Una lettera a Matteo Renzi: risolviamo insieme i problemi del lavoro

il 29 settembre 2014 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Giovanna Martelli, Luisa Gnecchi, Chiara Gribaudo, Marco Miccoli, hanno scritto a Matteo Renzi per dare un contributo, fuori dagli schemi di “cordata” o area politica, alla ricerca di una buona soluzione ai problemi aperti sulla “delega lavoro”, oggi in discussione nella Direzione nazionale del PD.
L’idea di approcciare in questo modo e con questi contenuti una vicenda ancora così controversa è frutto di un lavoro che da tempo i democratici della Commissione XI della Camera hanno avviato: stare al merito, guardare al complesso delle questioni, oltre le polemiche e i posizionamenti. È un modo di essere che coltiviamo tutti, alla faccia delle caricature che circolano sulla nostra Commissione. E, come vedete, non si sfugge agli argomenti più spinosi, partendo però dalla convinzione che il Governo e il Presidente del consiglio vanno sostenuti nello sforzo di fare cambiare verso alle politiche restrittive dell’Europa.
La discussione in Direzione non sarà facile, e non sarà neppure l’”ultimo atto”.
Il lavoro parlamentare farà la sua parte. Il Governo ci dirà con quali risorse potremo avviare l’estensione reale di tutele e diritti. Sarà questa la vera “prova del nove”

Il testo della lettera:

Caro Segretario,

Noi raccogliamo con te la sfida per cambiare l’Italia e lo facciamo mettendo il lavoro al primo posto, prima di tutto.

Lo facciamo dando un contributo di merito finalizzato a costruire quelle “Politiche nuove e coraggiose per la crescita e l’occupazione dirette soprattutto e più efficacemente ai giovani”.

La situazione economica e sociale del Paese è sempre più difficile e se vogliamo fornire risposte positive all’occupazione, soprattutto quella dei giovani, bisogna far percorrere all’Italia e all’Europa la strada della crescita.

Per questo sosteniamo la battaglia che stai conducendo per superare le politiche del rigore con la consapevolezza che anche in Italia dovrà trovare coerente applicazione a partire dalla legge di stabilità.

La convinzione è che con politiche che riformano il sistema di istruzione e formazione, che ci portino ad avere un fisco più equo, che sostengano gli investimenti pubblici e privati e superino il Patto di stabilità interno, si possa dare un impulso alla ripresa dell’occupazione.

Le riforme degli ultimi 15 anni hanno ridotto notevolmente la protezione rendendo il mercato del lavoro italiano flessibile come la media dei mercati europei.

Condividiamo pertanto, senza riserve, la tua prospettiva di superare le attuali disuguaglianze presenti nel mercato del lavoro e di collocare l’orizzonte dell’azione politica del Partito Democratico nella ricerca di diritti e tutele che siano universali.

Questo significa superare le differenze legate alla dimensione di impresa, alla tipologia del lavoro svolto (subordinato, parasubordinato e autonomo) e all’appartenenza generazionale.

Un catalogo di diritti essenziale e credibile rappresentato da:
– ammortizzatori sociali (da estendere anche ai lavoratori precari e discontinui)
- tutela per maternità che deve riguardare le lavoratrici dipendenti, parasubordinate e autonome
- estensione del diritto ai contributi figurativi, soprattutto per i giovani che perdono il lavoro discontinuo al fine di consentire alle nuove generazioni di poter aspirare a una pensione dignitosa
- disboscamento e cancellazione delle forme di lavoro più precario che hanno favorito la concorrenza sleale nei confronti del lavoro a tempo indeterminato
- tutele dal licenziamento uguali per tutti.

In quest’ottica la Delega al Governo consente di predisporre successivamente i decreti attuativi sul tema del mercato del lavoro, che si basino su coordinate di crescita della competitività delle imprese e di mantenimento e ampliamento delle tutele per i lavoratori, dove il contratto a tutele crescenti, nel momento in cui si trasforma per volontà dell’imprenditore in assunzione stabile, va riconosciuto un incentivo che lo renda il più economico e conveniente di tutti.

A questo proposito si deve rendere evidente nella Delega che la semplificazione delle tipologie contrattuali più precarizzanti preveda un consistente superamento al fine di ricondurre le forme di impiego a poche casistiche essenziali.

Per quanto riguarda la revisione delle mansioni dei lavoratori, a fronte di processi di riorganizzazione aziendale, pensiamo che debba essere tutelato oltre al posto di lavoro, alla professionalità e alle condizioni di vita, anche il livello retributivo e sul tema del controllo a distanza va assolutamente colta la necessità di un adeguamento delle norme alle nuove tecnologie sapendo distinguere l’esigenza di un controllo sugli impianti da un controllo sui lavoratori, che violerebbe la loro dignità e il loro diritto alla riservatezza.

Infine sulle norme che regolano i licenziamenti riteniamo che si possa arricchire ulteriormente il modello esistente applicando le attuali tutele a tutte le persone occupate, comprese quelle assunte con il contratto di inserimento. Migliorare le condizioni è anche verificare ed in tal senso crediamo sia necessario effettuare un monitoraggio per verificare l’applicazione della Legge Fornero: la conciliazione nel caso di licenziamento economico, divenuta parte integrante della procedura di tutela, dimostra di funzionare.
Siamo passati dalle 1900 richieste di conciliazione del 1° semestre del 2012 (ante riforma) alle circa 10mila richieste nei semestri successivi.
Gli esiti positivi della conciliazione (risoluzione consensuale con incentivo all’esodo o transazione economica, rinuncia all’impugnativa con transazione economica, rinuncia al licenziamento) sono passati dal 36% del 2012 al 50% del 2014.

Ti lasciamo questa riflessione con lo spirito di contribuire a costruire una scelta condivisa.

Giovanna Martelli, Luisa Gnecchi, Chiara Gribaudo, Marco Miccoli


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