Unioni civili: i diritti che ci saranno, non solo quelli che mancano

il 25 febbraio 2016 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

Stampa post Stampa post

Il testo della nuova legge sulle unioni civili e sulle convivenze ha avuto un percorso difficile, con contraddizioni e cadute. Dal Senato arriverà alla Camera e lo voteremo così com’è, per chiudere quel percorso celermente e mettere al sicuro le cose positive che contiene. Avremmo voluto votare una norma che contenesse anche la stepchild adoption, una tutela per bambini che ci sono e che non è giusto siano discriminati. Non è stato possibile. Solo se la maggior parte dei Senatori (quelli che dichiaravano di volere quella soluzione) avesse accettato un percorso che “sminasse” il terreno dell’iter in aula avrebbe consentito di votare una legge più completa: non si è voluto.
Oggi è importante conoscere e valutare è ciò che nella legge ci sarà per il riconoscimento dei diritti delle persone omosessuali. Così ciascuno potrà farsi un’idea rispetto al fatto che fosse “meglio niente”, o che si tratti semplicemente di un “meglio che niente”. Non è né l’uno né l’altro, io ne sono convinta.
Ai contenuti del testo ha dedicato un articolo molto competente e completo la rivista online “Articolo 29 – famiglia, orientamento sessuale, identità di genere”, diretta da Marco Gattuso.
Mi sono permessa di sintetizzarne alcuni contenuti, senza entrare nei giudizi, comunque autorevoli.

E dunque, ecco cosa c’è nel testo che uscirà dal voto del Parlamento.
* I diritti che vengono riconosciuti alle unioni civili: tutti i diritti del matrimonio.
diritti patrimoniali all’eredità compresa la legittima, diritto al mantenimento ed agli alimenti, diritto alla pensione di reversibilità, ricongiungimento familiare e cittadinanza italiana per lo straniero unito civilmente, congedo matrimoniale e tutte le prerogative in materia di lavoro, assegni familiari, disposizioni fiscali, impresa familiare e norme del codice civile in materia di contratti, prescrizione ed altro, graduatorie per l’assegnazione degli alloggi popolari, punteggi per i concorsi e i trasferimenti, trattamenti pensionistici, assicurativi e previdenziali, diritto di ricevere informazioni sullo stato di salute, decisioni sulla salute in caso di incapacità, decisioni in caso di decesso sulla donazione di organi, sul trattamento del corpo e sui funerali, applicazione legge 104, diritti in materia penitenziaria, ecc.
La natura familiare delle famiglie gay e lesbiche viene espressamente riconosciuta, attraverso l’uso dell’espressione “vita familiare”. Si tratta già di famiglie, non c’è dubbio, ma il fatto che venga scritto nella legge segna un passaggio da non sottovalutare.

* Le differenze rispetto al matrimonio
- lo scioglimento dell’unione civile avviene senza il periodo di separazione (da sei mesi ad un anno) previsto per coniugi eterosessuali. Dopo tre mesi da una apposita dichiarazione davanti all’ufficiale di stato civile, sarà possibile iniziare la procedura di divorzio con l’applicazione delle stesse norme dello scioglimento dei matrimoni.
- nell’unione civile le parti stabiliscono liberamente il cognome della famiglia.
- non è previsto l’ “obbligo di fedeltà”. Non riesco a persuadermi del fatto che si tratti di una discriminazione; è semmai la “presa d’atto che una regolamentazione del diritto di famiglia scritta nel 2016 può abbandonare una norma che appare come il retaggio di una impostazione arcaica”, come è stato osservato.
- la celebrazione dell’Unione civile avverrà con modalità analoghe al matrimonio, ma senza la procedura delle pubblicazioni.
- matrimoni fra persone dello stesso sesso celebrati all’estero verranno riconosciuti in Italia come unioni civili.
Sono differenze che fanno pensare all’utilità di qualche intervento sulla regolazione del matrimonio, per parificarlo al più moderno

* Ancora a proposito della stepchild adoption, con l’espressione “resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti”, si avalla di fatto il percorso giurisprudenziale apertosi negli ultimi due anni e la possibilità per i giudici di riconoscere, con le proprie sentenze, ai figli delle famiglie “arcobaleno” il diritto di essere figli anche del partner del genitore naturale.
Meglio sarebbe stato avere una norma che desse certezze. Capisco le riserve con cui è stato accolto l’annuncio della presentazione di un disegno di legge sulle adozioni che conterrà anche questa parte; ma la storia e la vita reale, oltre che la legislazione di altri paesi, vanno in quella direzione e la battaglia non è chiusa.

Il prof. Marco Gattuso conclude così: “ il Senato vota quella che è senz’altro la più importante riforma del diritto di famiglia dopo quella del 1975.
La vota con una procedura, diciamo, piuttosto peculiare, quella della fiducia governativa, con una maggioranza a dir poco sorprendente e dopo un iter parlamentare a dir poco bizzarro.
(…) Ciò che qui interessa é che un pezzo di Paese, sinora ignorato, acquisti finalmente cittadinanza. Una cittadinanza che nonostante tutto resta ancora monca, incompiuta.
Ma la Storia non si ferma qui. (…)”


« »

Scroll to top