Voucher, cambiare l’uso

il 28 dicembre 2016 | in Archivio, Blog | da Anna Giacobbe

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Il voucher può essere molto utile, per i lavori meramente occasionali, giusto? Ecco oggi non è così; non si usa solo per quello scopo: per questa ragione, non si deve solo “evitare l’abuso”, ma CAMBIARE L’USO, tornando semplicemente alle regole originarie.
Avete presenti gli studenti e i pensionati che vanno a fare la vendemmia? E’ la ragione per cui i voucher sono nati. Ma chi lavora dieci ore per mesi a raccogliere pomodori sotto il sole, è la stessa cosa? Pure pulire il giardino di un condomino può essere occasionale (anche se esistono aziende che fanno quel lavoro, con strumenti e professionalità, che servono anche quelle). Se chiamo una persona a fare un lavoro di pulizia in casa, o ad occuparsi di un bimbo per una giornata, o poi basta, è occasionale: me se quella persone tutte le settimane fa quel lavoro lì? Altra domanda: un lavoro stagionale nel turismo per un po’ di settimane o mesi, è occasionale, o è un lavoro a termine, per cui esistono precise regole, tutele contrattuali (sì, chi lavora ha diritto ad avere regole chiare e tutele)? Vi assicuro che è accaduto: contratti di qualche settimana o mese, in bar, ristoranti, bagni marini, che da anni si regolavano con contratti a temine, sono stati “mangiati” dai voucher.
Domanda anche più facile: perché i voucher hanno avuto questo successo in questi ultimi mesi? Forse perché c’è stata un improvvisa idiosincrasia per il lavoro nero e tutti quelli che facevano lavorare in nero le persone le hanno regolarizzate con il voucher? Lo possiamo credere, e guardarci lo stesso allo specchio la mattina?
Sarà perché il reddito che si percepisce con i voucher l’altr’anno è passato da 5 a 7 mila euro l’anno (unica vera modifica introdotta dal governo Renzi, per altro)? Ma se la stra-grandissima maggioranza dei lavoratori coinvolti stanno ben ben sotto quel limite di 5000…! Non, non è per questo
E’ successa un’altra cosa, fidatevi. Una cosa buona, per un verso: eliminare l’uso di contratti di collaborazione (falso lavoro autonomo) che sostituivano lavoro dipendente vero (anche questo è stata la “delega lavoro”) è una cosa buona: un parte del lavoro prima meno tutelato, sino a che ci sono stati incentivi economici alle aziende per assumere a tempo indeterminato, è “salito” verso una forma più protetta; un’altra parte ha trovato nel voucher lo “sfogo” che prima aveva nei contratti di collaborazione, è così lavoro a termine è “sceso” verso una forma meno tutelata e regolare: il voucher. Un’ora di qualsiasi lavoro, in qualsiasi qualifica o orario (giorno,notte, domenica, tanto per capirci) vale la stessa cifra, 10 euro lordi, 7,5 euro netti, e ha un contributo per la pensione del 13% (nel sistema contributivo ci si fa una pensione decente?)
Ma c’è un’altra cosa che conta, e che ha a che fare con il boom dell’utilizzo dei voucher: la riduzione del valore del lavoro nella nostra testa, nel nostro modo di pensare; perché “piuttosto che niente…è meglio piuttosto”; perché “io non ce la faccio a dare di più…”; perché “chi offre il proprio lavoro e chi chi utilizza il lavoro di un’altra persona sono sullo stesso piano”.
Il boom dei voucher non deriva da una legge fatta sotto il governo Renzi: avremo il coraggio, proprio per questo, di dire che le leggi fatte prima, che producono tutto questo, vanno cambiate? Vi hanno detto che vogliamo abolire i voucher? Non è vero: vogliamo tornare al voucher per lavoro meramente occasionale, vogliamo tornare alla Legge Biagi (sì, a quella).
Io, e tanti della Commissione Lavoro della Camera, ci proviamo.
Sono ragioni, le nostre, che molti possono condividere.


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