Tirreno Power, depositata l’interrogazione

il 11 maggio 2016 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Con la lettera dei Sindaci di Vado e Quiliano, l’ordine del giorno del Consiglio Regionale di ieri, le iniziative dei lavoratori e dei loro sindacati, continua il pressing sul Governo perché intervenga sollecitamente sulla vicenda Tirreno Power.

E’ necessario che la Regione Liguria realizzi, con i Comuni e le forze sociali, un tavolo permanente di confronto a livello locale.

Ma quella della centrale di Vado e Quiliano è una questione che deve avere risposte di carattere nazionale. La riconversione di un’area e di una attività come quella reclama  l’assunzione diretta di responsabilità da parte del Governo. Le scelte per uscire dalla produzione di energia con il carbone, e le loro conseguenze; le prospettive industriali di una intera area, in grave difficoltà sul piano del lavoro, e con un futuro del tutto incerto, da rilanciare riuscendo davvero a “guardare avanti”: dobbiamo tutti riuscire a fare il salto di qualità che quelle sfide ci impongono.

Nell’interrogazione che, come annunciato nei giorni scorsi, abbiamo depositato come parlamentari liguri del Pd, oltre a ricapitolare tutti i passaggi della vicenda  e i rischi pesantissimi presenti, abbiamo messo in rilievo il fatto che gli impianti della centrale occupano una vasta area, dotata di importanti infrastrutture, che attività molto significative di ricerca sulla produzione di energia e sull’efficienza energetica sono presenti nel Polo Universitario savonese, che il territorio di Vado e Quiliano è ricompreso nell’area interessata dalla revisione dell’Accordo di Programma Savona/Valle Bormida.

Abbiamo chiesto anche noi al Governo di rispondere con sollecitudine alla richiesta di incontro di enti locali e forze sociali: è importante che Presidenza del Consiglio e Mise indichino quali iniziative assumeranno affinché proprietà e azienda facciano quello che a loro compete, senza sfuggire alle proprie responsabilità, e come il Governo stesso  intenda affrontare i problemi di ordine industriale, occupazionale e ambientale presenti nel sito di Vado Ligure-Quiliano.

Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-08612

presentato da GIACOBBE Anna

testo di Lunedì 9 maggio 2016, seduta n. 620

GIACOBBE, BASSO, CAROCCI, TULLO e VAZIO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
la centrale termoelettrica di Vado Ligure-Quiliano (Savona) è di proprietà della Tirreno Power spa, uno dei principali produttori di energia elettrica, con impianti in diversi siti, a livello nazionale;
la centrale di Vado Ligure-Quiliano è costituita da un’unità a ciclo combinato CCGT di potenza fino a 750 megawatt (composta da due unità a gas VL5-1 e VL5-2 uniti a due rispettivi generatori di vapore, e da una turbina a vapore) in esercizio dal 2007 e realizzata sostituendo due vecchie unità alimentate a carbone ed olio combustibile e da due unità da 330 megawatt cadauna (VL3 e VL4), alimentate a carbone (e a gasolio e olio combustibile nelle fasi di accensione) entrate in esercizio nel 1971. Con decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare del 14 dicembre 2012, n. 227, è stata rilasciata un’autorizzazione integrata ambientale per l’esercizio della centrale, che faceva seguito all’intesa tra regione Liguria e azienda; obiettivo dell’intesa, da parte pubblica, era stato quello di realizzare il massimo di riduzione dell’impatto ambientale dei gruppi, attraverso interventi che avrebbero anche prodotto un aumento dell’efficienza degli impianti. La vetustà degli impianti stessi, insieme alle condizioni di esercizio, costituiscono ormai da tempo un fattore riconosciuto di grande criticità;
l’11 marzo 2014 il giudice per le indagini preliminari di Savona, su richiesta della procura della Repubblica, ha disposto il sequestro cautelativo dei gruppi VL3 e VL4 della centrale termoelettrica Tirreno Power di Vado Ligure-Quiliano e l’interruzione dell’esercizio; il provvedimento del giudice per le indagini preliminari contestava il mancato adeguamento alle prescrizioni dell’autorizzazione integrata ambientale e si era basato, tra l’altro, sulle risultanze di una perizia della procura sugli effetti ambientali e sanitari dell’attività della centrale Tirreno Power spa sulla popolazione locale; secondo tale perizia, le emissioni della centrale a carbone di Vado Ligure avrebbero causato oltre 400 morti tra il 2000 e il 2007. Ci sarebbero stati anche «tra i 1700 e i 2000 ricoveri di adulti per malattie respiratorie e cardiovascolari e 450 bambini ricoverati per patologie respiratorie e attacchi d’asma – tra il 2005 e il 2012». I consulenti della procura hanno mappato una «zona di ricaduta delle emissioni» della centrale ed hanno escluso come causa delle patologie il traffico automobilistico, altre aziende della zona e i fumi delle navi in porto. Il perimetro della mappa riguarda 23 comuni per un totale di circa 150.000 abitanti; esiste, per altro, documentazione che mette in discussione sia le metodologie che i risultati di quella perizia;
è tutt’ora in corso la fase istruttoria del procedimento che vede coinvolti, oltre agli esponenti dell’azienda, gli amministratori e i tecnici, attuali a precedenti, dei comuni di Quiliano e Vado Ligure e della provincia di Savona, e della precedente amministrazione regionale; il 17 maggio del 2015 c’è stata la chiusura delle indagini con capi di imputazione per 86 indagati che spaziano dall’abuso d’ufficio, disastro doloso, fino all’omicidio colposo plurimo;
nel mese di luglio 2014 si è tenuto un incontro tra i Ministeri dello sviluppo economico e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, istituzioni locali, organizzazioni sindacali e azienda, alla presenza del Ministro pro tempore Guidi e del Ministro Galletti, con l’obiettivo di definire un percorso in grado di consentire la continuità produttiva ed occupazionale del sito, rendendo questa produzione pienamente compatibile con l’ambiente circostante. In tale incontro era stato affrontato anche il tema del rapporto tra le scelte per il sito di Vado Ligure e Quiliano e la strategia energetica nazionale;
la società, dopo il sequestro, aveva presentato istanza di rinnovo anticipato dell’autorizzazione integrata ambientale, limitatamente ad interventi sui due gruppi esistenti alimentati a carbone, con un adeguamento degli impianti in due fasi di intervento;
gli enti locali e la regione Liguria, impegnati nello sforzo di garantire il raggiungimento di limiti alle emissioni stringenti e riferibili alle migliori tecniche disponibili, senza compromettere la continuità produttiva e dell’occupazione, hanno assunto le proprie delibere seguendo questo criterio ed assumendo sino in fondo le proprie responsabilità;
il gruppo istruttore dell’autorizzazione integrata ambientale, a quanto risulta agli interrogati con parere non unanime, ha prodotto un documento tecnico nel quale vengono indicati limiti di emissione per i loro valori e le tempistiche di adeguamento stringenti; alcune fonti definivano quei vincoli non omogenei rispetto a quelli imposti ad impianti analoghi sul territorio nazionale;
l’azienda ha dichiarato di non essere in grado di garantire, nei termini di tempo indicati, il rispetto dei limiti imposti, definendoli inapplicabili, e ha comunicato alle organizzazioni sindacali che, se fossero state confermate quelle condizioni, non sarebbe stata in grado di far ripartite i due gruppi in questione: così è avvenuto;
il 23 dicembre 2014 si è tenuto a Palazzo Chigi un incontro, convocato dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio, alla presenza del Ministro dello sviluppo economico, Federica Guidi, del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, Gian Luca Galletti, e a cui hanno partecipato il sindaco di Vado Ligure e presidente della provincia di Savona, Monica Giuliano, il sindaco di Quiliano, Alberto Ferrando, l’assessore allo sviluppo economico della regione Liguria, Renzo Guccinelli, l’amministratore delegato dell’azienda Tirreno Power, Massimiliano Salvi, e le rappresentanze sindacali Cgil, Cisl, Uil, Ugl, e la rappresentanza sindacale unitaria aziendale: dopo un’analisi delle problematiche esposte dai rappresentanti intervenuti, alla luce dell’impegno dell’azienda ad investire nell’ambientalizzazione degli impianti, «si è registrata una piena disponibilità da parte del Governo, nell’ambito delle proprie competenze, ad individuare le più opportune soluzioni che consentano, in una ragionevole scansione temporale, la ripresa dell’attività degli impianti». È stata confermata infine «la piena garanzia del rispetto delle norme a tutela dell’ambiente, insieme al monitoraggio delle emissioni e degli interventi», come risulta dal comunicato della Presidenza del Consiglio dei ministri;
un ulteriore incontro si è tenuto il 18 febbraio 2015 a Palazzo Chigi un incontro sulla centrale Tirreno Power di Vado Ligure, convocato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Graziano Delrio, alla presenza del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, Gian Luca Galletti, e a cui hanno partecipato rappresentanti dei Ministeri della salute e dello sviluppo economico, il presidente della regione Liguria, Claudio Burlando, il sindaco di Vado Ligure e presidente della provincia di Savona, Monica Giuliano, il sindaco di Quiliano, Alberto Ferrando, il direttore generale di Tirreno Power, Massimiliano Salvi, e le rappresentanze sindacali Cgil, Cisl, Uil, Ugl, e la rappresentanza sindacale unitaria aziendale;
durante l’incontro sono stati esaminati i provvedimenti seguiti alla precedente riunione di dicembre e le principali problematiche ancora esistenti. Il Governo ha ribadito, nell’ambito delle proprie competenze, di essere pronto ad adottare le soluzioni che consentano la ripresa dell’attività degli impianti. In seguito alle richieste di approfondimento presentate dall’azienda, si è stabilita, su proposta della regione Liguria, la convocazione di un tavolo tecnico ristretto;
il 25 giugno 2015, a Palazzo Chigi, alla presenza del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Claudio De Vincenti, si è tenuto un tavolo interistituzionale per fare il punto sulla situazione della centrale elettrica Tirreno Power di Vado Ligure, al quale hanno preso parte rappresentanti dei Ministeri dello sviluppo economico, dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute, della regione Liguria e dei comuni di Quiliano e Vado Ligure. Presenti anche l’amministratore delegato di Tirreno Power Andrea De Vito e i rappresentanti dei sindacati di categoria e confederali Cgil, Cisl, Uil e di Ugl Chimici;
l’azienda ha chiarito la strategia che intendeva mettere in atto al fine di consentire la continuità dell’attività aziendale e la salvaguardia occupazionale attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali già previsti dalla legge. Le organizzazioni sindacali hanno sottolineato l’esigenza di garantire le prospettive occupazionali e reddituali dei lavoratori e nel contempo quella di avere certezze sul futuro dell’azienda. Governo e istituzioni regionali e locali hanno ribadito l’impegno ad accompagnare i lavoratori con gli ammortizzatori sociali e a costruire condizioni di contesto che siano utili a dare una prospettiva positiva per l’insediamento industriale. In quella occasione era stata prevista la riconvocazione delle parti per metà settembre, per un puntuale monitoraggio della situazione: l’incontro non è mai stato convocato;
sulla complessa vicenda in esame ha inciso la pesante situazione finanziaria della società, che è arrivata sull’orlo del fallimento; 18 novembre 2015 è stato omologato dal tribunale di Roma l’accordo per la ristrutturazione del debito per quasi 900 milioni di euro. Per quanto riguarda Vado Ligure, nel piano dell’azienda non è stato previsto, in via prudenziale, alcun contributo a livello di margini dalle unità a carbone, non potendo l’azienda fare previsioni sulla ripartenza degli impianti sequestrati dalla magistratura. Il 16 dicembre 2015 si è svolta l’assemblea straordinaria di Tirreno Power Spa, che ha perfezionato la chiusura dell’operazione di ristrutturazione del debito omologata dal tribunale;
secondo i dati trasmessi a suo tempo dalla prefettura di Savona le aziende coinvolte nell’indotto, comprensive di tutti i servizi risultavano oltre 90, di cui 40 costantemente presenti in centrale, per complessivi 857 addetti, di cui 300 presenti quasi quotidianamente in centrale nei periodi di attività a regime;
per quanto riguarda i dipendenti diretti, è stata attivata, da aprile 2014, la cassa integrazione guadagni ordinaria, e, da novembre 2014, i contratti di solidarietà (per circa 300 lavoratori, di cui 200 nel sito di Vado). Questo ha fatto sì che i dipendenti dell’indotto (escluse le molte aziende che ad oggi purtroppo hanno chiuso) potessero ricorrere alla cassa integrazione straordinaria, mentre prima erano in cassa in deroga, con tutte le difficoltà che questa comporta. La riduzione delle attività affidate all’esterno, in conseguenza della fermata dei gruppi alimentati a carbone, è stimabile in circa l’80 per cento;
il 12 gennaio 2016, ha preso via, con un incontro nella sede regione Liguria, un «tavolo tecnico» istituito dal presidente Giovanni Toti tra regione Liguria e Tirreno Power. È stato dichiarato che azienda e regione stanno lavorando per giungere a una proposta condivisa che coinvolga gli enti locali e le organizzazioni sindacali. L’azienda avrebbe messo sul tavolo alcune possibili opzioni di breve e medio-lungo periodo per mantenere e valorizzare il sito industriale;
il 26 aprile 2016, si svolto un incontro presso la prefettura di Savona tra azienda e organizzazioni Sindacali dei lavoratori che ha dato esito negativo, con la conseguente proclamazione dello sciopero dei lavoratori per il 10 maggio 2016: sia le organizzazioni sindacali, sia gli enti locali hanno lamentato il fatto che Tirreno Power non abbia presentato alcun piano o programma per la ripresa di attività ovvero per una riconversione della produzione, e comunque in grado di garantire la tutela occupazionale e ambientale;
in autunno verranno a scadenza gli ammortizzatori sociali attualmente in essere, senza una prospettiva di sostegno al reddito e di rioccupazione;
Tirreno Power ha una precisa responsabilità per gli interroganti nei confronti del territorio e del destino dei lavoratori;
i sindaci dei comuni di Vado Ligure e Quiliano hanno inviato una nota al Governo per chiedere l’attivazione urgente di un tavolo di confronto tra le istituzioni e le forze sociali al fine di definire un percorso risolutivo;
il 19 aprile 2016, il Presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, intervenendo al Senato, ha affrontato i temi della politica energetica nazionale ed ha annunciato in esplicito la scelta che in Italia le centrali a carbone andranno chiuse, utilizzando l’espressione «senza perdere un posto di lavoro»;
i gruppi alimentati a carbone della centrale di Vado Quiliano sono fermi da oltre due anni e non sono stati presentati dall’azienda programmi di investimento tali da prefigurare una ripresa, anche temporanea, della loro attività, secondo le prescrizioni cui dovrebbe sottostare; nella prospettiva, comunque, la scelta della decarbonizzazione nella produzione di energia nel nostro Paese riguarderà anche gli impianti di Vado-Quiliano; la responsabilità nazionale nell’«uscita dal carbone», per creare alternative di lavoro e di crescita economica nei siti interessati, deve essere esercitata anche nel territorio di Vado Quiliano, nel Savonese;
gli impianti della centrale termoelettrica di Vado Ligure-Quiliano occupano una vasta area, dotata di importanti infrastrutture;
attività molto significative di ricerca sulla produzione di energia e sull’efficentamento energetico sono presenti nel polo universitario savonese dell’università di Genova;
il territorio dei comuni di Vado e Quiliano è ricompreso nell’area interessata dalla rimodulazione dell’accordo di programma per l’attuazione degli interventi di rilancio dello sviluppo della Valle Bormida del 18 marzo 2006. Ai fini della definizione dei contenuti di tale revisione dell’Adp Savona/Valle Bormida, è stato sottoscritto un protocollo d’intesa tra Istituzioni locali e forze sociali, con la regia della regione Liguria, e si è svolto a Savona un incontro, il giorno lunedì 6 ottobre 2014, con la partecipazione dei rappresentanti dei Ministeri interessati (Mise/Miur/Mit/Mlps) –:
se il Governo intenda rispondere con sollecitudine alla richiesta di convocazione delle parti rivolta da enti locali e forze sociali;
quali iniziative di competenze intenda emanare affinché proprietà e azienda garantiscano quell’assunzione di responsabilità che alle stessa compete;
quali iniziative intenda intraprendere per affrontare e portare a soluzione, per quanto di competenza, i problemi di ordine industriale, occupazionale e ambientale presenti nel sito di Vado Ligure-Quiliano. (5-08612)


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