futura pensione di Luisa sarebbe più bassa di quella di chi fa il suo stesso lavoro e ha la stessa retribuzione, ma ci sarebbe anche una sorta di “evasione contributiva”, cioè su una parte di salario di una persona non verrebbero versati i contributi previdenziali. Il decreto legislativo 564 del 1996 ha rimediato a questi due problemi: l’organizzazione PUO’ versare i contributi sulla differenza tra 1500 e 1600. Questo di per sé non genera alcuna “pensione d’oro”, ma una pensione effettivamente rispondente alla retribuzione percepita, e con le stesse regole per il calcolo che valgono per tutti. Se è necessario precisarlo, la contribuzione aggiuntiva che l’organizzazione versa non determina nessun possibile anticipo del pensionamento.
Quale è stato i problema?
Alcuni comportamenti truffaldini. Nessuno in Cgil.
Come è accaduto? Per i pubblici dipendenti, per tutti i dipendenti pubblici, il calcolo della pensione per gli anni precedenti al 1992 è diverso dai dipendenti privati: cioè, per quella quota di anni, il conteggio si effettua sull’ultimo stipendio.
E quindi se un sindacato dichiara per uno o pochi mesi a ridosso del pensionamento che la retribuzione di quel sindacalista è molto più alta, quella retribuzione immotivatamente alta avrà riflessi sul valore della pensione.
Ma si stratta di un comportamento evidentemente arbitrario, che un provvedimento amministrativo dell’Istituto di previdenza avrebbe potuto bloccare: la Cgil Nazionale lo chiede da tempo.

Tutto qui. Non che sia importante; ma è sempre bene sapere come stanno davvero le cose, su qualunque argomento.


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