Valore al lavoro

il 6 febbraio 2018 | in Blog, Primo Piano | da Anna Giacobbe

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I dati sull’occupazione pubblicati confermano andamenti positivi.

Dall’inizio del 2015 l’occupazione è aumentata di oltre 900.000 persone: il numero degli occupati è tornato a livello del 2008; è aumentato il lavoro dipendente (più un milione e 100 mila, di cui 500 mila a tempo indeterminato e 600 mila a termine) e si è ridotta l’occupazione autonoma, in gran parte quella “finta” che nascondeva occupazione subordinata dietro i contratti di collaborazione (meno 200 mila).
La nuova occupazione è stata accompagnata da versamento di contributi previdenziali (da parte dei datori di lavoro o dello stato) e dall’acquisizione di diritti pensionistici.
Ma le ore lavorate sono aumentate meno delle persone occupate e restano ancora al di sotto del livello pre-crisi. Una parte della nuova occupazione ha orari di lavoro ridotti. Quindi bene ma non benissimo. Abbiamo iniziato un percorso che può e deve essere portato a termine.

Il Pd nel suo programma ha individuato nella necessità di far crescere l’occupazione, ma anche di fare crescere la sua qualità, un obiettivo centrale e prioritario.
Un salario minimo stabilito per legge, per chi non abbia contratti collettivi di riferimento. Va bene, ma deve crescere la qualità e la giusta retribuzione del lavoro con l’applicazione erga omnes, “verso tutti”, dei contratti collettivi che ci sono e vanno rinnovati regolarmente.
Il lavoro dipendente a tempo indeterminato  deve costare meno alle aziende (proseguendo sulla strada che già è stata imboccata).
In questi anni è cresciuta anche la protezione del lavoro autonomo professionale “vero”; anche per queste persone torniamo a parlare di tutele e di equità nei compensi. E anche questo aiuta a ridare valore al lavoro.

Per parlare di queste cose senza fare propaganda bisogna intendersi su qualche punto importante:

  1. la crisi ha picchiato forte e il lavoro che si distrugge non si ricrea con delle norme;
  2. la precarietà non è nata con le modifiche alle regole del mercato del lavoro di questi anni; c’era e c’è, è frutto di processi economici e anche di scelte politiche che hanno ridotto complessivamente le protezioni del lavoro;
  3. la precarietà non si abolisce per decreto;
  4. non in tutte le aree la ripresa del lavoro è avvenuta con gli stessi andamenti: in Liguria, e soprattutto in provincia di Savona, dalla crisi si sta uscendo con più difficoltà, tant’è che ci sono stati riconosciuti strumenti eccezionali per attirare nuove attività imprenditoriali e prorogare cassa integrazione e mobilità.
  5. troppe volte si parla di jobs act a sproposito. Facciamo chiarezza: ci sono state in questi anni sia modifiche alle norme con la “delega lavoro”, sia destinazione di risorse attraverso le leggi di bilancio. Nella sostanza, si è trattato di questo:
  • incentivi economici rilevanti alle imprese per nuove assunzioni a tempo indeterminato: sono la ragione principale per cui le assunzioni sono cresciute.
  • la fine dell’art.18 sui licenziamenti: un errore, ma che ha riguardato una parte limitata del mondo del lavoro. Una norma che però può e deve essere rivista.
  • le politiche attive del lavoro: su questo di concreto si è fatto poco. Il problema non è la norma, ma l’organizzazione della pubblica amministrazione in questo Paese.
  • una serie di norme utili create: contrasto alle dimissioni in bianco, tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro, semplificazione di procedure.
  • la riduzione della copertura degli ammortizzatori sociali (cassa integrazione, mobilità) per chi li aveva (ma poi sono arrivate le proroghe per chi è in area di crisi complessa) e l’estensione di quelle protezioni a lavoratori che prima non le avevano (collaboratori e apprendisti, ad esempio).

Il lavoro si crea con gli investimenti, privati e pubblici: gli incentivi agli investimenti privati ci sono e le imprese vanno aiutate ad utilizzarli, superando gli altri handicap che devono affrontare (infrastrutture, legalità, burocrazia).
Anche gli investimenti pubblici sono cresciuti in questi anni (edilizia scolastica, tutela del suolo da rischio idrogeologico, risparmio energetico, grandi e piccole infrastrutture, industria 4.0): bisogna continuare e fare di più.
Insieme, il lavoro si rafforza con la formazione, con un rapporto vero tra scuola e lavoro, con servizi per l’impiego adeguati. Non è tutto, ma è molto!


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