Sindaco di Savona, una scelta condivisa con la città

il 19 ottobre 2015 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Tra pochi mesi Savona sceglierà il suo nuovo sindaco.

Se posso azzardare una lettura del sentire comune più diffuso, donne e uomini che vivono in questa città pensano che ci sia bisogno di novità, di “andare oltre”, e insieme di concretezza e di esperienza, di capacità di fare. Con qualche idea e qualche valore riconoscibile.
Non si può ambire a rappresentare tutti: la missione è rappresentare la parte progressista, in senso letterale, della città.

Noi, che abbiamo ruoli di responsabilità, rispetto a questo sentire e a queste persone in carne ed ossa, dobbiamo essere capaci di “accorciare le distanze”.
Parlare con loro, instaurare un dialogo e uno scambio vero; non “annusare”, sondare gli umori, il senso comune; ma capire i bisogni e i desideri andando in profondità, raccontare quello che pensiamo di fare; costruire insieme una ipotesi di lavoro, una serie di soluzioni possibili per fare vivere meglio le persone e le comunità, e un gruppo di uomini e donne in grado di realizzare quegli obiettivi.
A partire da quello che si è fatto in questi anni: serve un lavoro serio di analisi di questo, che ci aiuti a capire su quali strade proseguire il cammino avviato e dove produrre cambiamenti.
Questo non è in contraddizione con la soddisfazione che proviamo, e che dobbiamo rendere esplicita, per una stagione amministrativa che, in una fase difficilissima, non solo ha “retto all’urto”, ma ha prodotto risultati e fatto cose importanti; soprattutto ha saputo riaprire una prospettiva, ipotesi concrete di innovazione che ora possono essere coltivate e portate a maturazione.

Chi deve fare tutte queste cose? I partiti, certo; ma, soprattutto, direttamente le persone che si mettono in gioco.
Io non solo rispetto, ma rivendico la funzione dei partiti. Ma oggi le persone non sono disposte ad affidare solo a loro il proprio destino, a maggior ragione quando si tratta di elezioni amministrative; e non si affidano volentieri a candidati che siano semplicemente emanazione dei partiti.

Chi si mette a disposizione non lo fa solo nei confronti di un partito, fosse anche il suo partito; neppure di un gruppo di partiti, che in ogni caso devono scegliere di ritrovarsi per mettere a fattor comune le proprie idee e le proprie energie.
Chi decide di misurarsi nella prova elettorale si mette a disposizione della città.

I partiti, le coalizioni hanno il dovere di costruire una proposta e un programma, a partire da una valutazione sul passato e sul presente, e di farlo in modo in più possibile coinvolgente.
Il Pd Savonese sta preparando un percorso, impegnativo ed importate, che ha questo scopo, a partire dall’assemblea cittadina di mercoledì prossimo.

Ma è necessario, ed ormai urgente, che le persone che intendono mettersi in gioco lo facciano, a viso aperto, senza tatticismi (vedo prima che aria tira, chi c’è e chi non c’è, poi decido se ci sono, se mi conviene o non mi conviene).

Il Pd e il centrosinistra devono essere parte attiva nei percorsi per scegliere il candidato sindaco e il nuovo consiglio comunale; ma non da soli. Assunzione di responsabilità non significa autosufficienza; vale per il Pd, che qualcosa deve avere imparato dal recente passato.
Ad altre forze della sinistra mi sento, sommessamente, di dire: pensate di fare a Savona “esperimenti” per il futuro della sinistra? Contribuite a scegliere un progetto, un sindaco, un gruppo di persone che credano nell’uguaglianza come fondamento della modernità: sarà un bel esperimento.

Se il lavoro ed il confronto aperto e leale tra le persone che generosamente si metteranno a disposizione (della città) porterà ad individuare una proposta largamente condivisa e forte, si potrà anche decidere di non fare le primarie: sono uno strumento e non un fine. Altrimenti bisognerà farle, e che siano contendibili e regolate; perché solo così possono essere sane e non laceranti.


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