Stipendi Manager: la proposta di legge a cui ho aderito

il 26 marzo 2014 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Ho aderito alla proposta di legge di Lorenzo Basso, deputato PD, per introdurre la “regola Olivetti” nella definizione degli stipendi dei manager
Ecco la sua dichiarazione:
“Mentre continua il dibattito/scontro fra Moretti, AD di FS, e il premier Renzi sul tetto ai manager pubblici, continuano ad esserci centinaia di altri casi di retribuzioni “fuori mercato” che riguardano sia le grandi (e piccole) aziende pubbliche, sia i massimi livelli dirigenziali della Pubblica Amministrazione.
E la sfida dell’equità non si potrebbe dire vinta neanche fissando, solo, un tetto massimo. Bisogna restituire equilibrio al rapporto fra gli stipendi più alti e quelli più bassi di ogni amministrazione e di ogni società partecipata. Basti pensare che vi sono casi – e non pochi – in cui il top manager guadagna in un giorno più di quanto un impiegato dell’azienda da lui guidata riceve in un anno.
Per questo ho presentato una proposta di legge per l’introduzione di quella regola, molto nota, ma mai introdotta, conosciuta come “regola Olivetti”: nessun dipendente pubblico deve prendere uno stipendio, tutto compreso, più alto di dieci volte rispetto a quello minimo, in modo che nessuno possa guadagnare in un mese quasi quanto un collega meno pagato riceve in anno. Non è solo una questione di equità, ma una regola virtuosa che potrebbe ridare orgoglio e senso di appartenenza a quanti lavorano nel pubblico, riportando una diffusione del benessere e un clima di socialità e armonia.
Nella Proposta di Legge si introduce inoltre il tetto massimo onnicomprensivo, già annunciato come obiettivo dal Presidente del Consiglio, che nessun dipendente pubblico guadagni più del Capo dello Stato. Come regola universale per tutti coloro che sono a carico delle finanze pubbliche: politici, dirigenti, manager delle società partecipate.
Qualche dato:
•secondo le tabelle di Cottarelli, mentre le retribuzioni dei dirigenti apicali in Italia sono, in media, 12,63 volte il reddito pro capite dei cittadini, in Gran Bretagna questo valore è pari a 8,48 volte, in Francia a 5,21 volte e in Germania a 4,27;
•al contrario sia gli insegnanti, sia i vigili del fuoco sono meglio pagati (a parità di potere d’acquisto) in Gran Bretagna che in Italia (lavoce.info);
•l’Italia è uno dei paesi OCSE più iniquo nella distribuzione dei redditi disponibili secondo l’indice di Gini: il nostro Paese, con un valore pari a 0,34, si colloca al di sopra della media OCSE (0,31) e ben lontano dai valori dei paesi con la maggiore equità: Danimarca e Norvegia con lo 0,25.
Questo divario deve essere colmato e l’Italia deve impegnarsi a tornare in linea con la media OCSE, a partire dal settore pubblico, dove gli stipendi possono essere fissati per legge. La proposta di legge che ho presentato punta proprio a questo: riportare al centro la parola equità, senza svilire professionalità e talento, ma al tempo stesso tagliando quegli stipendi e privilegi che la situazione delle famiglie italiane rende ogni giorno più intollerabili. Inoltre la “regola olivettiana” impedisce il ben noto il meccanismo per cui, a fronte dell’esigenza di tagliare le uscite, il manager tende a bloccare gli adeguamenti stipendiali delle categorie più basse, scaricando sui lavoratori meno retribuiti le conseguenze delle mancate riforme strutturali della spesa e l’intero sistema ne risulta meno efficiente. La proposta ha già avuto l’adesione convinta di decina di colleghi. Se, come auspico, la PdL verrà sottoscritta da oltre un decimo dei membri della Camera dei Deputati ne chiederemo l’urgenza per poterla portare, al più presto, alla discussione del Parlamento.


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