Sulle elezioni nel comune di Savona e sul mio partito

il 28 dicembre 2015 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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“Ma un leader vero non si preoccupa dei sondaggi: li cambia” (Matteo Renzi, 13 dicembre 2015).
Un approccio coraggioso e senza alternative.

Il risultato delle elezioni amministrative, a Savona come altrove, è tutt’altro che scontato e non ci sono soluzioni preconfezionate e candidati di per sé sicuri di vincere. Ma quello che facciamo noi conta, può influire sui risultati.

Invece, ci siamo “preoccupati” e non abbiamo fatto niente per lunghi mesi.

Torniamo alla sostanza: arriva a compimento un ciclo di governo della città in cui si sono poste le basi, si sono piantati i semi, per un nuovo inizio: idee e “cantieri” di una progettazione nuova. Su questo nel PD siamod’accordo oppure no?Io penso di sì e penso anche che abbiamo le carte in regola per candidare il Pd di Savona e il centro sinistra a governare questa città per i prossimi anni e a governare il cambiamento radicale che ci impone il credere nel futuro.

Oppure pensiamo solo a provare a sopravvivere a noi stessi. Perché se fosse così non varrebbe a nulla l’invocazione del cambiamento, della rottura con il passato, del “nome nuovo”, per convincere i savonesi a votare ancora il Pd e il centrosinistra.

La “preoccupazione” è diventata la cifra dei comportamenti politici; si è scelto il rinvio, nell’attesa che dalla società savonese emergesse una figura che di per sé fosse in grado di assicurare la raccolta del consenso sufficiente; come se il nostro problema non fosse che dobbiamo costruirlo, il consenso, superando gli ostacoli che si frappongono tra la nostra azione e il sentire comune delle persone.

Non si costruisce una proposta condivisa e unitaria mettendo lì quattro nomi e dicendo che, però,sarebbe meglio non fare le primarie.

La “preoccupazione”, per i sondaggi e per l’ignoto, ha spinto a guardarsi intorno, girare un po’ a vuoto, a sondare l’umore dei savonesi quando non era ancora noto lo schema di gioco degli altri; con il risultato che, come accade sempre quando la domanda è sbagliata, la risposta è inservibile.

Sento emergere una spinta, di per sé fonte di spaccatura: invocare lo schema renziani/non renziani. Si sacrificherebbe così un’esperienza politica di condivisione e di reciproca contaminazione, che è il sale del Pd e la condizione della sua esistenza.Sarebbe colpevole buttare via quel sodalizio politico, passato attraverso fasi più o meno facili, tra innovatori (renziani veri, se poi si debbano chiamare “della prima ora” non so) e autentici riformisti delle tradizioni politiche e delle anime costitutive del Pd, che ha connotato la vita del Pd savonese.

A questo punto,anche per i comportamenti messi in atto in questi mesi, non so se ci siano le condizioni per una soluzione condivisa tra gli iscritti del Pd.

E non credo che si debbano demonizzare le primarie: si faranno in molte situazioni e possono essere una occasione positiva per parlare con i Cittadini, confrontare idee e proposte a viso aperto. Possono essere il modo per recuperare quel lavoro politico mancato verso la Città; non sono per forza bagni di sangue. Dipende solo da noi e dalla nostra maturità.

Possiamo ancora dimostrare, in questo modo, di essere una comunità politica adulta e leale.


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